L’UE affronta la questione bilancio

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L’UE affronta la questione bilancio

Per l’Europa, in questo periodo, affrontare il problema del bilancio UE per i sette anni che vanno dal 2020 al 2020, può essere addirittura cruciale. Soprattutto in un momento caratterizzato dalla crisi di tutti i paesi della zona euro.

Il bilancio europeo per i sette anni che vanno dal 2020 al 2020 è molto complesso da affrontare, mentre tutti i paesi, soprattutto considerando la crisi preponderante nelle zone periferiche, sono convinti che la strada dell’austerità e delle riforme sia da condividere.

Pesa però l’incertezza politica, in grado di condizionare la posizione del Vecchio Continente sui mercati internazionali. L’Europa, in questo momento, rischia di nuovo il collasso, per cui tutti confidano nella possibilità di trovare strumenti alternativi e una exit strategy di tutto rispetto.

Ad alterare ancora di più la tranquillità dell’Eurozona, poi, ci pensa Angela Merkel. La Cancelliera spiega che le posizioni dei vari paesi dell’UE sono ancora molto lontane tra loro e sarà difficile arrivare così ad un accordo proficuo. Sarebbe invece fondamentale definire quanti soldi spendere in quanto tempo. L’unica certezza è la solidarietà dei paesi che i soldi dell’Eurozona sostanzialmente li ricevono.

Anche Cameron contesta la situazione spiegando che le proposte fatte a novembre e rimaste intatte, sono troppo alte per arrivare ad un accordo. Intanto dalla Francia arriva l’appello di Hollande ad insistere su agricoltura e coesione.

L’UE affronta la questione bilancio

Nella storia l’uomo migra da sempre. L’approdo sulle rive dell’Europa è un fine che le persone perseguono per motivi diversi e per vie diverse: cercando percorsi legali ma anche rischiando la vita, vogliono fuggire dall’oppressione politica, dalla guerra e dalla povertà oppure ricongiungersi con i familiari e migliorare le proprie condizioni di vita attraverso il lavoro e l’istruzione.

Nel 2020 e nel 2020, L’Unione europea (UE) ha registrato un afflusso senza precedenti di rifugiati e migranti. Oltre un milione di persone ha raggiunto l’Unione europea, di cui la maggior parte in fuga dalla guerra e dal terrore che imperversano in Siria e in altri paesi.

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L’UE ha deciso una serie di misure per far fronte alla crisi, alcune delle quali cercano di eliminarne le cause profonde mentre altre prevedono un notevole incremento degli aiuti alle persone che necessitano di assistenza umanitaria, sia all’interno che all’esterno dell’UE. Si sta procedendo a ricollocare i richiedenti asilo già presenti in Europa, a reinsediare le persone in stato di necessità provenienti da paesi vicini e a rimpatriare quanti non soddisfano le condizioni per ottenere asilo. Grazie al potenziamento della sicurezza alle frontiere, l’UE lotta contro il traffico di migranti e offre a questi ultimi modalità sicure per entrare legalmente nell’UE.

COS’È LA CRISI MIGRA­TO­RIA?

Molte persone in cerca di protezione internazionale vengono nell’UE per chiedere asilo. Si concede protezione a quanti fuggono dal loro paese di origine e non possono ritornarvi a causa di un fondato timore di persecuzione o del rischio di subire gravi danni. L’UE ha l’obbligo giuridico e morale di proteggere le persone in stato di necessità, mentre è competenza degli Stati membri esaminare le domande di asilo e decidere chi riceverà protezione.

La Commissione lavora in particolare per garantire che siano adottate le opportune misure di protezione dei minori, un problema la cui soluzione è diventata sempre più urgente in quanto è in crescita il numero di minori migranti, in particolare non accompagnati. Questi ultimi sono estremamente vulnerabili e richiedono una particolare attenzione.

