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Non esiste solo una crescita economica!

Anche chi opera nel settore da anni saprà che ad una crescita economica corrisponde anche decrescita, motivo per cui, quest’ultima verrà solitamente indicata come un vero e proprio rallentamento economico, al quale non si potrà proprio evitare di andare incontro.

Si tratta di ben due dinamiche che in un modo o nell’altro risultano essere responsabili delle numerose attività che si registrano in tutto il mondo e di conseguenza influiscono attivamente con le sorti della nazione stessa, in modo positivo o in modo negativo.

Crescita economica in mercati differenti

I mercati, come abbiamo ripetuto più volte, solo per alcuni aspetti sono differenti fra loro, motivo per cui, non sempre le regole sono valide ed applicabili a tutti, ma è bene tenere sempre a mente che ad ogni azione corrisponde una reazione; se analizziamo alcune realtà, come ad esempio quelle relative a paesi importanti che sono cresciuti nel tempo, noteremo che tutti hanno pur sempre attraversato un periodo d’inflazione, il quale ha portato senza ombra di dubbio a prezzi più alti per tutti i consumatori, così come anche a prezzi cresciuti in maniera incredibile se ci riferiamo alle materie prime, le quali vengono utilizzate giornalmente per creare ed affrontare una valida distribuzione di tutti i prodotti.

La crescita economica fa parte di un ciclo!

Sarà semplice capire che crescita economica e decrescita appartengono ad un ciclo ben preciso, il quale si potrà notare chiaramente quando i tassi d’interesse, nonostante siano elevati, da un giorno all’altro causeranno un effetto di repressione sull’inflazione stessa, con tanto di rallentamento della crescita.

Se ci pensiamo bene stiamo pur sempre parlando di un equilibrio incerto, questo perchè le nazioni non sono delle perfette oasi di pace, anzi, esse sono collegate in modo diretto a determinati mercati finanziari globali ed ai giorni nostri, attraverso internet, tutto risulta essere decisamente più amplificato, motivo per cui sarà importante porre decisamente maggiore attenzione.

Osservando l’economia, al di la della crescita sarà possibile notare alcuni particolari degni di nota, a partire dal fatto che quando si verifica un rallentamento vero e proprio, si andrà a registrare anche un domanda decisamente più bassa se ci riferiamo a determinati beni, come ad esempio il petrolio!

Si innesca dunque un processo davvero interessante, con una decrescita ed un conseguente calo del valore azionario, ma questi sono solo particolari che dovrete tenere ben a mente, perchè vi aiuteranno a crescere nel sempre più grande mondo delle opzioni binarie, ottenendo nel tempo risultati non di poco conto!

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NELLA CRESCITA ECONOMICA DEL PAESE NON ESISTE SOLO IL NORD DEL PAESE

Stiamo sempre più assistendo ad una crescita di aree del nord del Paese che stanno diventando giorno dopo giorno gli unici riferimenti della crescita del Paese, come testimoniano i dati riportati su La Repubblica, il giorno 17 aprile, relativi al triangolo Milano – Bologna – Padova. Apprendiamo, inoltre, sistematicamente dall’ISTAT che in cinque realtà regionali (Piemonte, Vale d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna) si movimenta oltre il 67% di merci e si produce oltre il 60% del Prodotto Interno Lordo del Paese.

Proviamo allora ad immaginare assetti produttivi diversi, proviamo ad immaginare forme di solidarietà e di cooperazione tra ambiti regionali diversi tra quelli geograficamente ubicati nell’area settentrionale del Paese, ad esempio, al bipolo Lombardia – Lazio, il PIL della Regione Lombardia incide per circa il 22% nella formazione del PIL nazionale mentre il PIL della Regione Lazio incide per l’11%. Senza dubbio la Regione Lombardia ha raggiunto una soglia massima di crescita, la Regione Lazio però potrebbe, se si interviene nel comparto della logistica, in quello dei servizi di trasporto e quelli legati alla ottimizzazione del settore agro alimentare, raggiungere, addirittura, il 15%, così facendo le due Regioni insieme potrebbero assicurare un terzo del PIL del Paese.

Soffermiamoci dunque a verificare quali potrebbero essere le iniziative capaci di ribaltare in modo sostanziale la logica che ormai vede il nord come motore unico della economia del Paese. Diventa, pertanto, necessario innanzitutto identificare le aree che consentirebbero una crescita dall’attuale 11% al 15% della Regione Lazio e per questo sarebbe opportuno cercare di intervenire su alcune particolari aree tra cui appunto quelle legate ai servizi di trasporto, alla logistica e alla offerta turistica. La programmazione e la gestione dei servizi dovrebbe avvenire grazie ad una vera reinvenzione della offerta trasportistica sia su ferro che su gomma, ricorrendo a forme di abbonamento agevolato molto più vantaggioso dell’attuale “Metrebus”. Un piano della mobilità dell’intero sistema laziale capace di ridimensionare le forti diseconomie presenti nella città di Roma. Oggi il costo della congestione nell’area metropolitana di Roma supera (dati 2020) 1.800 milioni di euro e i costi subiti dalle famiglie laziali nel 2020 per muoversi all’interno delle aree urbane ha superato i 3,2 miliardi di euro, due dati che da soli impongono il ricorso ad una azione mirata dello Stato solo per la Regione Lazio.

