UE basta fondi per l’Italia

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«Basta burocrazia, l’Italia usi i fondi Ue per l’Ict»

Carmine Fotina Cronologia articolo 22 ottobre 2020

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Questo articolo и stato pubblicato il 22 ottobre 2020 alle ore 06:59.

ROMA
«Piщ combattenti e meno burocrati». Lo slogan scelto da Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per l’Agenda digitale, vale per tutti i Paesi europei impegnati ma ha probabilmente un valore doppio per l’Italia, visto il ritardo accumulato. «Certo, sono preoccupata per i ritardi» dice, anche se si mostra cauta sulla possibilitа di imporre vincoli esterni come per il Fiscal compact: «Prima servono un forte impegno politico e una grande opera di comunicazione e solo dopo, in una seconda fase semmai, si potrа vedere se ha senso prevedere un sistema di sanzioni».
Non si tira indietro quando c’и da strigliare l’Italia sull’uso assolutamente inefficiente dei fondi europei: «И deludente vedere un Paese non usare una grande opportunitа. Avete a disposizione risorse ingenti provenienti dai fondi strutturali per aumentare la copertura della banda larga e per diffondere la digitalizzazione dei servizi». Negli ultimi sette anni, l’Italia ha programmato 1,6 miliardi da destinare a progetti Ict nell’ambito dei fondi comunitari ma buona parte dei progetti che riguardano Ict e banda larga и ferma al palo. E questa storica lentezza, secondo Kroes, «va superata combattendo l’eccesso di burocrazia». Nella sua tappa italiana, il responsabile europeo dell’Agenda digitale ha comunque elogiato il governo per aver rimesso mano alla governance dell’Agenda digitale affidandone il coordinamento a Francesco Caio. Ha incontrato il premier Enrico Letta – «siete in buone mani con lui, и consapevole dell’importanza di questi temi» – e il viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalа con il quale si и approfondito il tema del mercato unico digitale, che vede l’Italia tra i Paesi apertamente favorevoli. «Sarа il tema centrale del Consiglio europeo di giovedм e venerdм – spiega Kroes – e spero davvero di ottenere dai leader dei singoli Paesi il disco verde alla nostra proposta. In gioco c’и un mercato che coinvolge tutte le principali attivitа economiche e puт valere fino a 500 milioni». Il nuovo regolamento sul roaming, con una singola licenza e l’abbattimento dei prezzi, e la proposta di net neutrality, che la Kroes difende dalle critiche ricevute, gli altri temi forti sul tavolo.
Neelie Kroes non usa i guanti di velluto nei confronti delle telco. «So bene che, in questa fase di crisi, gli operatori sono meno aperte a cambiamenti strutturali come quelli su cui stiamo lavorando. Ma non possiamo accettare la ritrosia a cambiare in meglio la mentalitа, ad adeguarsi a nuovi modelli di business sempre piщ “datacentrici” e sempre meno basati sulla voce. Le nostro proposte, del resto, contengono gli elementi per sostenere e rilanciare l’industria delle telco anche in questo momento di crisi».
Il tutto, come detto, ruota intorno al mercato unico digitale. Ma и giusto chiedersi se il “single market” sia in linea con strategie di difesa nazionale degli asset di telecomunicazione come quelle che prepara il governo italiano per tutelarsi dall’operazione Telefonica-Telco. «Non commento su una situazione che и in evoluzione – risponde sinteticamente la Kroes –. Ma posso dire che la nostra proposta del Single market prevede che una compagnia possa operare negli altri Paesi sulla base di regole condivise». Piщ netta la posizione sulle ipotesi di societarizzazione della rete con il coinvolgimento di un partner pubblico. «Lo avete giа fatto in altri settori (energia, ndr) e non ci sarebbero obiezioni se il tutto rispetta le regole Ue».
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UE: basta fondi per l’Italia

L’Europa, proprio perché l’economia si sta riprendendo lentamente, ha deciso di chiudere i rubinetti ed è disposta, almeno rispetto al nostro paese, ad erogare soltanto fondi finalizzati alla realizzazione di progetti di una certa caratura. A dirlo è Johannes Hahn.

