Opzioni la Spagna di fronte alla crisi

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Opzioni: la Spagna di fronte alla crisi

La Spagna, prima della crisi, aveva analizzato i settori di sofferenza dell’economia del paese evidenziando quali punti deboli, il mercato del lavoro da una parte e il comparto creditizio dall’altra. Ma poi come ha reagito a queste situazioni?

Le banche hanno accumulato un debito equivalente al debito pubblico ma il peggioramento dello stato di salute del comparto creditizio sembra meno rilevante rispetto al tasso di disoccupazione per il quale, anche nel 2020, si registra un nuoco record.

Da gennaio infatti, le persone che sono senza lavoro sono 132.055 in più, da dicembre, quindi, c’è stato un incremento del 2,72% del numero dei disoccupati che, complessivamente, arrivano oggi a quota cinque milioni. Il governo adesso s’interroga sulla possibilità d’invertire la tendenza.

La società, sicuramente sta cambiando per far fronte alla crisi e l’istituto nazionale di statistica rileva una flessione tra coloro che spendono denaro, ad esempio, per mangiare fuori casa. La riduzione in tale senso è stata del 15 per cento. I ristoratori hanno provato ad abbassare i prezzi, a proporre sconti, sapendo che – come per l’Italia – anche la Spagna è piena di persone che amano fare la vita “mondana”.

Questo non toglie che il numero delle famiglie “indigenti” sia aumentato e le condizioni dei più poveri peggiorate. Ad occuparsene è la Croce Rossa, con un allarme sempre più sentito. Dalla stampa e dagli altri settori arriva l’accusa: è il malgoverno il principale responsabile della situazione. Lo scandalo Rajoy è soltanto la punta dell’isberg.

Opzioni: la Spagna prima della crisi

L’Italia e la Spagna sono sempre state legate, nella gioia dei traguardi economici e calcistici e nei dolori della crisi economica e fiscale. Si dice che Madrid abbia superato meglio di Roma alcuni punti chiave per la ripartenza, ma è davvero così?

La Spagna, come molti altri paesi della zona Euro, ha avuto dei problemi a partire dall’introduzione della moneta unica, con riferimento, soprattutto, alle banche. Per questo i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno dovuto adottare delle misure di austerity.

Prima che scoppiasse la crisi in modo clamoroso le banche avevano iniziato ad avere dei problemi e un’analisi approfondita evidenziò che il debito delle banche era equivalente al debito pubblico. Da quel momento, per via del conseguente ritiro degli investimenti, ci fu un crollo della popolarità del paese che ha depresso l’economia e fatto lievitare il tasso di disoccupazione.

Adesso, gli interventi richiesti dalla politica e dal mondo dell’economia, sono concentrati soprattutto sul mercato del lavoro. E’ necessario arrivare ad un accordo che stabilizzi il settore sul medio periodo, almeno per tre anni. Gli spagnoli interessati dagli interventi sarebbero circa 320 mila.

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Intanto però, la disoccupazione è di nuovo ad un livello da record e continuano i licenziamenti su più fronti.

Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti: gli incentivi all’economia per superare la crisi da coronavirus

Prestiti, agevolazioni fiscali, aiuti alle imprese e ai lavoratori per far ripartire l’economia

In Germania p rovvedimenti mai visti:

sul campo 1.100 miliardi

Alla fine il pacchetto di aiuti all’economia tedesca approvato dal Bundestag di miliardi non ne vale 550 ma il doppio, ben 1.100. Si tratta dell’intervento più grande mai messo in campo nella storia dalla Germania. L’intera manovra si regge su 156 miliardi di debito in più (122,5 miliardi di maggiori spese e 33,5 di minori entrate), operazione abbastanza agevole per un paese che in anni di politiche di rigore ha mantenuto il suo debito pubblico sotto la soglia del 60%, ma che ha comunque richiesto un voto apposito per sospendere il «freno del debito» che impone al governo federale il pareggio di bilancio. Gli aiuti andranno a imprese, lavoratori e sanità. Il nuovo «fondo di stabilizzazione economica» da solo mobiliterà ben 600 miliardi di euro mettendo a disposizione 400 miliardi di garanzie per i debiti delle imprese, 100 miliardi per prestiti o investimenti azionari nelle imprese ed altri 100 per sostenere la banca d’investimento statale KfW. Che a grazie alla sua potenza di fuoco di 357 miliardi sarà a sua volta in grado di garantire in futuro prestiti per circa 822 miliardi. Il governo federale offrirà poi alle piccole imprese fino a 50 miliardi di sovvenzioni. Nel pacchetto sono compresi anche 3,5 miliardi a favore della sanità ed altri 55 miliardi da utilizzare liberamente in caso di necessità per combattere la pandemia.

