Le difficolta del Giappone

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AgiChina – Le sfide e le difficoltà del Giappone

Conduce Valeria Manieri (Radio Radicale).

In collegamento da Pechino Francesco Radicioni per Radio Radicale ed Eugenio Buzzetti per AgiChina.

Ospite: Axel Berkofsky, docente presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia e presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) Tema: Le sfide e le difficoltà del Giappone Coordinamento redazionale per AgiChina, Alessandra Spalletta www.radioradicale.it – www.agichina.it [email protected]

Puntata di “AgiChina – Le sfide e le difficoltà del Giappone” di mercoledì 8 febbraio 2020 condotta da … Valeria Manieri che in questa puntata ha ospitato Francesco Radicioni (corrispondente e collaboratore di Radio Radicale), Eugenio Buzzetti (corrispondente da Pechino del portale online AGI China), Axel Berkofsky (docente presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia e all’ISPI).

Tra gli argomenti discussi: Abe, Asia, Cina, Difesa, Economia, Esteri, Estremo Oriente, Geopolitica, Giappone, Sicurezza, Tpp, Trump, Usa.

La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 31 minuti.

Francesco Radicioni

corrispondente e collaboratore di Radio Radicale

Eugenio Buzzetti

corrispondente da Pechino del portale online AGI China

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Axel Berkofsky

docente presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia e all’ISPI

Il Giappone mette a nudo le difficoltà delle Banche centrali: la ‘cassetta degli attrezzi’ rischia di svuotarsi

Dopo aver disseminato dubbi riguardo un suo intervento in tackle scivolato da terzinaccio anni Ottanta sul prezzo dell’oro, la Bank of Japan ha deciso che la situazione era tale da necessitare il gioco a carte scoperte.

Poco prima che le piazze asiatiche aprissero le contrattazioni della nuova settimana, la Banca centrale nipponica con un comunicato aveva reso noto che avrebbe sostenuto il mercato con tutti i mezzi a sua disposizione in questo momento di difficoltà. Detto fatto, questo grafico mostra come dalle parole si sia passati ai fatti senza soluzione di continuità:

stando a dati ufficiali diffusi da Tokyo e rilanciati dalla Reuters, la BoJ ha infatti acquistato Etf azionari per un controvalore di 100,2 miliardi yen (926 milioni di dollari), in deciso rialzo dal range 72-74 miliardi degli acquisti abitualmente operati per sostenere artificialmente il Nikkei.

Questo secondo grafico, però, mette la questione in prospettiva, soprattutto alla luce di un contesto ormai pandemico che non mostra un arco temporale di risoluzione chiaro.

Da quando ha cominciato il proprio programma di acquisti nel 2020 e dopo l’accelerazione dello stesso del 2020, la Bank of Japan si ritrova già oggi a detenere circa l’80% di tutti gli Etf azionari del mercato nipponico. Di fatto, l’Unione Sovietica del libero mercato.

Il rischio? Al di là della compressione dei titoli inseriti in quegli Etf a ogni step incrementale degli acquisti, c’è la forte probabilità che con l’andare del tempo sia la stessa liquidità del mercato ad andare in sofferenza fino a un possibile crunch. Ovvero, esattamente come per l’obbligazionario sovrano che non ha più domanda che vada oltre quella della Banca centrale, così anche il Nikkei rischia di diventare un indice di Stato con la Boj come acquirente di unica istanza: quindi, senza trading reale, né price discovery degli assets che in esso vengono trattati.

Ma in ossequio al fatto che un grafico parli più di mille parole, questo altro mostra il motivo reale che pare aver indotto anche Ocse e Commissione Ue a rompere gli ultimi indugi e votarsi al pessimismo della ragione:

con il bond Usa a 30 anni che viaggiava intorno all’1,38% di rendimento e quello benchmark a 10 anni addirittura in area 1%, la dinamica fra Pmi manifatturiero globale e appunto yield dei titoli statunitensi pare un chiaro monito all’azione.

Perché se per caso il re-couple fra i due trend, come tutto lascia intendere, fosse al ribasso da parte del Pmi, allora servirebbe davvero uno shock. Tanto più che all’apertura del trading in Asia, i futures euro-dollaro prezzavano un taglio dei tassi da parte della Fed di 75 punti base alla prossima riunione del Consiglio prevista il 18 marzo e di altri 38 in aprile.

Di fatto, la strada per un crollo ulteriore dei rendimenti. Non a caso, Rabobank nel suo report diffuso nel fine settimana parlava dell’ipotesi di un decennale Usa sotto l’1% di rendimento come di un epoch-marking moment.

Il rischio, anche in questo caso, se la Fed davvero agisse da qui a pochi giorni? Primo, inviare al mercato un pericoloso segnale riguardo la veridicità del livello attuale degli indici, almeno per quanto riguardo il valore sottostante. Secondo, il fatto che in questo modo la Fed venga vista come un’istituzione intenzionata a supportare bolle sugli assets. Ma qualcosa, inevitabilmente, già si è mosso. Lo dimostra questo ultimo grafico, relativo agli acquisti della Bce nel mese di febbraio in seno al Qe: dopo la reazione della Bundesbank, infatti, pare che Christine Lagarde abbia ricalibrato l’intervento, visto che la quota parte dedicata ai bond corporate (PSPP) è salita a 5,7 miliardi di controvalore, il 25% del totale a fronte del 60% ancora a favore dei bond sovrani.

