Opzioni binarie gli USA indicano la crisi francese

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Analisi tecnica principali coppie valutarie 19/02/2020

EURO/DOLLARO USA (eur/usd)

Il tasso di cambio si muove caratterizzato da una scarsa volatilità, giustificata dalle tensioni internazionali ed in particolar modo dalla crisi greca. Il tasso di cambio si muove a quota 1.14, il prossimo target rialzista è calcolato in area 1.16.

La contrazione di volatilità, evidenziata dalle bande di bollinger, prepara il tasso di cambio ad un movimento direzionale forte, che dovrebbe, secondo i segnali che si stanno verificando, essere rialzista.

EUR/USD PIVOT POINT

I pivot e di resistenza sono calcolati a quota 1.1402 ed a quota 1.1464. I pivot point di supporto sono invece posti in area 1.1348 ed in area 1.1300.

GRAN BRETAGNA POUND/DOLLARO USA (gbp/usd)

Il tasso di cambio ha intrapreso una tendenza rialzista abbastanza solida che ha portato le quotazioni a raggiungere l’area 1.5438. Il prossimo target è calcolato a quota 1.5626.

Le bande di bolinger indicano una probabile salita delle quotazioni, l’oscillatore rsi invece sancisce la tendenza rialzista attuale.

GBP/USD PIVOT POINT

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I pivot e di resistenza sono calcolati a quota 1.5497 ed a quota 1.5557. I pivot point di supporto sono invece posti in area 1.5358 ed in area 1.5281.

DOLLARO AUSTRALIANO/DOLLARO USA (aud/usd)

Il tasso di cambio continua a muoversi in fase laterale caratterizzato da una scarsissima volatilità. Il prossimo target rialzista è calcolato a quota 0.80.

Gli indicatori di trading, in particolar modo le bande di bollinger, indicano una contrazione di volatilità, che potrebbe portare il tasso di cambio ad un movimento direzionale forte.

AUD/USD PIVOT POINT

I pivot e di resistenza sono calcolati a quota 0.7840 ed a quota 0.7871. I pivot point di supporto sono invece posti in area 0.7775 ed in area 0.7742.

PRINCIPALI DATI MACROECONOMICI 19/02/2020

++ 08:45-EUR: L’indice dei prezzi al consumo francese (MoM). Previsione: -0.9%; precedente: 0.1%

++ 08:45-EUR: IAPC francese (MoM). Previsione: -1.0%; precedente: 0.1%

++ 10:45-EUR: Asta Obbligazioni Spagnole a 10 Anni. Previsione: 1.730%

++ 12:00-GBP: Tendenza ordini industriali CBI. Previsione: 6; precedente: 4

++ 14:30-USD: Richieste sussidi disoccup. Previsione: 293K; precedente: 304K

+++ 16:00-USD: Indice produzione FED di Filadelfia. Previsione: 9.3; precedente: 6.3

++ 16:00-USD: Occupazione Philly Fed. Precedente: -2.0

+ = impatto basso
++ = impatto medio
+++ = forte impatto

Categoria: Opzioni Binarie

L’oro sale, forse raggiungerà il massimo

L’oro ha perso terreno nelle scorse ore dopo aver raggiunto il massimo delle tre settimane precedenti, arrivando a toccare quota 1.140 dollari per oncia. La causa principale è stata la cautela degli investitori relativamente ai dati USA dei libri paga aziendali per il mese di dicembre.

Gli indicatori economici suggeriscono che l’economia USA si sta riprendendo, ma l’occupazione è ancora una componente chiave per delineare le prospettive dei tassi di interesse negli Stati Uniti e, dunque, la conseguente direzione del dollaro.

Il livello dell’oro, attualmente alto, è tuttavia ancora ben al di sotto del livello massimo di 1.226,10 dollari che è stato raggiunto all’inizio dello scorso mese di dicembre. Dunque in questi momenti potrebbe essere possibile comprare oro e petrolio, in attesa del riaumento dei valori di questi beni.

Secondo gli esperti del settore l’oro potrebbe anche raggiungere il livello di 1.500 dollari entro quest’anno. L’inflazione potrebbe dunque incentivare l’acquisto da parte degli investitori.

Prima di dare una risposta definitiva bisogna comunque guardare il livello di occupazione degli USA, che sarà reso noto nella giornata di domani. Se infatti il livello di occupazione degli Stati Uniti dovesse continuare a migliorare è un buon segno per il recupero della domanda e per l’economia intera.

Nel mercato delle valutae il dollaro ha avuto un andamento costante, anche grazie al commento della Federal Reserve in materia di politica, che ha suggerito la possibilità di introdurre delle misure di stimolo maggiorei per l’economia. L’obiettivo è infatti anche quello di far salire il fatturato dell’industria automobilistica.

Un altro bene che potrebbe salire nel prossimo futuro è il platino, seguito anche dal palladio. Gli analisti infatti prevedono un aumento dell’investimento in platino e in palladio, a patto che la Commissione US Securities and Exchange dia il consenso finale alla negoziazione di questi beni.

Opec e petrolio

I membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di petrolio, l’OPEC, hanno espresso un desiderio che si vorrebbe fosse realizzato, ovvero quello di fissare un prezzo del petrolio che sia ideale sia per i produttori che per i consumatori.

Il prossimo martedì ad Angola si discuterà della politica di produzione del greggio, nella quale effettivamente potrebbero esserci delle sorprese. Fino a questo momento, i membri dell’OPEC vorrebbero un prezzo “ragionevolmente buono”, circa 70 dollari al barile, dato che i commercianti di petrolio riescono ad avere un buon margine sull’economia e, allo stesso tempo, il prezzo del greggio non ha effetti devastanti e troppo pesanti sul mercato.

Seocndo il ministro del petrolio dell’Arabia Saudita, Ali al-Naimi, l’attuale prezzo del petrolio è stabile e molto buono per tutti i consumatori e per i produttori. Effettivamente si potrebbe essere vicini ad un prezzo di equilibrio.

L’Opec ritiene che il livello dei prezzi attuale sia giustificato solamente aumentando la domanda. In realtà possiamo dire che tale prezzo attuale deriva dall’effetto dei vari stimoli economici e del dollaro debole. Ora la sfida più grande per l’OPEC non è quella di produrre olio più velocemente, bensì quella di fornire delle garanzie di recupero.

C’è anche chi pensa, infatti, che l’attuale prezzo del greggio sia molto lontano dall’essere perfetto, con la produzione dei paesi membri OPEC in aumento e con l’attuale clima di incertezza che regna sulla solidità della ripresa economica mondiale e il suo conseguente impatto sulla domanda di petrolio.

All’inizio di questa settimana, l’OPEC ha rivisto al rialzo le previsioni relativamente alla domanda mondiale di petrolio per il prossimo anno, fissandola a 85,13 milioni di barili al giorno, la maggior parte della quale sarà fatta dai paesi in via di sviluppo, come ad esempio la Cina e l’India.

E’ tuttavia molto importante che l’OPEC rimanga flessibile alle condizioni del mercato. Nel Forex rimaniamo concentrati sulla valutazione del greggio per trovare delle buone opportunità di guadagno.

Petrolio, rialzo del prezzo

I futures del petrolio scambiano ad un valore leggermente superiore nella giornata di oggi rispetto a quello di ieri, a seguito del fatto che l’Agenzia internazionale dell’energia ha aumentato le sue previsioni circa la domanda globale di petrolio prevista per l’anno prossimo.

Il petrolio ha dunque guadagnato 34 centesimi, portandosi a 70,88 dollari al barile. In precedenza il massimo giornaliero che è stato raggiunto è stato di 71,24 dollari al barile.

L’Agenzia internazionale dell’energia ha infatti rivisto al rialzo le stime della domanda di petrolio, aumentado di 130.000 barili al giorno le sue previsioni per la domanda globale di petrolio per il 2020, che ora dovrebbe raggiungere la media di 86,3 milioni di barili al giorno, che rappresenta un aumento del 1,7%, ovvero di 1,5 milioni di barili al giorno, rispetto ai dati registrati nel 2009.

L’AIE ha detto che “la crescita continua ad essere guidata dai paesi non-OCSE, in particolare quelli dell’Asia e del Medio Oriente. Tuttavia, le prospettive OCSE sono comunque migliorate, in particolare nel Pacifico”.

Secondo Commerzbank AG, “la Cina rimane il paese più importante pero il sostegno del mercato mondiale dell’energia, mentre tutti gli altri paesi industrializzati sono attualmente in ritardo”. Per questo motivo, dunque, l’aumento di 1,5 milioni di barili al giorno come domanda globale di petrolio avverrà esclusivamente grazie alla maggior richiesta che proverrà dai paesi emergenti.

L’AIE ha inoltre aggiornato anche la sua previsione a medio termine, pubblicata l’ultima volta nel mese di giugno. In questo caso la domanda di petrolio è ora stimata a circa 1,9 milioni di barili al giorno nel quinquennio 2009 2020, che sono dei dati più elevati rispetto alle previsioni dello scorso giugno.

Nel Forex, dunque, guardiamo con attenzione alla variazione del prezzo del petrolio, al fine di trovare dei buoni momenti per aprire operazioni e guadagnarne denaro.