In Francia lo Stato è garante sui prestiti

“Sforzo senza precedenti”

La lotta contro il coronavirus «sarà una guerra economica e finanziaria» che «durerà nel tempo» ha annunciato nei giorni scorsi il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire. Parigi ha già messo in conto di sfondare il tetto del 100% del rapporto debito/Pil per poter varare un piano di sostegno da 45 miliardi di euro a favore di imprese e lavoratori. Per evitare che a causa dello stop forzato tante piccole e medie imprese falliscano, il presidente Emmanuel Macron ha dato poi l’ok ad una garanzia statale sui prestiti bancari fino a 300 miliardi di euro, come pure «un dispositivo straordinario» di rinvio del pagamento degli oneri fiscali e sociali e di sostegno al rinvio delle scadenza bancarie. Ed in più per sostenere la liquidità delle sue start up messe in difficoltà dall’epidemia è stato annunciato anche un piano di 4 miliardi di euro messi a disposizione da BpiFrance e Sgpi. La Francia stanzierà poi altri 5 miliardi in 10 anni («uno sforzo senza precedenti» l’ha definito Macron) per la ricerca, di cui uno nel campo sanitario, in modo da dare un ulteriore aiuto nella risposta alla pandemia di coronavirus e preparare il Paese a eventuali future emergenze. I nuovi stanziamenti si vanno ad aggiungere a quelli del fondo di emergenza da 50 milioni di euro che era già stato creato in modo specifico per il coronavirus.

In Spagna stanziato il 20% del Pil

Stop ai mutui sulla casa

Il governo spagnolo ha annunciato un piano per mobilitare 200 miliardi di euro, una cifra vicina al 20% del Pil, per fare fronte alle conseguenze della crisi economica provocata da coronavirus. Di questi 200 miliardi, 117 saranno integralmente pubblici (100 di garanzie sui prestiti e 17 di aiuti alle imprese colpite dalla crisi) mentre la parte mancante sarà completata con risorse private. Il primo decreto del governo Sanchez include, tra l’altro, una moratoria temporanea di 3 mesi sul pagamento dei mutui prima casa di lavoratori dipendenti e autonomi che si trovano in situazione di vulnerabilità e di persone colpite dal coronavirus. Prevista poi un’esenzione del 100% dai contributi per le piccole e medie imprese che mantengono l’occupazione e del 75% per le altre società. Esentati dal versamento dei contributi previdenziali anche i lavoratori autonomi maggiormente colpiti dalla crisi. Stanziati 600 milioni per estendere i sussidi di disoccupazione anche a chi non ha un periodo minimo di contribuzione. A tutela degli utenti, è vietato tagliare acqua, elettricità e gas per un mese prolungabile. Per assistere persone colpite dal virus i lavoratori potranno adattare il proprio orario di lavoro o addirittura ridurlo del 100%. Previsto anche uno scudo per proteggere da eventuali acquisti esteri le società strategiche quotate in Borsa.

Stati Uniti: più soldi ai disoccupati

Aiuti diretti alle famiglie

Il pacchetto di misure messo in campo dagli Stati Uniti, che non hanno i vincoli di bilancio dell’Eurozona, è veramente monstre: vale infatti 2.200 miliardi di dollari. La manovra, già votata all’unanimità dal Senato, è la più imponente mai realizzata nella storia americana e fornirà sostegno a imprese, cittadini e sistema sanitario. Nel complesso Trump mette in campo risorse pari a metà dell’intero budget federale annuo, oltre 4.000 miliardi di dollari. Per pompare denaro nell’economia gli Usa prevedono innanzitutto aiuti diretti alle famiglie che guadagnano meno di 150mila dollari l’anno (fino a 1.200 dollari per adulto e 500 per bambino). Inoltre sono state aumentate notevolmente le indennità di disoccupazione in modo da consentire anche ai lavoratori autonomi di beneficiarne. Il piano comprende poi circa 500 miliardi di prestiti e aiuti alle grandi corporation e a settori chiave come il trasporto aereo a cui sono destinati circa 25 miliardi di dollari in prestiti e garanzie più altri 25 miliardi sotto forma di contributi diretti che potrebbero essere concessi in cambio di «warrants, opzioni, azioni previlegiate, titoli di debito e altri strumenti finanziari atti a garantire al governo un compenso adeguato». Alle piccole imprese, le più colpite dalla crisi, sono invece destinati 370 miliardi di dollari ed altri 100 andranno agli ospedali.

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