Se la situazione macro, come il terribile dato manifatturiero cinese di febbraio lasciava intendere, dovesse aggravarsi ancora, quella percentuale potrebbe salire ancora, a tutto beneficio delle aziende tedesche e francesi, storicamente le più avvezze all’utilizzo della facility di finanziamento Bce per il settore privato?

E se sì, per quale controvalore calerebbe invece la magnitudo dello scudo sugli spread garantita dagli acquisti sovrani, inviando potenzialmente scossoni sui debiti più sensibili come quello italiano, già oggi con il Btp in netto aumento di differenziale sul Bund?

Insomma, la prima giornata di trading dopo la settimana peggiore dal 2008 per i mercati mondiali, ci dice tre cose.

  • Primo, attenzione – nei prossimi giorni e settimane, soprattutto se dal G7 uscisse qualche iniziativa sincronizzata dalle Banche centrali – al cosiddetto dead cat bounce, il rimbalzo del gatto morto garantito da mosse come quelle compiute dalla Bank of Japan o, in assoluta anteprima al mondo, daldirettore generale dell’Oms che, negando ancora il carattere di pandemia al coronavirus, ha invitato i mercati alla calma, ringalluzzendo di colpo una volatile Wall Street, quasi la sua istituzione non avesse altre priorità e obblighi statutari in questo momento.
  • Secondo, la crisi macro e strutturale dell’economia e del commercio rischia di essere molto più dura di quanto non ci stia dicendo la correzione dei mercati equities in atto, come mostra la dinamica fra Pmi e rendimenti Usa. Soprattutto perché, al netto dei proclami o delle mosse concrete già compiute, l’eventuale impatto di un intervento delle Banche centrali oggi è tutto da valutare, al di fuori dei rimbalzi pavloviani da algoritmo degli indici. Non fosse altro perché il mercato è ormai assuefatto da oltre dieci anni di Qe pressoché strutturale, quindi sorprenderlo appare arduo, anche alla luce del minor numero di opzioni rimaste nell’arsenale. Anzi, per dirla con Mario Draghi, nella cassetta degli attrezzi.
  • Terzo, proprio un calembour che circola fra gli italiani che lavorano nella City e che riguarda l’ex numero uno della Bce, a detta di molti l’uomo che avrebbe convinto Christine Lagarde a cambiare la capital key degli acquisti nel mese di febbraio, su diretta richiesta della Germania: il Dragone ha portato il coronavirus in Italia. E il coronavirus porterà Draghi. La battaglia italiana in sede europea per andare oltre i 3,6 miliardi innescherà una dinamica stile 2020? In parecchi, scommettono sottovoce di sì.

Formula 1: Charles Leclerc ammette le difficoltà vissute in Giappone

Charles Leclerc parla delle difficoltà vissute in Giappone e ammette che per lui quello del Gp di Suzuka è stato un week end “diverso”

Il giovane pilota della Ferrari Charles Leclerc ha rivelato che è stato un “weekend diverso” per lui, personalmente, al Gran Premio del Giappone, con il 21enne che ha ricevuto 10 secondi per la sua collisione con Max Verstappen.

Leclerc ha costretto Verstappen a lasciare la pista nel giro di apertura della gara a Suzuka, con l’olandese che alla fine ha dovuto ritirarsi dalla gara. Il pilota monegasco si è goduto una fantastica stagione di debutto come pilota Ferrari, essendo questa solo la sua seconda stagione in Formula 1, ma ha ammesso che la gara in Giappone è stata un’esperienza “diversa” per lui a livello personale.

Charles Leclerc ha rivelato che è stato un “weekend diverso” per lui, personalmente, al Gran Premio del Giappone

“È stata una gara difficile. All’inizio ho commesso un errore e ho avuto un contatto con Max Verstappen alla curva 1, che purtroppo ha compromesso entrambe le nostre gare e la mia ala anteriore è stata danneggiata “, ha detto Leclerc. “Ho cercato di trarne il meglio andando avanti. Dopo la prima fermata, quando la mia ala anteriore è stata cambiata, ho dato il massimo. Ho cercato di recuperare il maggior numero di posizioni possibili.

Anche se è stato abbastanza divertente superare altre vetture e lottare su per il campo, P7 non è il nostro obiettivo o un risultato di cui siamo soddisfatti. Nel complesso è stato un fine settimana diverso e non vedo l’ora di poter tornare a casa con risultati ancora migliori nelle prossime gare”, ha concluso Charles Leclerc. Si spera ovviamente che già dal prossimo Gran Premio di Formula 1 del Messico le cose possano nettamente migliorare per il giovane pilota monegasco della Ferrari che vuole vincere altri Gran Premi prima di concludere la sua stagione.

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