Trichet, tassi di interesse adeguati

Durante il discorso che ha tenuto oggi il presidente della Banca Centrale Europea verranno messe progressivamente fine alle misure non standard di liquidità che non sono più ritenute come necessarie considerata la situazione attuale del mercato, per questo motivo verranno ritirati i fondi eccedenti dal sistema. Per questo motivo bisogna attendere se e quando la stabilità dei prezzi non sarà più minacciata.

Trichet ha tenuto il suo discorso presso il Palazzo di Giustizia di Francia, osservando che il Consiglio direttivo della BCE giovedi scorso aveva segnato l’inizio dell’uscita dalle politiche di liquidità. Nonostante questo la banca centrale europea continuerebbe a “fornire un sostegno di liquidità a tutto il sistema bancario della zona euro per un periodo ancora prolungato e in condizioni molto favorevoli.

Il Consiglio direttivo della BCE ha anche deciso di porre fine alla 6 offerte al mese dopo quella prevista per il prossimo 31 marzo.

Trichet ha detto che “per il futuro il Consiglio direttivo della BCE terminerà, al momento giusto e in modo graduale, tutte le misure eccezionali di liquidità che non sono più necessarie quanto lo erano in passato.” Trichet ha anche aggiunto che “al fine di contrastare efficacemente qualunque minaccia per la stabilità dei prezzi nel medio e nel lungo termine, la liquidità che è stata immessa sui mercati in passato sarà revocata nel momento in cui verrà ritenuti necessario”.

In questa maniera l’obiettivo della Banca Centrale Europea è quello di assicurare, prima di tutto, un solido ancoraggio alle aspettative di inflazione nel medio termine, indispensabile per poter promuovere tutta la crescita e tutta l’occupazione, su base duratura, il che contribuirà sicuramente a promuovere la stabilità finanziaria.

A livello di Forex le dichiarazioni della BCE sono sempre tenute in grande considerazione dai trader, per questo motivo relativamente all’operatività odierna, stiamo attenti a come l’euro si muoverà dopo tali dichiarazioni.

BCE, problema disoccupazione europea

Secondo la banca centrale europea ci sarebbe un grave problema legato alla disoccupazione in tutti i paesi della zona euro. Il lavoro, fanno sapere dalla BCE, “assume un grande importanza, dunque la BCE vuole prendere un preciso impegno nel favorire la crescita sostenibile e l’occupazione, dato che la crisi potrebbe avere toccato in maniera sostanziale le capacità del mercato di creare dei nuovi posti di lavoro.” . Tra le cause che possono correggere questo problema disoccupazione, sicuramente ci sono i salari, la creazione di mercati flessibili e l’uso di incentivi che possano essere efficaci. L’obiettivo è quello di evitare che il problema disoccupazione diventi strutturale.

Relativamente al tasso di disoccupazione, la Bce fa sapere di aver rivisto al ribasso le attese sul tasso di disoccupazione. Ora le nuove stime sono del 9,5% per il 2009 e del 10,6% per il 2020. Per il 2020, invece, le attese sono per un calo disoccupazionale, che andrà a fissare il tasso attorno al 10,4%.

Buone notizie dal punto di vista del PIL, dato che le previsioni per il Prodotto Interno Lordo del 2009 sono in rialzo dello 0,6% rispetto alle stime fatte in precedenza, effettuate durante lo scorso mese di luglio. Ora si pensa che il PIL del 2009 sarà in calo del 3,9%. Riviste anche le attese per la crescita del 2020 e del 2020, fissate rispettivamente all’1% e all’ 1,6%.

Quello su cui la BCE avverte di fare attenzione, sono il peggioramento delle condizioni con le quali sarebbe possibile accedere al credito, una bassa capacità produttiva che, di conseguenza, andrebbe a penalizzare anche gli investimenti. Si teme anche che i salari possano diminuire ancora, il che avrebbe come conseguenza un impatto negativo sui consumi e sul risparmio.

A livello di Forex, tutti questi avvenimenti potrebbero avere un effetto sull’andamento dell’Euro verso le altre valute mondiali.

Oscillatori Forex

Solitamente quando si fa analisi tecnica Forex si parla spesso degli oscillatori. Possiamo vedere diverse tipologie di oscillatori che vengono usati dai trader nel momento in cui vanno ad analizzare un grafico per tentare di intuirne l’andamento, come ad esempio l’oscillatore stocastico o l’oscillatore OsMa. In breve, possiamo dire che l’oscillatore stocastico, uno dei più interessanti del Forex, viene usato per individuare i prezzi di chiusura di un dato trend, mentre l’oscillatore OsMa viene usato per poter capire e prevedere l’andamento del trend al fine di riuscire ad aprire delle operazioni che vadano in favore del trend stesso.

Solitamente possiamo dire gli oscillatori vengono usati per trovare all’interno dei mercati delle situazioni di ipercomprato e di ipervenduto. Si ha una situazione di ipercomprato quando gli acquisti sono eccessivi per l’andamento generale del trend e molto probabilmente questo tornerà a scendere. La situazione completamente opposta è quella dell’ipervenduto, nella quale si sono aperte troppe operazioni short rispetto all’andamento medio del trend e con ogni probabilità si tornerà ad acquistare.

Gli oscillatori vengono dunque usati per prevedere in anticipo l’andamento in corso del mercato e per farci trovare il momento in cui questo ritraccerà. Solitamente gli oscillatori sono usati con dei valori che ci indicano quando siamo in ipercomprato o quando siamo in ipervenduto. Ad esempio, nell’oscillatore stocastico, introdotto brevemente prima, i valori di ipercomprato e quelli di ipervenduto sono pari rispettivamente a 80 e a 20.

Un piccolo accorgimento pratico nell’uso degli oscillatori è quello di usare i segnali settimanali possono essere usati come dei filtri per i segnali giornalieri, mentre questi ultimi a loro volta possono essere usati come dei filtri per i segnali inferiori al giorno.

Possiamo concludere dicendo che l’uso degli oscillatori è molto comune nel Forex e che sono un ottimo modo per prevedere l’andamento del trend.

FMI, riviste le perdite

Il Fondo Monetario Internazionale, FMI, ha rivisto le stime legate alla crisi economica che ha sconvolto il mondo. Secondo le stime fatte, infatti, le perdite saranno di circa 3.400 miliardi di dollari. La stima precedente del Fondo Monetario Internazionale era invece stata fatta nell’ordine di 4.000 miliardi di dollari.

Nonostante questo fatto, sicuramente positivo, i rischi legati alla crisi sono ancora alti, soprattutto in termini di stabilità dell’intero settore economico.

Tra i problemi principali che i governi e le economie del mondo si troveranno ad affrontare, ci sono quelli legati in primo luogo al rendersi indipendenti rispetto agli incentivi economici che fino ad oggi i governi di tutto il mondo hanno fornito e continuano a fornire, poi non bisogna anche dimenticare il rafforzamento dei guadagni e, legato a questo concetto, quello di fare in modo che i capitali possano tornare ad essere sani e forti.

Inoltre il Fondo Monetario Internazionale spiega che non bisogna dimenticare l’importanza di studiare delle exit stratgies adeguate, da mettere in pratica nel momento del bisogno per ridare il giusto slancio all’economia.

Gia adesso infatti iniziano ad esserci i primi risultati positivi a livello economico, con gli indici che si stanno piano piano riprendendo e le attese che sono nettamente più rosee che in passato. Ovviamente ci sono ancora tanti punti da rimettere in ordine, primo fra tutti quello legato al problema della disoccupazione, che è la vera piaga da combattere, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Nel Forex il miglioramento dell’economia a livello generale ha sicuramente dei benefici positivi, sia sull’andamento delle valute che su quello degli indici della principali borse mondiali. Come possiamo vedere oramai sono tanti i segnali positivi che ci giungono e che indicano che l’economia mondiale è in fase di ripresa, bisogna solo continuare su questa strada.

G20: la crisi è quasi alle spalle

Secondo i ministri che formano il G20, ovvero la riunione dei primi 20 stati della terra, la situazione legata alla grave crisi economica che ha colpito il nostro mondo dalla fine dello scorso anno, dovrebbe essere quasi alle spalle. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, invece, bisogna ancora stare molto attenti, dato che la crisi potrebbe non essere finita, considerando che siamo ancora in una situazione generale molto fragile, che potrebbe spezzarsi in pochissimo tempo qualora dovessero essere fatte delle mosse sbagliate.

Il direttore dell’FMI, Strauss-Kahn, proprio in questo senso invita i vari governi a non interrompere prematuramente la concessione di fondi per i governi. La giornata di ieri e quella di oggi vedono la riunione dei ministri del G20 a Londra. Dalle prime indiscrezioni, sembra che tutti siano concordi nell’affermare che il peggio della crisi sia ormai alle spalle e che bisogna iniziare a guardare a delle exit strategies, ovvero delle strategie di uscita che siano volte a ridurre, in maniera graduale, gli stimoli e gli incentivi fiscali che fino ad ora sono stati concessi dai governi per sostenere le aziende e l’economia. C’è dunque accordo tra i grandi della terra e il Fondo Monetario Internazionale circa la necessità di fare le cose con calma e in maniera graduale.

Il G20 discuterà anche dell’annoso problema del bonus dei banchieri, che ha portato diverse banche sul lastrico. Dopo che la Francia e la Germania hanno adottato la linea dura, anche l’Inghilterra lo farà.