Ma non tutti coloro che arrivano in Europa necessitano di protezione: molti lasciano le loro case per tentare di migliorare le proprie condizioni di vita. Questi sono spesso indicati come migranti economici: se non possono legittimamente invocare protezione, i governi nazionali hanno l’obbligo di garantirne il ritorno (volontario o coatto) nel paese di origine o in un altro paese sicuro attraverso il quale sono transitati.

Migliaia di persone hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere l’UE. Quasi il 90 % dei rifugiati e dei migranti ha pagato organizzazioni criminali e trafficanti di esseri umani per riuscire ad attraversare le frontiere.

Garantire alle persone cibo, acqua e alloggio costituisce un peso enorme per le risorse di alcuni Stati membri dell’UE, in particolare per la Grecia e l’Italia, che sono i primi paesi di arrivo nell’UE per la grande maggioranza dei rifugiati e dei migranti.

In un’ampia parte del territorio dell’UE (lo spazio Schengen) i cittadini possono circolare liberamente senza controlli alle frontiere interne, ma il flusso di migranti ha portato alcuni Stati dell’UE a ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere con gli altri Stati Schengen.

COSA FA L’UE

Testimonianze di persone che hanno beneficiato della ricollocazione

Negli ultimi vent’anni l’Unione europea ha introdotto alcune tra le norme comuni più avanzate al mondo in materia di asilo e, nell’ultimo biennio, la politica migratoria europea ha fatto passi da gigante grazie all’attuazione dell’agenda europea sulla migrazione, proposta dalla Commissione europea nel maggio 2020.

Una risposta europea alla sfida lanciata alla nostra generazione Fonte: Commissione europea

Salvare vite umane

L’UE ha potenziato la sua capacità di condurre operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e di lottare contro le reti criminali: triplicando le risorse disponibili, nel 2020 e nel 2020 ha contribuito a salvare più di 400 000 persone. Sono stati arrestati oltre 2 000 trafficanti e scafisti e si è proceduto al sequestro di 375 imbarcazioni.

Affrontare le cause profonde della migrazione

L’UE collabora con cinque paesi africani di origine e di transito (Etiopia, Mali, Niger, Nigeria e Senegal). La cooperazione dell’UE con il Niger, ad esempio, contribuisce a ridurre il flusso di transito attraverso il Sahara: l’UE sostiene il lavoro autonomo nelle zone di transito, finanzia sei centri di accoglienza per migranti vulnerabili e offre sostegno pratico sul campo per contrastare la tratta e il traffico di esseri umani.

Ridurre i flussi

Con la dichiarazione UE-Turchia del marzo 2020 si intende arrestare il flusso incontrollato di migranti attraverso il Mar Egeo e si prevedono anche modalità con cui i rifugiati possano entrare legalmente in Europa. Il numero di rifugiati e migranti provenienti dalla Turchia si è di conseguenza notevolmente ridotto: da un picco di 10 000 arrivi in una sola giornata nell’ottobre 2020, la media è scesa in Grecia a meno di 74 arrivi al giorno dal marzo 2020.

L’UE e la Turchia hanno concordato che i migranti irregolari che, arrivati sulle isole greche dalla Turchia, non presentano domanda di asilo o la cui domanda non è stata accettata possono essere rinviati in Turchia. Per ogni cittadino siriano che, dopo un attraversamento irregolare, è rinviato in Turchia dalle isole greche l’UE accoglie dalla Turchia un cittadino siriano che non ha cercato di entrare nell’UE in modo irregolare. Entro il 21 luglio 2020, a norma di questa disposizione erano stati reinsediati nell’UE 7 807 rifugiati Siriani in provenienza dalla Turchia.

L’UE ha fornito assistenza a Grecia e Italia per la creazione dei cosiddetti «punti di crisi» volti ad aiutare le autorità di questi paesi a gestire più efficacemente i flussi migratori in arrivo. Contestualmente, l’UE ha anche inviato esperti degli Stati membri per esaminare, identificare e registrare le persone in arrivo, nonché per informarle del loro diritto di chiedere protezione internazionale.

