Quanto valgono i cinguettii di Twitter

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Quanto valgono i cinguettii di Twitter

Sono molte le aziende che si occupano di social media e tecnologia che, una volta date in pasto al mercato, non riescono a fare grossi ricavi. Non sembra questo il caso di Twitter che promette di fare meglio, molto meglio, del suo precursore: Facebook.

I cinguettii nel mondo sono in aumento e questo particolare incremento del volume dei messaggi postati su Twitter piace alla borsa che vede crescere sotto gli occhi degli azionisti e degli investitori curiosi, il valore del fringuello. Oggi si parla di 12,7 nuovi utenti al secondo. All’inizio dell’anno scorso gli account Twitter erano ben 500 milioni e il valore, oggi, potrebbe essere di circa 9 miliardi di dollari.

La stima è stata effettuata da BlackRock, una società d’investimento tra le più conosciute del mondo. Secondo il Financial Times, che sta seguendo da vicino l’affare Twitter, ci potrebbe presto essere una proposta, un’offerta di circa 80 milioni di dollari, per acquistare titoli dai dipendenti.

Insomma, con la stessa procedura che già è stata usata da Facebook, i dipendenti dell’azienda Twitter sono stati considerati anche i primi azionisti del titolo Twitter in borsa. Se l’offerta fosse accettata, il valore del social network da 140 caratteri, schizzerebbe verso i 10 miliardi di dollari, che sono anche il 10% in più rispetto all’ultima raccolti fondi del 2020.

Quanto valgono i follower e un profilo di Twitter?

E profili: a chi appartengono, all’azienda o ai dipendenti?

Quanto vale un seguace su Twitter? A chi appartiene? Dimentica le solite domande, quelle che ci hanno fatti scervellare per secoli – il futuro è lungo centoquaranta caratteri. E cinguetta. Chiedi al trentottenne Noah Kravitz, per esempio.

“Aumentano i profili aziendali. Ed entrano in tribunale.”

Inseguiti e inseguitori – Noah è diventato una piccola celebrità in rete grazie al suo lavoro sistematico di. distruzione e ricostruzione di telefoni cellulari. Ha iniziato la sua carriera come blogger nel 2006, scrivendo per Phonedog da cui si è licenziato l’anno scorso. E il sito adesso minaccia di fargliela pagare cara: 2,5 dollari per ogni follower che Noah si è conquistato su Twitter negli ultimi anni, moltiplicato per il numero dei suddetti seguaci, al momento della rottura, ossia diciassettemila. Insomma, a conti fatti, un totale di quasi trecentoquarantamila dollari. Al momento i cinguettii di Noah sono seguiti da ben ventiduemila persone. Che sia questo successo ad avere dato alla testa dei suoi ex datori di lavoro?

Tantisimi follower – Ogni separazione non è mai indolore, ma sembrava che Noah fosse riuscito ad accordarsi con Phonedog. Erano, per dirla come si direbbe in altre occasioni, “rimasti amici”. Una volta date le dimissioni dal sito, il blogger ha ottenuto di mantenere il suo profilo su Twitter, a patto di continuare a segnalare i contenuti del sito per il quale lavorava, ma pare avere fatto un errore imperdonabile: cambiare il suo nome utente, eliminando ogni riferimento al suo passato dal profilo pubblico. Una mossa che i tipi di Phonedog non hanno apprezzato, al punto di decidere di portarlo in tribunale.

Cinguetii di valore – Toccherà a un giudice stabilire se e quanto valga ogni individuo che ha scelto di seguire i tweet di Noah negli ultimi anni, e a chi “appartenga” – se al trentottenne americano o al sito che ha contribuito alla sua fama. Creando un precedente non da poco per i sempre più numerosi lavoratori del web. È sempre più cospicua, infatti, la schiera di aziende che stanno scegliendo i social – che si tratti di Twitter, di Facebook o di Google Plus – per interagire con i propri utenti. Il successo di queste pagine dipende dalla bravura di chi le cura, come nel caso di Noah, o dalla fama dell’azienda? (sp)

FATTI

Twitter, i nostri cinguettii
venduti a peso d’oro.