Tutte le strategie dovranno essere prese di concerto tra i vari stati a livello mondiale. Lo ha detto Strauss-Kahn, che ha anche detto che è essenziale comunicare chiaramente al pubblico ciò che si sta facendo, per fare in modo che possa tornare a crescere il livello di fiducia.

Nel Forex queste notizie potrebbero aprire la strada verso interessanti investimenti nei principali indici mondiali, che dovrebbero salire mano a mano che la crisi è sempre più alle spalle.

PIL in aumento nel 2020

Secondo gli ultimi dati che la BCE, la Banca Centrale Europea, ha reso noto, l’economia della zona Euro dovrebbe essere pronta a tornare in positivo per il prossimo anno. Le analisi e le previsioni, infatti, prevedono che il PIL europeo nel 2020 dovrebbe crescere dell’1%, mentre addirittura per il 2020 si parla di un incremento dell’1,5%.

Secondo questo stesso rapporto, durante il 2009 l’economia della zona Euro dovrebbe far registrare un calo del 4,5%, mentre la precedente stima si era attestata al 3,4%.

Secondo la Banca Centrale Europea, infatti, la fase di recesione starebbe a un punto di svolta, dato che si iniziano a vedere dei segnali propri di un’avanzamento economico. Ad esempio, il PIL della Francia e quello della Germania, dopo oltre 12 mesi, tornano a far registrare un aumento. Nel dettaglio, il PIL francese è salito dello 0,3%, al contrario del consensun che prevedeva una diminuzione dello 0,6%. Allo stesso modo il PIL della Germania è cresciuto dello 0,3%, mentre le attese volevano un calo dello stesso pari allo 0,2%. In entrambe i casi una compoenente decisiva è stata quella delle esportazioni.

Ora lo sguardo della BCE si rivolge, tra i vari principali campi, anche a quello dell’inflazione, per la quale si prevede un incremento dello 0,4%. Nel 2020 le attese parlano di un aumento dell1,1% nell’inflazione, mentre nel 2020 dell’1,6%. Questi ultimi due , soprattutto, sono ovviamente dati che potranno essere rivisti sia al rialzo che al ribasso.

Il problema che, come di consueto, continua a tenere banco è quello relativo al tasso di disoccupazione, che durante il mese di giugno è arrivato ad un tasso del 9,4%, in aumento rispetto al precedente mese di maggio.

Nel Forex questa notizia potrebbe portare ad un apprezzamento dell’euro e ad un andamento positivo delle borse europee, per cui stiamo attenti a cercare delle operazioni utili.

Tassa sull’oro, interviene Trichet

Qualche giorno fa il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, aveva fatto sapere di voler aumentare la tassazione sulle riserve di oro che ha la Banca d’Italia. Immediata la risposta non solo della prima banca del nostro paese, ma anche dell’Unione Europea, direttamente nella figura del suo presidente. Trichet. Proprio il presidente della BCE, che la settimana scorsa ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, ha bocciato la decisione proposta da Tremonti, dato che questa affermazione solleva delle serie preoccupazioni. I tassi di interesse, come già detto, restano dunque all’ 1 per cento, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali è ancora fermo all’1,75% e il praticato dalla Banca Centrale Europa sui depositi a breve termine è dello 0,25%.

La BCE è assolutamente contraria alla tassazione delle riserve di oro della Banca d’Italia, così come decisa da Tremonti ed inserita nel decreto anticrisi sviluppato da Silvio Berlusconi. La decisione di Tremonti, infatti, è contraria ai decreti comunitari. Questa decisione di Tremonti e di Berlusconi è già entrata in vigore, nonostante il parere negativo della BCE, che in ogni caso non è vincolante. Come Trichet ha più volte ricordato, inoltre, il governo italiano si è impegnato in passato ed in maniera ufficiale a non applicare alcuna tassa sull’oro se non dietro approvazione anche della BCE stessa e della Banca d’Italia.

Intanto, per quanto riguarda il nostro paese e l’area euro in generale, Trichet fa sapere che la ripresa economica è prevista per il prossimo anno.

Ora staremo a vedere cosa succedere in questo senso e che decisioni prenderà il nostro governo relativamente alle Golden Tax da applicare. Ricordiamo che questa manovra prevede una tassazione del 6% delle plusvalenze sull’oro di Bankitalia, entro un tetto massimo di 300 milioni. La legge è stata appovata definitivamente lo scorso primo agosto con la firma del presidente della Repubblica.

La BCE non tocca i tassi

Ecco una buona notizia che arriva direttamente dalla BCE, la Banca Centrale Europea. Trichet, infatti, ha reso noto, durante la conferenza stampa che si tenuta al termine della riunione del consiglio direttivo, che la principale banca europea non ritoccherà i tassi di interesse, che dunque sono ancora appropriati alla situazione economica attuale.

Trichet ha detto che “come già anticipato l’inflazione annuale del mese di luglio è scesa negativo, avendo degli effetti temporanei. Ora ci attendiamo che l’inflazione torni in positivo nel secondo semestre del 2009 e che l’evoluzione dei prezzi sul mercato sarà ancora debole”.

Secondo la BCE, inoltre, tutta l’attività economica in zona euro sarà comunque debole per tutto quest’anno, anche se ci troviamo in una fase nella quale la crisi sta chiaramente passando. La Banca Centrale Europea fa sapere che “ci si attende un completo recupero per tutto il prossimo anno, mese dopo mese.”

Una piccola preoccupazione per quanto riguarda i mercati mondiali è l’alta volatilità che, da qualche tempo a questa parte, sta caratterizzando i principali mercati, appunto. Sembra, però, che ci siano gli strumenti finanziari ed economici adatti per tenere sempre e costantemente sotto controllo la volatilità, così come anche l’inflazione, che è una delle cose che fa più paura quando questa crisi economica sarà finita.

Dopo che la crisi sarà passata “la BCE lavorerà per fare in modo che l’enorme massa di liquidità immessa sui mercati venga a mano a mano riassorbita, in maniera da non creare rischi per l’inflazione”, fa sapere Trichet. Già da ora i vari governi dovrebbero iniziare a preparare dei piani di azione da dover seguire quando ce ne sarà bisogno. Tali piani di azione dovrebbero prevedere delle strategia di uscita realistiche e devono indicare che la finanza pubblica torna a sostenersi da sola.

Nel Forex, dunque, attenzione al buon andamento che gli indici e l’euro stesso possono avere.

Trichet dice alle banche di prestare più soldi

Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, afferma che le banche dovrebbe prestare più soldi. Trichet, nella giornata di ieri, fa sapere che la BCE ha deciso di lasciare inviariati i tassi di interesse, fermi all’1%. Secondo il presidente BCE “il flusso dei prestiti bancari alle imprese e alle famiglie è troppo limitato. Le banche devono prestare più soldi e dare il loro contributo per cercare di uscire da questa crisi”.

I numeri, infatti, parlano chiaro: i prestiti al settore privato sono diminuiti dell’1,8% . La diminuzione degli importi dei prestiti, infatti, avrebbe come conseguenza quello di spingere i cittadini e le imprese ad investire e a spendere meno, con un ulteriore ritardo nell’uscita dalla crisi.

Secondo Trichet, inoltre, il tasso di interesse dell’1% non è ancora il limite minimo che si potrebbe raggiungere, dato che, in caso di necessità, sarebbe possibile un ulteriore ribasso degli stessi. Al momento, in ogni caso, non se ne prevede il bisogno, a meno che accadano degli eventi non messi a preventivo.

La BCE ha anche acquistato dei covered bond per 60 miliardi, a partire dal prossimo lunedì. L’obiettivo è quello di incoraggiare le banche ad accelerare gli impieghi e a dare nuova vita al loro settore, che è stato uno dei più colpiti dalla crisi economica. Queste obbligazioni hanno una scadenza tra 3 e 10 e sono garantite da una serie di asset, come ad esempio i mutui ipotecari. Il valore minimo delle obbligazioni sarà di 500 milioni.

La BCE sta dunque facendo il possibile per uscire da questa crisi. Ora dovrebbero fare lo stesso anche le banche, che devono consolidare i loro bilanci a partire dal 2020.

Nel Forex dobbiamo tenere sotto occhio l’andamento della valuta europea e degli indici principali delle borse europee, a seconda della risposta degli investitori a questa notizia economica.

Petrolio, attenzione ai rincari

Secondo quanto ha affermato Jeoren van der Veer, amministratore delegato di Royal Dutch Shell, bisogna fare attenzione durante le prossime settimane al prezzo del petrolio. Dato che le maggiori società petrolifere del mondo hanno effettuato un drastico calo degli investimenti, a causa dell’attuale crisi economica, il prezzo dell’oro nero potrebbe tornare a salire.

L’aumento dei prezzi è un’aspetto molto importante per il mercato del petrolio, dato che i minori investimenti che sono stati effettuati avranno delle ripercussioni, per i prossimi anni, sul greggio stesso.

Ricordiamo che il petrolio aveva toccato il prezzo di 32 dollari a barile durante lo scorso mese di dicembre. Il luglio 2008, invece, aveva fatto segnare il prezzo massimo di 147,27 dollari a barile. A causa del drastico calo del prezzo le società petrolifere hanno potuto investire di meno e, anche oggi, con il prezzo del greggio sui 70 dollari a barile, si teme che i mancati investimenti possano fare da tappo per un futuro sviluppo del settore.