Il Commissario europeo alle Politiche Regionali, Johannes Hahn, è stato di recente intervistato dall’Ansa e, rispetto alle condizioni del nostro paese, ha detto di essere disposto alla massima flessibilità ma devono essere stoppati i fondi a pioggia per l’Italia.

Al nostro paese, finora, l’Europa ha elargito diversi milioni di euro, ma una parte di queste risorse è stata usata per il finanziamento di eventi che non hanno mutato l’economia del Belpaese. Per esempio sono stati usati per pagare una parte delle spese del concerto di Elton John. Adesso, invece, è necessario pianificare con maggiore scrupolo l’erogazione di fondi e si dovrà giungere ad una conclusione entro il 30 settembre.

L’Italia deve dimostrare di voler puntare tutto su alcune vie prioritarie di sviluppo, destinando a queste il maggior numero di risorse. Insomma, basta soldi per concerti o anche per il completamento dei lavori della Salerno-Reggio Calabria, uno dei tanti cantieri infiniti d’Italia.

Adesso bisogna puntare su progetti come la Tecnopoli dell’Emilia Romagna, come il piano di sviluppo urbano integrato della Toscana, o come la promozione delle energie rinnovabili in Puglia.

Ansa Nuova Europa

Scende a 24/a su 28 per selezione di progetti, 26/a per la spesa

(di Matteo Miglietta) (ANSA) – BRUXELLES, 7 SET – L’accelerata sull’uso dei fondi Ue c’è stata, ma non basta per far risalire l’Italia dal fondo della classifica europea dove, anzi, peggiora la sua posizione da 22esima a 24esima. Il ritratto che emerge dagli ultimi dati di Bruxelles sulla programmazione 2020 dipinge un Paese che nei primi sei mesi del 2020 ha aumentato del 12,2% le risorse impegnate attraverso i fondi per il sociale, lo sviluppo regionale e l’iniziativa per l’occupazione giovanile. Si tratta di uno degli sprint più rilevanti a livello comunitario, che però non basta all’Italia per uscire dalla palude degli ultimi posti in Europa per velocità nell’assorbimento delle risorse Ue.

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I dati al 30 giugno raccontano infatti la discesa della Penisola in sei mesi dal 22esimo al 24esimo posto fra i 28 dell’Unione per selezione dei progetti beneficiari di tutti i 5 fondi strutturali, con un 54% (41,4 miliardi) lontano dal 62% della media europea. Discorso simile se si guarda ai soldi spesi sul territorio e rimborsati da Bruxelles: l’Italia è ferma al 13% (9,5 miliardi).

Peggio fanno solo la Spagna (11%, 6,4 miliardi) e la piccola Malta (10%, 103 milioni), dove però le cifre in ballo sono molto inferiori. Consola solo parzialmente sapere quindi che le percentuali per l’Italia sarebbero potute essere leggermente migliori se non fossero state limate al ribasso dalla statistica. Grazie a un adeguamento tecnico, infatti, nei mesi scorsi l’Ue ha aumentato la ‘dote’ per l’Italia di 1,6 miliardi, facendo salire il totale dei fondi disponibili a 76,1 miliardi (cofinanziamento nazionale compreso).

Campione nell’utilizzo delle risorse comunitarie resta paradossalmente l’Ungheria del premier euroscettico Viktor Orban, dove il tasso di selezione dei progetti è addirittura in ‘overbooking’ al 105% e la spesa tocca il 18%. Quinta la Gran Bretagna, che mentre si prepara alla Brexit ha già assegnato il 73% delle sue risorse e ne ha spese il 20%. Perfettamente in linea con la media Ue del 62% nella selezione è un altro Paese critico con Bruxelles, la Polonia, primo beneficiario dei fondi strutturali con i suoi 105 miliardi in sette anni. Migliori di quella italiana sono anche le performance degli altri due grandi contributori netti al bilancio dell’Unione: Francia e Germania. Nonostante la selezione dei progetti sia ancora ferma al 56%, i pagamenti di Parigi hanno già tagliato il traguardo del 20% (11,4 miliardi). La Germania, invece, ha già impegnato il 64% dei 44,7 miliardi previsti, e ne ha spesi sul campo il 25% (11,3 miliardi).(ANSA).

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