In merito alla logistica è opportuno ricordare i nodi strategici non utilizzati o utilizzati male:

  • centri intermodali di Fondi, Pomezia, Passo Corese – Roma Nord, Orte,
  • porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta
  • aeroporti di Fiumicino e Ciampino

Questa inadeguata organizzazione della offerta è causa di una grave criticità: da molti anni assistiamo ad un dato macro economico davvero preoccupante, un dato che da oltre quindici anni ricorre nei resoconti della Regione e su cui le Amministrazioni che si sono succedute non sono intervenute. Nella Regione si movimentano annualmente circa 100 milioni di tonnellate di merce e ciò produce margini per le attività logistiche pari a circa 2 miliardi di euro, nel Lazio di tale valore rimane appena il 5 – 7% il resto viene assorbito da società esterne alla Regione. In tal modo si incentiva non il PIL regionale ma il PEL (Prodotto Esterno Lordo).

In merito alla offerta turistica non possiamo sottovalutare le interdipendenze tra Roma e le aeree urbane di Firenze e di Napoli; non possiamo, cioè, sottovalutare la ricchezza dei siti archeologici e architettonici ubicati in tali aree e la attuale possibilità di collegarli con modalità di tipo metropolitano.

Se si collegasse il nodo aeroportuale di Fiumicino con la rete ad Alta Velocità o se l’attuale collegamento ferroviario venisse trasformato in collegamento di tipo metropolitano (frequenza 5 – 10 minuti) allora indiscutibilmente si realizzerebbe una offerta turistica davvero irripetibile al mondo (un’ora da Napoli e un’ora e quindici minuti da Firenze).

Attuate queste linee strategiche ed ottenuta una crescita del PIL della Regione Lazio potrebbe in fine prendere corpo una interessante proposta di Accordo di Solidarietà con la Regione Lombardia per il superamento di fasi critiche nella redazione e nella approvazione dei bilanci regionali. Non una macro regione geografica, ma una azione innovativa in termini geoeconomici.

Potrebbe prendere corpo una operazione già definita nel 2004 da cinque Regioni (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia) con la sottoscrizione dell’Accordo di Solidarietà finanziaria. Purtroppo all’epoca non si trasformò quella iniziativa politica in azione strategica strutturale, oggi potrebbe invece essere utile costruire un accordo tra due Regioni che, con il loro PIL, sono senza dubbio il motore portante della economia del Paese e che potrebbero dare vita ad un Fondo Rotativo capace di supportare finanziariamente anche investimenti infrastrutturali di interesse comune, come impianti aeroportuali e reti metropolitane.

Sono idee e proposte forse lontane dalla realtà o addirittura utopiche, però, da troppo tempo, ci stiamo abituando a “non pensare”.

Mondiali-nomics: esiste una relazione tra vittoria e crescita economica?

Il presidente francese Emmanuel Macron con Vladimir Putin e il presidente della Croazia Kolinda . [+] Grabar Kitarovic alla finale di Mosca

Matthias Hangst/Getty Images

“Il giorno della gloria è arrivato”. Così il più longevo quotidiano francese, Le Figaro, reagiva alla vittoria della coppa del mondo. La Francia, la squadra con il più alto valore di mercato del mondiale, ha condotto un torneo quasi perfetto: 6 vittorie (contro Australia, Perù, Argentina, Uruguay, Belgio e Croazia), 1 solo pareggio (uno scialbo 0-0 contro la Danimarca), primo posto nel girone, un totale di 14 gol fatti, solo 6 gol subiti, nessun tempo supplementare affrontato e tante star in campo, da Mbappe a Griezmann, passando per Pogba, Kante e Varane.

Nonostante fosse tra le favorite, in pochi si aspettavano una vittoria così netta: l’Argentina di Messi, Dybala e Aguero; il Brasile di Neymar, Douglas Costa e Coutinho; la Germania di Ozil, Müller e Kroos; e la Spagna di Ramos, Pique e Iniesta erano da molti considerate le vere pretendenti al titolo.