Dato che si prevede che i carburanti di origine fossile continueranno ad essere usati ancora, in futuro, è necessario aiutare gli investimenti, soprattutto in merito alla raffinazione e all’estrazione del petrolio stesso.

Un rapporto che è stato reso noto dalla British Petroleum afferma che le riserve mondiali di petrolio hanno avuto un primo calo durante il 1998, quando ci fu un grande rallentamento nella produzione da parte di paesi come Russia, Cina e Norvegia. Inoltre, nel 2008 le riserve di petrolio erano di 1.258 trilioni di barili, mentre nel 2007 erano di 1.261 trilioni di barili. La Statistical Review of World Energy fa in ogni caso sapere che, calcolando rende noto che ai tassi attuali di utilizzo le riserve petrolifere dovrebbero bastare per altri 42 anni.

Nel settore del Forex dobbiamo rimanere concentrati sul petrolio, dato che potrebbero esserci delle ottime possibilità di guadagno.

Tagli al Petrolio

Durante la riunione che si è tenuta nella giornata di domenica scorsa tra i vari ministri dell’OPEC, si è deciso di lasciare invariata la produzione relativa al greggio. I ministri hanno però messo in evidenza che stanno continuamente ed attentamente monitorando la situazione attuale e che, nel corso della prossima riunione di maggio, potrebbe anche essere deciso un taglio alla produzione.

Chiaramente la decisione di ritardare l’eventuale taglio alla produzione, mette in evidenza come l’OPEC sia chiaramente preoccupata della situazione economica attuale, tanto da non voler creare una ulteriore tensione ad una situazione internazionale già molto delicata. La non modifica della produzione di petrolio consentirà a livelli industriali di lasciare i prezzi invariati.

L’ultima volta che l’OPEC ha effettuato un taglio alla produzione, il prezzo del petrolio è salito da 32.40 dollari fino ai 45.00 dollari attuali. L’obiettivo finale è quello di riuscire ad aumentare di altri 10 dollari il prezzo del greggio. L’obiettivo da raggiungere sul medio periodo è quello che è stato indicato dal Ministro per il Petrolio saudita, Ali al-Naimi, di 75 dollari al barile.

L’OPEC non mira a tenere troppo alti i prezzi del greggio, per non creare problemi per la domanda complessiva e per rilanciare tutta la produttività industriale. In zona euro, infatti, le vendite al dettaglio del greggio durante lo scorso gennaio sono state in calo rispetto a quanto previsto in precedenza.

La situazione economica generale è sempre più in crisi, con l’aumento della disoccupazione, il crollo del valore degli immobili e dei listini azionari, il possibile taglio dei tassi da parte della BCE (attualmente fermi a quota 1,50%).

A livello di investimenti Forex teniamo monitorato il prezzo del petrolio e rimaniamo pronti a fare degli investimenti, magari in acquisto se è vero che il prezzo dovrebbe in ogni caso tornare a salire.

Petrolio e Utili

Sappiamo che uno degli effetti che il 2008, difficile da diversi punti di vista, ha portato, è stato quello di un drastico calo dei prezzi del petrolio. Durante l’anno, infatti, il greggio era arrivato a superare la quota di 100 dollari al barile. Negli ultimi periodi, invece, era sceso addirittura sotto il prezzo di 40 dollari al barile. Al momento si attesta attorno ai 45. Questo notevole calo ha sicuramente avuto un impatto importante sui bilanci delle varie compagnie petrolifere.

Nonostante questo, due grandi compagnie petrolifere hanno fatto registrare degli interessanti utili: stiamo parlando della Exxon Mobil e della Chevron Texaco.

I profitti che queste due compagnie hanno generato sono stati coerenti con le previsioni finanziarie. La Exxon Mobil, ad esempio, ha avuto un profitto per l’intero 2008, di 45 miliardi di dollari. Basti pensare che solo durante l’ultimo trimestre la Exxon Mobil ha avuto profitti di quasi 8 miliardi di dollari, mentre la Chevron Texaco per quasi 5 miliardi di dollari. Com’era abbastanza ovvio, i profitti che le due compagnie hanno fatto registrare nell’ultimo trimestre 2008 sono minori rispetto a quelli dell’ultimo trimestre 2007, ma nonostante questo il risultato ottenuto è ottimo, considerando la situazione globale.

Sembra inoltre che le previsioni indichino che nel corso del 2009 il consumo del petrolio subirà un calo, per la prima volta dal 1980. Le compagnie petrolifere, per poter ovviare a questo inconveniente, stanno spingendo per riuscire ad ottenere autorizzazioni per la trivellazione in nuove aree ancora inesplorate, come l’Alaska. Avere questo permesso potrebbe giovare, non poco, all’economia degli Stati Uniti, contribuendo a creare oltre 150 mila posti di lavoro e a far entrare quasi 2.000 miliardi di dollari nelle casse dell’amministrazione americana. Staremo a vedere il prosieguo di questa interessante situazione, anche perché Obama sembra sempre più intenzionato a spingere verso l’energia verde che verso il petrolio.

Sfruttare il breakout

Una delle strategie Forex più famose è quella di seguire i breakout dei livelli raggiunti nella prima mezz’ora della contrattazione. In sostanza si tratta di seguire la prima violazione che viene effettuata. Se la violazione è del massimo, ovvero il massimo della prima mezz’ora viene superato, allora si effettuerà un’acquisto, se la violazione è del minimo, ovvero la situazione contraria, viene effettuata una vendita.

Per poter attuare questa tecnica, occorre impostare il grafico alla creazione di una candlestick ogni 15 minuti e, di conseguenza, creare due linee orizzontali, una in corrispondenza del massimo raggiunto, l’altra in corrispondenza del minimo.

Dal momento in cui è passata la prima mezz’ora di contrattazione, si tracceranno i livelli del canale e il livello di stop loss della nostra strategia.

L’effettivo successo di questa operazione, però, sta nel rapporto tra rischio e rendimento, che dipende dal movimento del titolo o della valuta dopo la nostra operazione di acquisto o di vendita. Diventa quindi importante il posizionamento dello stop iniziale, che rappresenta quel livello che, una volta superato, indica il punto in cui l’ipotesi rialzista o ribassista vengono negate.

Categoria: Opzioni Binarie

Spagna e Italia vendono bene, l’euro ne beneficia

Le borse europee hanno guadagnato terreno dopo che la Spagna e l’Italia hanno venduto il loro debito a costi più bassi, segnalando l’appetito degli investitori verso i titoli dell’area dell’euro. Le vendite dei titoli di debito di Italia e Spagna sono elementi importanti per il mercato. La Fed conferma che la crescita degli Stati Uniti è una buona notizia, un sollievo per il mercato, tanto che facilita le preoccupazioni circa un rallentamento della crescita degli Stati Uniti.

La Spagna ha venduto circa 10 miliardi di euro di titoli con scadenza nel 2020 e nel 2020, due volte l’obiettivo massimo di 5 miliardi di euro che si era fissato. Il tasso di rendimento sui titoli a tre anni è stato del 3,384 per cento, migliore rispetto al 5,187 per cento che è stato pagato a dicembre. L’Italia ha invece venduto 12 miliardi di euro di buoni del Tesoro, rispettando il suo obiettivo. Il tasso di interesse è stato del 2,735 per cento, in calo rispetto al 5,952 per cento dell’asta precedente.

Nel Regno Unito, la Banca d’Inghilterra mantiene il suo tasso di interesse di riferimento ancora allo 0,5 per cento. Anche la Banca centrale europea ha mantenuto il tasso di interesse di riferimento al minimo storico, l’1 per cento.

La vendita di titoli è importantissima, dato che una buona vendita indica una forte fiducia nel mercato. Anche l’euro ovviamente ne beneficia, dato che si tratta di interessanti risultati che portano denaro nella nostra zona euro e fanno alzare il valore della nostra valuta nei confronti delle altre valute.

La situazione in zona euro è ancora critica, dato che i politici devono ancora trovare delle soluzioni definitive al problema del debito, puntando sia agli aumenti delle tasse che alla crescita economica degli stati. E’ soprattutto su questo secondo punto di vista che si parla molto ma che ancora non si riesce a fare nulla di concreto.

L’euro continua a perdere terreno

L’euro ieri è arrivato al minimo da 11 mesi a questa parte dopo che il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha cancellato le speranze per ulteriori acquisti di obbligazioni da parte della UE. L’euro si trovava a quota 1,3003 contro il dollaro USA, prima di scendere al di sotto della soglia di 1.300 . La resistenza, ora, si trova a quota 1,3090 dollari, il che porterebbe anche ad un ritracciamento del 50 per cento rispetto al recente valore a quota 1,2944 .

Draghi ha detto al Parlamento europeo che la possibilità di acquisto dei titoli di debito da parte della BCE è una cosa temporanea, deludendo gli investitori che speravano nell’acquisto di bond, cosa che avrebbe mantenuto i rendimenti stabili. Draghi ha anche detto che il 2020 sarà un anno difficile per le banche della zona euro e che la ripresa dell’attività economica della regione sarà probabile lenta.

