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VIX: indice di volatilità implicita del prezzo

Molto spesso si riesce a fare trading con successo per diverso tempo, sfruttando magari un trend di mercato ben delineato. Poi purtroppo si rischia invece di scontrarsi con la realtà e si deve affrontare un cambio di trend o una fase di turbolenza che può mettere in confusione.

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Analisi tecnica e VIX: indice di volatilità

L’analisi tecnica offre un indicatore molto utile che aiuta a prevedere eventuali cambi di direzione e soprattutto variazioni del sentiment degli operatori di mercato. Questo indice è chiamato VIX.

Il VIX è l’indice che misura la volatilità implicita del prezzo delle opzioni, anche se spesso è conosciuto come indice di volatilità o come termometro del timore dei trader per eventuali ribassi dei prezzi. In effetti con uno sguardo superficiale dell’indicatore si nota in maniera abbastanza chiara come nel momento in cui il VIX raggiunge picchi di valore, aumentano le paure dei traders per una caduta dei mercati e si preparano le condizioni per un’inversione di tendenza.

L’esempio più chiaro lo abbiamo avuto nel mese in cui nel 2020, Wall Street ha cominciato a frenare e a perdere colpi.

Qui di seguito un esempio che mette in relazione il VIX con l’indice S&P500. Nel momento in cui la paura raggiunge valori molti alti, la borsa poi corregge al ribasso.

In conclusione, per cercare di evitare di incappare in brutte inversioni di tendenza, ti consigliamo di visionare ogni mattina prima di cominciare a fare trading, il VIX. Guarda che non vengano raggiunti valori estremi e solamente in questo caso potrai operare con maggiore confidenza.

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Indice VIX: cos’è e come si usa? L’importanza della volatilità nei mercati finanziari

6 Giugno 2020 – 15:00

6 Giugno 2020 – 15:08

Guida completa sull’indice VIX, anche noto tra gli operatori come indice della «paura». Di seguito cosa è, come funziona e perché è attentamente monitorato da trader e investitori

Cos’è l’indice VIX?

Cosa misura, come funziona e come va interpretato?

Il VIX stima la volatilità implicita delle opzioni (call e put) sullo S&P 500, offrendo una previsione della variabilità del mercato azionario nei successivi 30 giorni.

Introdotto per la prima volta nel 1993 dal Chicago Board Options Exchange (CBOE), il più grande mercato al mondo di opzioni, l’indice VIX era originariamente progettato per misurare l’aspettativa della volatilità implicita a 30 giorni nei prezzi delle opzioni at the money dell’indice S&P 100.

Vediamo nel dettaglio di comprendere cos’è il VIX e perché è importante per gli operatori dei mercati finanziari.

Indice VIX: sommario

Indice VIX: cos’è e come funziona?

Oggi il VIX misura la volatilità implicita nelle opzioni, sia call che put, sull’indice S&P 500. È l’espressione della variabilità attesa dagli operatori circa il principale indice azionario Usa. Tanto più alto è il VIX, maggiore sarà la percezione del rischio presente sul mercato tanto che nel gergo finanziario il benchmark si è guadagnato il l’appellativo di indice della «paura».

Nel 1993, anno di nascita dell’indice VIX, il paniere di opzioni di riferimento era composto solamente da otto call e otto put sullo S&P 100. Dal 2003 ha preso come riferimento l’indice maggiore e un maggior numero di opzioni (sia call che put), così da descrivere con più efficacia le aspettative degli investitori sulla volatilità futura del mercato azionario Usa.

Perché la volatilità implicita è importante? La volatilità implicita è uno dei fattori determinanti nel pricing delle opzioni. Per questo motivo più questa variabile è alta maggiore sarà il premio dell’opzione, in quanto più grandi saranno le possibilità di guadagno.

La volatilità implicita è una stima sui prezzi futuri che non ha niente a che fare con quelli attuali. Anche se gli investitori prendono in considerazione la volatilità implicita nelle loro decisioni di investimento, causando un impatto diretto di questa sul livello dei prezzi di oggi, non c’è nessuna garanzia che le aspettative sui prezzi futuri si realizzino effettivamente.

Indice VIX: interpretazione

Gli operatori dei mercati finanziari osservano il VIX facendo attenzione in particolare alla soglia dei 25-30 punti. Questa è tradizionalmente la soglia critica che demarca una condizione di bassa volatilità (ottimismo sui mercati) da uno scenario di alta volatilità (tensione sui mercati), il quale è generalmente associato ad un ribasso dei mercati azionari.

Tuttavia è bene tenere a mente che l’indice della «paura», non necessariamente descrive la paura di un calo delle Borse. La volatilità descritta dal VIX è da intendere in entrambe le direzioni, quindi anche al rialzo.

In sostanza, durante periodi di grande incertezza, la paura di un forte calo nel livello dei prezzi stimola la domanda di opzioni put, utili al fine di coprirsi da eventuali ribassi bloccando il prezzo di vendita. Da qui consegue un aumento della loro volatilità implicita e dunque del valore dell’indice VIX.