Ora che la coppa è tornata nuovamente a Parigi (20 anni dopo la prima vittoria), la domanda che tanti tifosi ed economisti si pongono è la seguente: che effetto macroeconomico – in termini di crescita reale del Pil – tende ad avere una vittoria del Mondiale? Nel 2006 questo interrogativo è stato analizzato da Abn Amro, uno dei principali istituti di credito olandesi. All’interno di un breve report intitolato “Soccer-nomics” gli analisti di Abn Amro indicavano proprio il nostro Paese come potenziale vincitore di quella coppa del mondo. Oltre alla nostra nazionale lo studio indicava come altra probabile squadra vincitrice la Germania. Le loro previsioni ci portarono fortuna. La Germania, invece, si classificò terza, battendo nella finalina il Portogallo.

Vista la bontà di quel pronostico, riprendendo il semplice modellino statistico utilizzato da Abn Amro e aggiornando la lista redatta dalla banca olandese con le coppe del mondo 2006, 2020, 2020 e 2020, si possono esaminare alcuni dati interessanti. Osservando le ultime tredici edizioni dei Mondiali di calcio, da Messico 1970 a Russia 2020, si può notare, ad esempio, come, anno su anno, la crescita reale del Pil dei vincitori sia, in media, maggiore dello 0,77% rispetto all’anno precedente. Per quanto invece riguarda i secondi classificati, la loro crescita reale del Pil rimane, di fatto, inalterata rispetto all’anno precedente (un quasi impercettibile diminuzione dello 0,05%).

Da un lato si può forse parlare, come fanno i ricercatori di Abn Amro , di un effetto “winners-take-it all” causato principalmente da un miglioramento della fiducia dei consumatori. Dall’altro lato è importante ricordare che una correlazione (qualunque essa sia) non equivale a una relazione causa-effetto.

Per farvi capire meglio cosa intendo potete cliccate qui ed osservare alcune delle correlazioni spurie più simpatiche. La potenziale correlazione evidenziata nella rielaborazione dei dati riguardanti Mondiali e crescita economica non risulta essere particolarmente alta. Sulle tredici coppe del mondo analizzate, infatti, in ben 4 casi (30% del totale) la nazione che ha assistito al trionfo della propria squadra, ha visto successivamente la crescita reale del Pil diminuire. Nel 1974 e nel 1978 riscontriamo due delle principali eccezioni alla regola del “winners-take-it all”. Infatti, sia nel 1974 (vittoria della Germania dell’Ovest di Gerd Müller), sia nel 1978 (vittoria dell’Argentina di Mario Kempes) le due economie hanno registrato rispettivamente una brusca frenata dopo che le loro squadre sono salite sul tetto del mondo. Interessante sottolineare come nel 1978 l’economia argentina si contrasse addirittura del 4,5%, entrando in recessione. In 5 casi, invece, come ad esempio nel 1990 o nel 2020, la crescita reale del Pil della seconda classificata è stata maggiore rispetto a quella della nazione vincitrice.

Detto questo, durante tutte le 8 edizioni dei Mondiali tenutesi tra il 1986 ed il 2020 le nazioni che hanno vinto il trofeo hanno sempre migliorato la crescita reale del Pil rispetto all’anno precedente. Guardando all’ultima vittoria italiana, nel 2006 il nostro Pil riportò un aumento di oltre il 2%. Questa crescita reale del Pil fu di oltre un 1 punto percentuale più alta rispetto a quella del 2005 e rimane il tasso di crescita più alto registrato negli ultimi 17 anni.

Questo trend positivo dovrebbe essere confermato anche quest’anno. Le più recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale indicano per la Francia un incremento del Pil reale del 2,1% per l’anno in corso, ovvero lo 0,3% in più rispetto al 2020. I prossimi mesi ci diranno se questo tasso di crescita aumenterà ancora di qualche decimo grazie a una più alta fiducia dei consumatori o se, come ci spiegano molti economisti, è meglio non illudersi troppo. In fondo, è giusto ricordare che lo studio di Abn Amro non cerca di isolare l’effetto della vittoria sul Pil dopo aver tenuto in considerazione tutte le altre variabili che determinano la performance di un’economia di un Paese. Insomma, un gol di troppo, a volte, può portare – economicamente parlando – poca fortuna.

È ricercatore PhD in Strategic and Organisation Management presso la University of Strathclyde. In precedenza ha lavorato come Google Fellow presso l’Istituto Bruno Leoni…

È ricercatore PhD in Strategic and Organisation Management presso la University of Strathclyde. In precedenza ha lavorato come Google Fellow presso l’Istituto Bruno Leoni e come European Policy Fellow presso l’Institute of Economic Affairs. Ha studiato International Business alla University of Strathclyde, Otto Beisheim School of Management e London School of Economics. Ha ottenuto un Master (MSc) in economia dello sviluppo presso la University of Glasgow.

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