I ministri delle finanze hanno intanto deciso di aumentare le risorse del FMI di 150 miliardi di euro al fine di scongiurare la crisi del debito. L’UE ha in ogni caso dichiarato che i singoli paesi devono prima ottenere l’approvazione parlamentare, dunque la Gran Bretagna ha reso noto che non avrebbe partecipato al programma, sollevando dei dubbi sul fatto che il gruppo di paesi rimanente possa essere in grado di raggiungere l’obiettivo di 200 miliardi di euro da dare al FMI.

I leader europei stanno ancora cercando di trovare delle misure per contenere la crisi del debito, ogni aumento che l’euro è riuscito ad avere nelle ultime settimane è stato subito cancellato dalla vendita della nostra valuta e dal timore di ulteriori downgrade del debito sovrano.

Venerdì scorso, Moody ha tagliato il rating del debito per Belgio, mentre Fitch ha avvertito di poter decidere di declassare la Francia e altri sei paesi della zona euro, in quanto crede che una soluzione completa alla crisi del debito della zona euro sia tecnicamente e politicamente fuori portata.

Il dollaro ha intanto continuato a ricevere sostegno anche dopo la morte del leader nordcoreano Kim Jong, accadimento che ha sollevato questioni circa la leadership del paese e le sue decisioni, soprattutto in merito al nucleare.

La crisi europea a livello politico

Abbiamo già visto che la crisi di governo in un paese UE può essere una delle possibili cause della crisi economica attuale. Come si considera questa crisi di governo dipende in parte da dove essa la si vive.

Per un europeo del nord, il problema sta nella mancanza del fatto che alcuni Stati membri controllino l’indebitamento o riformino le loro economie al fine di competere e di crescere in un contesto di moneta unica. A tutti coloro che vivono in un paese esterno all’euro, ma comunque in UE, il problema risiede nell’organizzazione dell’euro, che ha lasciato le nazioni più ricche fuori dal controllo preventivo della crisi e che ha portato le economie più piccole in una spirale fuori controllo. Oggi la cosa minaccia di devastare l’economia globale.

Qualsiasi soluzione duratura alla crisi deve affrontare entrambe queste mancanze di governo. Un intervento della BCE non è senza rischi, dato che senza un intervento politico in futuro si potrebbe avere la stessa situazione. Le ultime settimane hanno messo in evidenza l’entità del deficit dell’Europa. La Commissione europea, il Consiglio europeo e il Fondo monetario internazionale, oltre ai leader di Francia, Germania e Lussemburgo, sono stati in grado di fare forza al parlamento greco ed italiano sulla necessità di concordare un intervento veloce e pesante, delle riforme fiscali e strutturali, in modo da evitare una catastrofe immediata.

Ma nessuno può dare a questi paesi la forza politica necessaria per poter portare avanti, fino in fondo, tali modifiche.

Quello che alla BCE viene chiesto di fare è quello di fornire un impegno illimitato per sovvenzionare i debiti dell’Italia. Si tratta di un importante trasferimento della sovranità fiscale che di fatto rende tutti paesi della zona euro responsabili dei debiti degli altri paesi. Anche se la BCE ha il potere legale di assumersi questa responsabilità ai sensi dei trattati europei, non lo farà, dato che non ha i mezzi politici per farlo.

Ora la BCE deve agire

Per la prima volta in quasi due anni, i leader della zona euro hanno motivo di sentirsi soddisfatti di sé. L’uscita di Silvio Berlusconi come primo ministro dell’Italia e la sostituzione con un governo tecnocratico sotto l’ex commissario europeo Mario Monti, è stato accolto con grande interesse, anche dai mercati. Anche il primo ministro della Grecia, George Papandreou, è stato sostituito da un governo tecnocratico. Sono esattamente le soluzioni che il mercato cerca al fine di cambiare direzione politica. Sicuramente ora il mercato sarà più fiducioso di sé.

Ma questa gioia può essere di breve durata a meno che la Banca centrale europea non riesca a far seguire queste novità politiche con un’azione decisiva. Le attese del mercato sono ora molto alte, con il presidente della BCE Mario Draghi che userà l’uscita di scena dei due leader della zona euro al fine rilanciare con un grande sforzo gli investimenti nei titoli di stato dei rispettivi paesi, anche al fine di far diminuire i rendimenti dei titoli italiani a livelli più sostenibili. Con gran parte dell’Europa che si trova nella morsa di una crisi di liquidità, dato che gli investitori preferiscono acquistare titoli di altri paesi e con i rendimenti che cominciano ad aumentare verso livelli di “non ritorno”, molti ora credono che solo un chiaro impegno da parte della BCE, che dovrà agire come prestatore di ultima istanza, potrà evitare che la crisi del debito vada fuori controllo, minacciando il futuro della moneta unica.

Ma anche se la BCE potresse alleviare le tensioni finanziarie in maniera immediata, essa non può affrontare la vera causa della crisi dell’euro. Il blocco della nostra valuta non è tanto la sofferenza del debito sovrano di un paese o la crisi del sistema bancario, qunato la crisi di governo. Vedremo nel prossimo articolo un dettaglio interessante su tale tipo di crisi.

Draghi abbassa il tasso di interesse BCE di un quarto di punto

Tra il disordine finanziario e politico dell’Europa, il nuovo presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha preso una decisione importante nella giornata di ieri, ovvero tagliare i tassi di interesse di riferimento della zona euro di un quarto di punto percentuale, a 1,25 per cento. Egli ha visto che l’Europa era in direzione di una nuova recessione e ha sostenuto che la crescita sarebbe molto inferiore alle attese del prossimo anno.

La mossa è stata un cambiamento radicale rispetto alla posizione presa dal predecessore di Draghi, Jean-Claude Trichet, e un segno coraggioso che Draghi è disposto a sfidare l’inflazione ed è giustamente molto più preoccupato per lo scorrere inesorabile verso la recessione. Egli deve ora dovrà seguire passo dopo passo l’andamento dell’economia europea.

La maggior parte dei leader dell’Unione europea ancora non sembrano capire l’urgenza del compito da svolgere: per evitare un default greco e un crollo nei mercati del debito di Spagna e Italia, che porterebbe una bancarotta nel sistema bancario europeo, bisogna agire con urgenza e risolutezza. Germania e Francia, apparentemente portano avanti uno sforzo per risolvere il problema, continuando a creare dei pacchetti di salvataggio non molto interessanti, che potrebbero funzionare solo per alcuni giorni, fino a quando gli investitori si rendono conto che non tali pacchetti non riescono a raggiungere l’obiettivo di stabilizzare le finanze europee.

La Banca centrale europea potrebbe mostrare che c’è un grande bisogno di leadership nel puntellare la crisi, acquistando magari i titoli di Stato della Spagna e dell’Italia per un importo sufficiente a garantire che tali stati possano mantenere l’accesso ai mercati del debito a tassi ragionevoli. Ma Draghi si troverebbe ad affrontare delle enormi opposizioni politiche per una mossa in questa direzione. Il presidente tedesco, Christian Wulff, ha sostenuto che gli acquisti di obbligazioni da parte della banca centrale finora sono un finanziamento illegale per i governi.

L’euro è in bilico tra effetti positivi e negativi

Sui mercati asiatici l’euro è rimbalzato e si è aggrappato alle speranze che i funzionari della zona agiranno entro breve per prevenire un’altra vera e propria crisi bancaria. I titoli finanziari globali erano fra quelli che rimbalzavano con forza, anche se alcuni operatori di mercato hanno messo in guardia contro l’ottimismo indebito. Dopo tre sessioni di caduta ripida e di forti oscillazioni, tutti i valori si sono alzati, con il greggio che è salito di quasi 2 dollari al barile.

Le turbolenze sui mercati globali, che alla fine di luglio sono stati scossi dai timori di una nuova recessione, e il caos che la crisi del debito sovrano europeo potrebbe infliggere al sistema finanziario, sono le cause di questi problemi. I politici della Banca centrale europea hanno detto che i funzionari stanno lavorando per aumentare la potenza del fondo di salvataggio della zona euro al fine di fermare una crisi che, secondo le parole del presidente americano Barack Obama, spaventerà il mondo. Degli alti funzionari della BCE hanno infatti confermato che il fondo di salvataggio probabilmente sarà aumentato rispetto agli attuali 440 miliardi. Inoltre c’è chi dice che la BCE stia pensando di tagliare nuovamente i tassi di interesse, invertendo la rotta.

Le aspettative degli economisti relativamente al default della Grecia sono enormi, con conseguenze imprevedibili sia per il settore bancario europeo che con quello di altre nazioni che operano con la zona euro. Si teme inoltre che, mentre il salvataggio di nazioni europee piccole sia stato possibile (basti pensare alla Grecia, al Portogallo e all’Irlanda, le risorse dell’UE sarebbero travolte da una crisi di un grande paese, come l’Italia o la Spagna.

I mercati sono sempre più fiduciosi intorno al fatto che il piano d’azione in Europa sarà positivo, ma dall’altro lato sono anche alla ricerca di un inizio della politica di quantitative easing da parte della BCE, che avrà degli effetti negativi.

Il prezzo dell’oro continua a salire

Il prezzo dei futures sull’oro è salito ad un valore record per il secondo giorno consecutivo dopo che i costi del settore all’ingrosso degli Stati Uniti sono saliti più del previsto nel mese di luglio, stimolando la domanda di metalli preziosi come copertura contro l’inflazione.