Al contrario, durante i periodi di mercato rialzista c’è più fiducia tra gli operatori, i quali hanno meno necessità di coprirsi da un eventuale crollo delle Borse. In queste fasi il VIX generalmente tende a stazionare su livelli inferiori a 20.

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Come funziona l’indice di volatilità VIX

L’indice vix, (Chicago Board Options Echange Volatilty Index) attivo dal 1993, è un indice di volatilità, dove per indice si intende la variazione dell’intensità di un fenomeno in una determinata circostanza e per volatilità si intende la variazione percentuale di un prezzo di uno strumento finanziario in un determinato periodo.

Specificato questo, è possibile quindi affermare che l’indice di volatilità VIX serve a indicare la volatilità implicita sulla base dell’indice azionario americano Standard and Poor’s 500 (probabilmente il più importante al mondo), e garantisce una previsione della variabilità del mercato azionario nei successivi 30 giorni.

Indice di volatilità

Riferendosi allo Standard and Poor’s 500, quindi, non è un indice sulla volatilità inteso in senso generale, bensì su quella che riguarda un determinato mercato su un indice della borsa americana.

Per il suo calcolo si ricorre all’utilizzo delle opzioni binarie, ovvero degli stumenti finanziari derivati che danno a chi li acquista il diritto di comprare o vendere azioni in borsa ad un determinato prezzo e ad una data certa.

Tornando alla volatilità implicita, questa è semplicemente una probabilità, una stima sui prezzi futuri, per cui non vi è nessuna garanzia sulla soddisfazione delle aspettative riguardo i prezzi futuri; ciò nonostante, in questo contesto risulta essere un fattore determinante, in quanto più questa è alta, maggiori saranno le possibilità di guadagno.

Valori dell’indice VIX

In genere, valori dell’indice VIX più alti di 40 indicano la presenza di alta volatilità, con forti rischi di ribasso; ciò è causato da incertezza o paura nell’atteggiamento degli investitori. Se i valori sono invece compresi tra 20 e 40, ci si trova in una fase un po’ tesa, ma di sicuro non ribassista come nel primo caso. Se, infine, i valori del VIX risultano essere uguali o inferiori a 20, questi sono indicatori di un mercato meno stressato e fiducioso del suo andamento.

Durante periodi di grande incertezza, il timore di un pesante calo nel livello dei prezzi stimola la domanda di opzioni put, che sono ritenute utili per difendersi bloccando il prezzo di vendita: ciò provoca un aumento della loro volatilità implicita e, di conseguenza, del valore del VIX.

Durante le fasi rialziste, invece, vi è meno timore e, conseguentemente, meno necessità di difendersi da un eventuale crollo dei prezzi, con l’indice VIX che si mantiene su livelli inferiori al 20. L’indice VIX, dunque, raggiunge le sue vette più alte durante i periodi di incertezza finanziaria, in cui gli investitori hanno paura; proprio per questo, viene anche soprannominato “indicatore della paura”.

Volatilità storica e volatilità implicita

La volatilità storica e volatilità implicita sono due componenti fondamentali del prezzo delle opzioni: la volatilità storica viene calcolata mediante la Deviazione Standard di una serie di prezzi del passato, la volatilità implicita invece è una stima sulla futura volatilità di un titolo e si può calcolare soltanto nel modo inverso, partendo cioè dal prezzo di mercato delle opzioni binarie sul titolo stesso.

La volatilità storica dei mercati viene calcolata su un periodo limitato di dati e viene poi riparametrata su base annua. Per prima cosa si calcola il rendimento annualizzato a capitalizzazione giornaliera di una seduta rispetto a quella precedente.

ln (chiusura attuale/chiusura precedente)

dove ln = logaritmo naturale, che rappresenta la funzione inversa al calcolo esponenziale in base a e, con e = 2,71828. Il logaritmo naturale permette di tenere conto della capitalizzazione giornaliera dei rendimenti; l’utilizzo, in questa sezione, del termine rendimento è coerente con la letteratura in proposito, ma potrebbe essere benissimo inteso come variazione di prezzo.

Dopo aver calcolato i logaritmi naturali di una serie di prezzi, si dovrà ricavare la Deviazione Standard di questi rendimenti. Determinante sarà la scelta del periodo di osservazione, per esempio, un trimestre, 90 giorni solari, corrispondente a 60 giorni di contrattazione; avremo quindi:

Dev.Std. (ln1….ln60)

Calcolato il valore della Deviazione Standard, per ottenere la volatilità storica sarà sufficiente parametrare il risultato su base annuale con la seguente relazione:

Vol.Storica = Dev.Std. (ln1….ln60) x √252

Il numero 252 corrisponde ai giorni di Borsa aperta in un anno; anche su questo parametro si possono trovare interpretazioni differenti, in genere un numero compreso tra 200 e 260 giorni può essere considerato accettabile.

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