  • 09/03/2020 17:25

Quanto valgono miliardi di tweet? Devono valere molto, perché Twitter li vende a due aziende inglesi, Gnip e Datasift, che hanno il permesso di farne uso commerciale. Così scrive il sito francese di controinformazione OWNI, che pubblica un’inchiesta approfondita sui retroscena di questo imbroglio (in italiano nel testo) giuridico. Ebbene, la vendita dei cinguettii archiviati negli ultimi due anni avrebbe fruttato 250 milioni di dollari. L’accordo tra Twitter, Gnip e Datasift apre l’accesso ai tweet e ad altre informazioni collaterali, utili per l’analisi approfondita di gusti, preferenze, comportamenti sociali. Restano privati i messaggi diretti tra gli utenti e i tweet cancellati.

Illustrazione di Tsevis (CC-byncnd) dalla sua galleria Flickr.

D’altronde, fanno notare i giornalisti di OWNI, Twitter ha cambiato più volte le condizioni d’uso del social network. L’ultima Informativa sulla Privacy è del 23 giugno 2020. Vi si legge chiaramente che:

Quando utilizzi uno dei qualsiasi nostri servizi, acconsenti alla raccolta, al trasferimento, alla manipolazione, alla conservazione, alla divulgazione e ad altri usi delle vostre informazioni come descritto in questa Informativa sulla Privacy. Indipendentemente da quale Paese tu provenga o crei le informazioni, i tuoi dati potranno essere utilizzati da Twitter negli Stati Uniti o in qualsiasi altro Paese in cui opera Twitter…

…richiediamo ad alcuni soggetti terzi con i quali abbiamo un rapporto di fiducia di svolgere funzioni e di fornirci servizi. Potremmo condividere le tue informazioni personali con questi soggetti terzi, ma solo nei limiti di quanto necessario per svolgere queste funzioni e per la fornitura di tali servizi e solo in accordo con le obbligazioni assunte in merito alla protezione prevista da questa Informativa sulla Privacy…

…Possiamo rivedere questa Informativa sulla Privacy di tanto in tanto. La versione più aggiornata dell’informativa regolerà il nostro uso delle tue informazioni e sarà sempre in https://twitter.com/privacy. Se facciamo una modifica a questa politica che, a nostra esclusiva discrezione, è sostanziale, ti informeremo tramite aggiornamento di @Twitter o e-mail all’indirizzo associato al tuo account. Continuando ad accedere o utilizzare i Servizi dopo che tali modifiche siano entrate in vigore, accetti di essere vincolato dall’Informativa modificata.

In origine Twitter era considerata una delle reti più “leali” nei confronti dei suoi utenti e, dal punto di vista del rispetto della privacy, si discostava nettamente da Facebook, molto più aggressiva nell’utilizzo di informazioni degli utenti. Il motto di Twitter era “Ciò che è tuo è tuo”.

Quante informazioni sono nascoste in un tweet!

Poi, nella corsa verso la redditività, l’impegno è diventato più vago e sono cominciate le polemiche, le proteste, le rivendicazioni giudiziarie.

Il problema è sempre lo stesso. I colossi digitali ci danno servizi e chiedono in cambio di sapere tutto di noi. Vogliono essere pure autorizzati a vendere ad altri le nostre informazioni personali. Ci dicono: o così o nisba, se volete stare in questo mondo.

L’Unione Europea sta ingaggiando una dura battaglia con Google per imporre regole più trasparenti e rispettose del diritto dei cittadini alla riservatezza dei dati personali.

In attesa degli esiti continuiamo pure a cinguettare, ma con la consapevolezza di cedere ogni giorno un pezzo della nostra vita.

L’approfondita inchiesta di Owni è qui.

Le illustrazioni sono di Tsevis (CC-byncnd), le ho prese dalla sua galleria Flickr. Sono tutte bellissime.

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