L’indice dei prezzi alla produzione ha guadagnato lo 0,2 per cento nel mese scorso, secondo quanto ha detto il Dipartimento del Lavoro. Gli economisti prevedevano un aumento dello 0,1 per cento. Dal punto di vista delle valute, invece, il dollaro è sceso fino allo 0,8 per cento contro un paniere di sei valute. Da tutto questo ne guadagna l’oro, che anche ieri ha fatto registrare un incremento del suo valore, per un totale del 26 per cento quest’anno, raggiungendo un intraday massimo storico di 1,817.60 dollari l’oncia lo scorso 11 agosto.

Secondo alcuni la storia inflazionistica sta tornando, con il dollaro debole che aiuta l’aumento del valore dell’oro.

Rimanendo sempre sul discorso valute, ma spostandoci in Europa, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno respinto un ampliamento del fondo di salvataggio poer la zona euro, mentre la banca centrale svizzera ha detto che potrà adottare ulteriori misure, se necessario, per contrastare la forza della valuta svizzera.

Ecco che, fra tutte queste affermazioni, l’oro resta ancora l’asset più attraente, nel breve periodo, considerando anche che l’incertezza sul futuro della zona euro non finirà tanto presto.

E’ storicamente noto, infatti, che quando le valute vanno male il prezzo dell’oro sale, dato che il metallo giallo è visto come un bene rifugio, pertanto come l’unico modo di salvare il proprio capitale nel caso in cui le cose dovessero iniziare a mettersi male. Se il dollaro e l’euro dovessero dunque continuare ad avere delle difficoltà nel corso delle prossime settimane e dei prossimi mesi, è molto probabile che il prezzo del metallo giallo salga ancora.

La BCE continua a comprare, ma fino a quando?

L’ultimo conteggio del costo necessario da sostenere per salvare la zona euro dal crollo immediato è arrivato, 22 miliardi di euro. Questo è quanto la Banca centrale europea ha speso nella settimana che si è conclusa il 9 agosto scorso per l’acquisto di titoli di Stato dei paesi della zona euro. La BCE è riuscita nel suo scopo primario di calmare il mercato, ma la domanda più grande è se e quando la BCE possa smettere di comprare.

La BCE ha finora acquistato molto. I titoli italiani e spagnoli a 10 anni hanno dei rendimenti che sono attorno al 5%, sotto la percentuale pericolo del 6% che ha scatenato il panico ai primi di agosto. Ma la posta in gioco è più alta rispetto a prima. I precedenti acquisti erano mirati a dei mercati relativamente piccoli, come la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. La BCE dovrà necessariamente spendere più soldi per acquistare i titoli spagnoli e italiani.

Non è chiaro quanto la BCE possa spendere. Nel caso peggiore, le stime di alcuni analisti indicano alcune centinaia di miliardi di euro. Il vero banco di prova per la Banca Centrale Europea potrebbe avvenire quando la Spagna e l’Italia dovessero riprendere la vendita del loro debito a fine agosto e ad inizio settembre. Anche se la BCE sta cercando di finanziare gli acquisti con il Fondo europeo di stabilità finanziaria, potrà ancora essere costretta a sostenere il mercato più a lungo e con maggiori quantità di quello che aveva previsto.

Nel frattempo, il clamore legato alle emissioni obbligazionarie della zona euro come modo per uscire dalla crisi sta crescendo. Un’operazione di salvataggio della BCE dimostra la necessità di trovare una soluzione che sia permanente. Accumulare in numero crescente di obbligazioni presso la BCE e l’EFSF mostrerà solo che gli investitori continuano a nutrire poca fiducia nelle finanze della zona euro.

Il prezzo dell’oro sale, la zona UE fa paura

La corsa all’oro ha segnato il movimento di tutta la comunità degli investitori globali, con i prezzi del metallo giallo che sono saliti a poco meno di 1.800 dollari ad oncia sui timori che la Francia potrebbe perdere il suo livello di rating. L’oro è considerato come rifugio sicuro, dato che è una copertura contro il rischio economico e politico perché tende a mantenere il suo valore meglio delle azioni o di altre attività.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha interrotto la vacanza per tenere una riunione di gabinetto non in programma in cui il governo ha detto che avrebbe considerato degli aumenti fiscali, dei tagli alla spesa e altre misure di bilancio per sostenere la posizione fiscale del paese.

Ma permangono le preoccupazioni che il sistema finanziario europeo. Se egli avrà ancora altri problemi di debito sovrano, che sono iniziati dalle piccole economie come la Grecia e l’Irlanda, gli stessi potrebbero diffondersi anche nelle maggiori economie, come Spagna, Italia e Francia.

La Grecia è piccola rispetto all’Italia, alla Spagna e alla Francia. La ragione principale per cui c’è un incremento del prezzo dell’oro è a causa del nervosismo causato dall’Europa. Le persone stanno cercando di conservare la loro ricchezza e non vedono molte altre opzioni ad eccezione dell’oro.

L’oro è stato da record anche durante la scorsa settimana, prima e dopo che gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo dell’ultimo minuto per aumentare il loro soffitto del debito, poi anche in seguito alla decisione senza precedenti presa da Standard & Poor di fare un downgrade del debito Usa. Tuttavia, mentre i prezzi dell’oro sono in forte aumento, il rischio di un brusco pullback è in aumento. Per questo motivo deve fare attenzione chi vuole investire nel metallo giallo durante le prossime settimane, poiché si potrebbe trovare ad acquistarlo nel momento sbagliato.

Secondo Christine Lagarde l’Italia ha bisogno di pensare a migliorare

L’Italia deve raddoppiare gli sforzi per stringere la sua cinghia fiscale al fine di ripristinare la salute della sua economia, secondo il nuovo capo del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. Sono state le parole che la stessa Lagarde ha detto in una conferenza stampa ieri.

Le azioni bancarie italiane hanno perso terreno in seguito alle preoccupazioni che il paese potrebbe essere una delle economie che potrebbe soccombere nella crescente crisi del debito sovrano europeo.

Mentre Lagarde ha dichiarato che l’Italia vanta alcuni dati economici forti, chiaramente il paese sta affrontando dei grandi problemi in questo momento, che sono essenzialmente orientati al mercato. Il capo del FMI ha detto che l’Italia deve raggiungere una crescita forte e concentrarsi sulle politiche di risanamento del bilancio volte a ridurre il suo deficit al 3% del prodotto interno lordo entro il 2020.

I mercati temono che la crisi del debito della Grecia possa sconfinare nel resto d’Europa. Il costo del denaro e l’assicurazione del debito sovrano europeo continua a salire a picco e agenzia di rating Moody, il mese scorso, ha avvertito che sta valutando il declassamento dell’Italia. Altre agenzie di rating hanno preso di mira il Portogallo e alcuni economisti dicono che Lisbona potrebbe aver ancora bisogno di un aiuto congiunto da parte dell’Unione europea e del FMI.

Il primo vice direttore generale del FMI, John Lipsky, è in riunione a Bruxelles, questa settimana, con i funzionari europei, cercando di elaborare un nuovo pacchetto di aiuti per la Grecia, che sperano possa spegnere il fuoco del debito prima che esso infiammi il resto del continente. Oltre a discutere su quanto denaro la Grecia dovrà avere con questo nuovo pacchetto di finanziamento, i funzionari stanno anche cercando di determinare quale dovrebbe essere il ruolo degli obbligazionisti privati in questa lunga storia, oltre che cercare di capire l’utilità di una eventuale ristrutturazione del debito.

Christine Lagarde, la prima conferenza a capo del FMI

La spilla in argento e la sciarpa in una tonalità luminosa di viola, Christine Lagarde ha preso parte così alla sua prima conferenza a capo del FMI. Vediamo alcuni punti della sua conferenza stampa inaugurale, tenuta ieri.

Si chiede se per la Banca centrale europea è esagerato il danno economico della Grecia o di altri paesi europei e se pesa ristrutturare il loro debito. La Lagarde ha detto che non fa male essere eccessivamente preoccupati, ma per cercare di anticipare le conseguenze di un possibile fallimento si è stati già bruciati una volta, dalla crisi economica del 2008.

Cosa signfica? Molti economisti sentono che la Grecia e che altre nazioni europee non avranno mai delle solide basi, a meno che non ristrutturarino il loro debito. La Banca centrale europea si è opposta a questa idea e ha detto che un default potrebbe rovinare l’economia europea. Il FMI ha, a seconda delle circostanze, supportato le ristrutturazioni di altri paesi. Mentre Lagarde ha promesso fedeltà solo al Fondo Monetario Internazionale, con l’affermazione di voler continuare a insistere con l’Europa, sembra che abbia importato le linee della BCE nel FMI.

Quando si è discusso circa le politiche da tenere per il personale FMI, la Lagarde ha detto che il personale deve riflettersi nella politica di lavoro del Fondo, nel modo in cui si costruiscono le squadre, nel modo in cui si organizzano le assunzioni.

Ecco dunque che le nazioni che stanno crescendo maggiormente, soprattutto in Asia, si lamentano che le economie occidentali sviluppate non diano credito alla loro competenza e non siano aperte ai loro consigli. Tali paesi sono stati fondamentali per la selezione di Lagarde come amministratore delegato. Vedremo se la situazione cambierà.

Parlando dello stato dell’economia mondiale la Lagarde ha detto che siamo di fronte ad un paesaggio migliore rispetto a due anni fa, ma con un chiaro andamento di recupero irregolare, con una divisione tra le economie avanzate da un lato, i mercati emergenti dall’altro e i paesi meno sviluppati o a basso reddito da un altro ancora.

L’andamento delle valute e delle principali commodities

Il trading sui dollari USA è continuato ad essere molto volatile a fronte del crollo del prezzo del greggio e della crisi dell’economia degli Stati Uniti. Il petrolio è infatti sceso sotto i 90 dollari al barile in seguito alla dichiarazione dell’AIE che avrebbe messo sul mercato altri 60 milioni di barili di greggio per contrastare le interruzioni di produzione a causa del conflitto libico.

L’euro continua la sua serie di incertezze e di rischi, facendo andare il valore della coppia di valute EUR / USD verso dei livelli decisamente bassi, prima della notizia che la coppia FMI / UE ha concordato un piano di austerità della durata di 5 anni, notizia che ha spinto in alto tutti i mercati in modo abbastanza aggressivo. La notizia potrebbe anche creare delle turbolenze sui mercati europei. Nel complesso la coppia di valute è stata scambiati al minimo di 1,4125 e al massimo di 1,4325 .

Lo yen giapponese è molto stabile nei confronti del dollaro in seguito all’afflusso di capitali verso la valuta giapponese, considerata come un porto sicuro. Si stanno formando una resistenza a quota 80.80 e un sostegno a quota 80.

La sterlina ha sfondato quota 1,6000 in un mercato estremamente negativo. L’outlook è risultato negativo in generale per la sterlina.

Il dollaro australiano ha perso terreno in seguito alla rottura della resistenza chiave, prima di guadagnare terreno in seguito alle notizie che riguardano la Grecia e la sua crisi. Le prospettive sono strettamente legate, come sempre, alla variazioni dei mercati azionari, con una grande attenzione che viene data alla Cina. Nel complesso la coppia di valute AUD / USD è stata scambiata ad un minimo di 1,0453 e ad un massimo di 1,0569 .

Il petrolio e l’oro hanno perso terreno, fino ad arrivare ai valori minimi del mese. Il petrolio ha reagito duramente alla notizia dell’AIE, ma è stato in grado di recuperare una parte sostanziale delle perdite.

Cosa attendersi dalla sessione europea di oggi

La pubblicazione dei verbali della politica da parte della Banca d’Inghilterra sono una delle così più importanti per la giornata di oggi. Il rilascio di questi dati è molto importante per andare a valutare la politica monetaria del Regno Unito, in considerazione anche del fatto che la banca centrale inglese ha mantenuto i tassi di interesse in stand by per oltre due anni, guardandosi fino ad ora dal rilasciare una dichiarazione esplicativa della sua politica.

La maggior parte dei critici e i trader verranno grande attenzione sullo schema di voto per il tasso MPC. La commissione ha votato 6 a 3 per mantenere i tassi invariati ad aprile e il mercato vorrà vedere se ora si riuscirà a cambiare la situazione. Un altro esito 6 a 3 può andare a pesare sulla sterlina britannica, che potrebbe dunque andare a perdere terreno contro le altre principali valute, sia dollaro che euro.

D’altra parte, il dato del jobless claims del Regno Unito, ovvero di coloro che sono senza lavoro e che cercano aiuti da parte dello stato, sono aumentati in maniera modesta, di 700 unità, rispetto ai dati del mese precedente.

Il tasso di disoccupazione, fondamentale per capire lo stato di salute di un’economia, dovrebbe rimanere invariato al 4,5%. Mentre il mercato del lavoro è su una traiettoria di netto miglioramento, in quanto tali dati sono notevolmente superiori rispetto a quelli del mese di ottobre 2009, il ritmo della crescita è rallentato notevolmente nel corso dell’ultimo anno. Infatti, le domande di prestazioni di disoccupazione sono scese ad un tasso annualizzato del 1,7 per cento , questo solo a partire dal giugno 2020, rispetto al 14,2 per cento degli ultimi 8 mesi. Per chi volesse dunque investire nel mercato delle valute, in maniera particolare sulla sterlina britannica, occorre considerare tutti questi dati e tenerli presente prima ancora di andare ad aprire delle nuove posizioni forex.

Strauss Kahn arrestato, la notizia butta giù l’euro

L’euro è sceso al valore minimo da sette settimane contro il dollaro e ad un valore minimo da due mesi a questa parte contro yen dopo che il capo del FMI, Dominique Strauss-Kahn, è stato accusato di tentato stupro. Questo aumenta l’incertezza dei mercati relativamente agli aiuti per la Grecia e per gli altri paesi della zona euro che sono indebitati.

La notizia scioccante su Strauss-Kahn, che era stato visto come prossimo candidato alle presidenziali in Francia, ha aumentato la propensione al rischio degli investitori. La notizia è stata resa nota in un momento davvero brutto per l’euro, in quanto questo potrebbe ritardare gli sforzi per mettere insieme un pacchetto di salvataggio per la Grecia. Intanto gli avvocati di Strauss Kahn hanno detto che egli non si dichiara colpevole per le accuse.

Strauss-Kahn avrebbe dovuto incontrare il cancelliere tedesco Angela Merkel durante la giornata di ieri e unirsi ai ministri delle finanze della zona euro oggi, per discutere sulla crisi del debito del blocco e su come gestire la situazione della Grecia, che sta lottando per soddisfare i termini del prestito da 110 miliardi di euro che gli è stato concesso dall’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale lo scorso anno.

Nonostante tutto gli investitori sono stati molto attenti a vendere la moneta europea così tanto da farla scendere al di sotto di 1,40 dollari, che sembra dunque essere un importante livello psicologico. Ora un gran numero di venditori potrebbe rallentare. Il pessimismo sulla Grecia e le ultime notizie hanno innescato delle vendite massicce di euro, ma i movimenti recenti sono stati un po’ troppo veloci.

Intanto dal Giappone c’è la conferma che ci potrebbero essere un sacco di investitori istituzionali giapponesi, come gli assicuratori sulla vita, che sono alla ricerca di nuove opportunità per aprire delle nuove posizioni in euro nei loro portafogli, questo per il nuovo anno finanziario iniziato nel mese di aprile.

La situazione della zona euro

Il Ministro delle Finanze francese Christine Lagarde la settimana scorsa ha detto che l’euro sta facendo “molto bene” e che il suo apprezzamento non danneggerà la crescita economica dei paesi della zona.Il primo ministro del Lussemburgo Jean-Claude Juncker ha detto la stessa cosa lo scorso 2 maggio, aggiungendo che l’apprezzamento della moneta “non è preoccupante”.

Il seguito alla caduta dei titoli greci nelle ultime settimane, l’euro è salito anche a quota 1,4940 contro il dollaro, lo scorso 4 maggio, il dato più forte dal dicembre 2009, prima di cadere. Ora i leader europei vedono come probabile un voto di fiducia nell’euro, al fine di contenere la crisi del debito della regione. Dal loro punto di vista, il fatto che la fiducia delle imprese in Germania e Francia è forte prova che tali aziende sono capaci di resistere alla rivalutazione monetaria.

Intanto il Parlamento europeo ha approvato un meccanismo permanente di stabilità che possa aiutare i paesi più indebitati. Mentre la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo hanno cercato dei salvataggi, il rally che l’euro ha avuto mostra un allentamento nella preoccupazione circa il fatto che l’unione monetaria si possa dissolvere, come evidenziato dall’ex Presidente della Federal Reserve Paul Volcker in un discorso lo scorso 13 maggio a Londra e dal miliardario George Soros.

L’euro è in guadagno del 7,9 per cento contro il dollaro dal mese di gennaio. In Germania, la più grande economia europea, la fiducia delle imprese è salita intanto ad un valore record a febbraio.

Intanto c’è sempre la voce che la Grecia stia considerando di uscire dall’euro, per tornare alla vecchia valuta. Il ministero delle Finanze greco ha negato qualsiasi intenzione di lasciare l’euro. Reintrodurre la vecchia moneta in Grecia porterebbe ad una svalutazione che aumenterebbe il debito del paese di oltre il 50 per cento.

Intanto, sempre in Grecia, si parla anche della ristrutturazione del debito, la situazione non è facile.

Sulla zona euro pesa ancora il rischio

Le ultime notizie importanti che si sono diffuse, ovvero l’uccisione di Osama Bin Laden da parte delle forze speciali Usa, ha fatto muovere i mercati.

Ma i mercato continuano ad essere ancora a rischio, dato che fattore determinante del sentimento del rischio continua ad essere la situazione europea del debito sovrano e l’effetto che i singoli salvataggi stanno avendo sui vari paesi della zona euro nel suo complesso. La Grecia sta attualmente cercando di rinegoziare i termini del suo bail-out, con il ministro delle Finanze George Papaconstantinou che propone un giro di vite sull’evasione fiscale greca in cambio di una proroga sui 98 miliardi di dollari di obbligazioni a sette anni.

Rimane la possibilità che la Finlandia, una nazione periferica ai margini della zona euro, possa avere un ruolo importante da svolgere nel futuro dell’euro. Il partito nazionalista ‘True Finns‘, che è arrivato terzo nelle recenti elezioni in Finlandia, guadagna una quota di potere e sta valutando le proposte della BCE per il bail-out del Portogallo.

Per quanto riguarda gli indicatori fondamentali della zona euro, nel corso degli ultime sedute, l’Irlanda ha abbassato le sue previsioni di crescita del PIL per il 2020, da 1,7% a 0,7% , la Spagna ha annunciato che il suo tasso di disoccupazione ha superato il 21%, mentre il valore delle vendite al dettaglio spagnole hanno dimostrato il più grande calo da due anni.

Tenendo tutto questo in considerazione, sembra improbabile che la BCE prenderà in considerazione un nuovo aumento del tasso di interesse durante la prossima riunione di giovedì.

Intanto nel Regno Unito la sfida del risanamento del debito pubblico appare importante, resa ancora più difficile dagli aumenti dei tassi di interesse nel paese. Per chi volesse operare nel forex nei prossimi giorni, soprattutto sulle valute euro, dollaro e sterlina, conviene attendere delle conferme in merito prima di aprire delle nuove posizioni.

Il dollaro scende dopo la notizia di Bin Laden

I prezzi del petrolio sono scesi durante la giornata di oggi dopo che gli investitori hanno tirato un sospiro di sollievo in seguito alla notizia che le forze Usa hanno ucciso il leader di al-Qaeda Osama bin Laden.

Il greggio è sceso di oltre 2 dollari al barile, quasi del 2%, arrivando a quota 111,86 dollari al barile. Il calo del prezzo è venuto in seguito al fatto che Wall Street ha applaudito l’annuncio che bin Laden, mente del terrorismo globale, è stato ucciso ad Abbottabad, circa 31 miglia a nord della capitale pakistana di Islamabad.

Il presidente Barack Obama ha annunciato la morte di Bin Laden nella tarda domenica. Le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale e le minacce terroristiche in genere portano a dei rincari dei prezzi delle materie prime. Ad esempio, i prezzi del petrolio erano salito in seguito alla paura delle interruzioni dell’approvvigionamento da parte della Libia, in seguito alla guerra.

Nonostante questo molti pensano che sia molto difficile che questo evento cambierà radicalmente la fornitura o la domanda di greggio. Si tratta piuttosto di una reazione istintiva a ciò che l’Occidente vede come un lieto evento. Ma se i seguaci di Bin Laden cercheranno vendetta, allora potrebbe esserci più violenza in Medio Oriente, il che probabilmente significa meno petrolio ed un rincaro dei prezzi del greggio.

Ma se la morte di Bin Laden porta Obama a dire parole in merito ad una fine preventiva della guerra in Afghanistan, i prezzi del petrolio probabilmente probabilmente invertiranno da questo trend al ribasso, tornando a salire.

Relativamente alle altre materie prime, l’oro, che in genere è visto come un porto sicuro nei momenti di incertezza, ha già recuperato le perdite iniziali. L’argento è invece sceso bruscamente, lasciando per strada oltre il 6% .

Il dollaro americano è riuscito a guadagnare terreno nei confronti dello yen, intanto, ma è rimasto debole contro l’euro.

La creazione della CE e il Trattato di Maastricht

L’Atto unico europeo, SEA, entrato in vigore il 1 ° luglio 1987, ha ampliato significativamente la portata della CEE. Ha dato alle riunioni del CPE una base giuridica, chiamandolo ad un coordinamento più intenso della politica estera tra gli stati membri. L’accordo ha portato alla nascita del Fondo europeo di sviluppo regionale.

Come conseguenza della legge, c’è stato un aumento sostanziale dei finanziamenti per i programmi sociali e regionali. La SEA ha anche richiesto delle politiche economiche al fine di integrare le disposizioni per la tutela dell’ambiente ed ha fornito una ricerca comune e una comune politica di sviluppo tecnologico.

Il Trattato di Maastricht, formalmente conosciuto come il Trattato sull’Unione europea, è stato firmato il 7 febbraio 1992 e ha creato ufficialmente l’Unione europea.

Il trattato ha incontrato notevoli resistenze in alcuni paesi. In Danimarca, ad esempio, gli elettori erano preoccupati delle violazioni alla sovranità del loro paese. Il trattato consisteva di tre pilastri: le Comunità europee, una politica estera e di sicurezza, una cooperazione interna ancora più forte.

Il trattato ha cambiato il nome della CEE, da Comunità economica europea a Comunità europea, CE. L’accordo ha dato alle autorità CE un potere ancora più ampio, compreso il controllo formale delle politiche comunitarie in materia di sviluppo, istruzione, sanità pubblica e tutela dei consumatori. Ha inoltre istituito la cittadinanza dell’Unione europea.

Il trattato di Maastricht ha specificato un ordine del giorno per l’introduzione della politica monetaria nella CE al fine di sostituire le monete nazionali con una moneta comune, quella che oggi è l’euro.

Il trattato ha definito una serie di “criteri di convergenza“, precisando le condizioni economiche che ogni stato membro deve avere per poter prendere parte alla moneta comune. I paesi sono tenuti ad avere dei disavanzi di bilancio annuo non superiori al 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL), un debito pubblico inferiore al 60 per cento del PIL, dei tassi di inflazione dell’1,5 per cento e una stabilità nei tassi di cambio. Come vediamo, non tutti i paesi che sono hanno l’euro, oggi, rispettano più questi parametri.

La storia dell’UE, gli anni 70 e 80

Continuando a parlare della storia della UE, vediamo che il 25 marzo 1957, i sei membri CECA hanno firmato due trattati di Roma che hanno stabilito la Comunità europea dell’energia atomica e la Comunità economica europea, CEE. La CEE ha creato un mercato comune, procedendo all’eliminazione della maggior parte degli ostacoli alla circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro.

Il trattato che istituisce la CEE ha richiesto agli stati membri di eliminare o rivedere delle importanti leggi e regolamenti nazionali. E’ anche necessario che i governi eliminino le normative nazionali, favorendo le industrie nazionali e la cooperazione in settori in cui tradizionalmente avevano agito in modo indipendente.

Significativamente, le riforme del mercato comune non si estendevano ad un solo settore, ma a tutti. La CEE ha stabilito quattro principali istituzioni che la disciplinano: una commissione, un consiglio dei ministri, un’assemblea e un tribunale.

La Commissione, comunemente indicata con il nome di Commissione europea, consiste in un servizio permanente diretto da dei commissari. Ha tre funzioni principali, ovvero formulare le politiche comunitarie, monitorare il rispetto delle decisioni della comunità e controllare l’esecuzione del diritto comunitario. Inizialmente, i commissari erano nominati per la durata di quattro anni, poi estesa a cinque.

La Commissione è presieduta da un presidente, che viene selezionato dai capi di stato o di governo dei membri dell’organizzazione. Il presidente nomina i responsabili delle direzioni generali, che gestiscono i settori specifici, come l’agricoltura, la concorrenza, l’ambiente, e la politica regionale.

Per tutti gli anni 1970 e per gli anni 80 la CEE gradualmente ampliato la sua appartenenza e la sua portata. Nel 1973 sono stati ammessi il Regno Unito, la Danimarca e l’Irlanda, la Grecia nel 1981 e il Portogallo e la Spagna nel 1986.

Nel prossimo articolo continueremo a parlare ancora della storia della Comunità Europea andando a vedere l’Atto Unico Europeo, che ha ampliato notevolmente le potenzialità della CEE.

La storia dell’Unione Europea, le origini

Quando facciamo Forex, tutti i giorni si sente parlare di Unione Europea. Non tutti però sanno da dove questa unione di stati arriva e perché sia stata creata. L’organizzazione internazionale che comprende 27 paesi europei e ha un governo comune per le politiche economiche, sociali e di sicurezza era originariamente limitata all’Europa occidentale. L’UE si è poi ampliata per includere molti paesi dell’Europa centrale e orientale.

Al momenti i membri dell’UE sono, in ordine alfabetico, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania , Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

L’UE è stata creata ufficialmente con il trattato di Maastricht del 1° novembre 1993. L’obiettivo era quello di voler valorizzare l’integrazione politica ed economica attraverso la creazione di una moneta unica, attraverso una sola politica estera e di sicurezza, con dei diritti di cittadinanza comune e migliorando la cooperazione in materia di immigrazione, giudiziaria e in termini di affari.

L’UE rappresenta uno di una serie di sforzi per integrare l’Europa, dalla Seconda guerra mondiale. Alla fine della guerra, molti paesi dell’Europa occidentale hanno cercato più stretti legami economici, sociali e politici per poter raggiungere la crescita economica e avere la sicurezza militare, anche al fine di promuovere una riconciliazione duratura tra la Francia e la Germania.

A tal fine, nel 1951 i leader di sei paesi, Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Germania Occidentale, hanno firmato il Trattato di Parigi, entrato in vigore nel 1952, fondando la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Il Regno Unito era stato invitato a partecipare la CECA e nel 1955 ha inviato un rappresentante per osservare le discussioni sul suo sviluppo, ma il governo laburista di Clement Attlee ha rifiutato l’adesione, a causa di una varietà di fattori, tra cui il desiderio di mantenere l’indipendenza economica. La CECA ha creato una zona di libero scambio per le diverse risorse chiave economiche e militari, come carbone, coke, acciaio, rottami, e minerale di ferro.

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