L’UE ha aumentato il tasso di rimpatrio nei paesi di origine dei migranti irregolari che non hanno diritto a rimanere nell’UE. Gli Stati membri hanno convenuto di applicare più attivamente le norme sul rimpatrio e l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) li aiuterà coordinando i voli di rimpatrio. L’UE sta inoltre assistendo gli Stati membri mediante la conclusione di accordi di rimpatrio con i paesi terzi interessati.

Proteggere le nostre frontiere

Nell’ottobre 2020 è stata inaugurata la guardia di frontiera e costiera europea che permette all’Europa di proteggere le frontiere esterne comuni e di affrontare assieme le nuove sfide in materia di migrazione e sicurezza. A sostegno degli Stati membri sono stati spiegati oltre 1 550 agenti sulle frontiere esterne, in aggiunta alle oltre 100 000 guardie di frontiera nazionali.

Attraversamenti quotidiani dalla Turchia alla Grecia Fonte: Commissione europea

Aprire canali sicuri

Nel 2020 è stato istituito un meccanismo di ricollocazione di emergenza, con il quale gli Stati membri dell’UE si sono impegnati a ricollocare persone dalla Grecia e dall’Italia verso altri paesi dell’UE. Entro il 21 luglio 2020, erano state ricollocate in 24 Stati partecipanti oltre 24 000 persone, di cui 16 774 dalla Grecia e 2 675 dall’Italia. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado di ricollocare tutte le persone ammissibili entro la fine del 2020.

L’UE intende inoltre predisporre modalità di ingresso sicuro e legale nel proprio territorio affinché i richiedenti asilo e i rifugiati non debbano rischiare la vita affidandosi a scafisti e trafficanti. Un programma di reinsediamento volontario concordato dagli Stati membri prevede il trasferimento di 22 500 persone da paesi terzi. Entro luglio 2020 sono state reinsediate circa 16 500 persone in 21 Stati di reinsediamento.

Solidarietà all’interno e all’esterno

Per far fronte alla crisi migratoria durante il periodo 2020 sono stati stanziati dal bilancio dell’UE 17,7 miliardi di euro, di cui 10,3 miliardi di euro per finanziamenti previsti al di fuori dell’UE comprendenti 2,7 miliardi di euro in aiuti umanitari, 600 milioni di euro al Fondo fiduciario per la Siria (noto anche come Fondo MADAD) e 2,4 miliardi di euro al Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa.

Gli aiuti umanitari concessi dall’UE aiutano i rifugiati e i migranti in paesi terzi quali l’Iraq, la Giordania, il Libano e la Turchia. Al fine di sostenere uno strumento per i rifugiati in Turchia, l’UE e i suoi Stati membri hanno già stanziato 2,2 miliardi di euro per l’assistenza umanitaria e non umanitaria. A partire da giugno 2020 sono stati firmati 48 progetti per un valore di oltre 1,6 miliardi di euro, di cui 811 milioni già erogati.

Considerando la risposta della comunità internazionale alla crisi della Siria, l’UE risulta il principale donatore, con 9,4 miliardi di euro già stanziati per l’assistenza umanitaria e gli aiuti allo sviluppo.

Bilancio UE, aperti i lavori

BELGIO – Bruxelles. Iniziata la due giorni a Bruxelles che affronta la questione sul bilancio dell’Unione Europea per gli anni 2020. Anche se sono ancora molte le divergenze sul mea tra i vari membri dell’Unione europea.

Scandaloso lo sciopero indetto da chi lavora a Bruxelles, soprattutto alla luce dei dati sui loro stipendi: 4000 funzionari di alto e medio livello, che lavorano a Bruxelles, percepiscono un stipendio più alto del premier britannico David Cameron o della Cancelliera tedesca Angela Merkel, ciascuno dei quali guadagna oltre 16 mila euro al mese. Per non parlare poi dei bonus e benefici. Tra le spese inutili della burocrazia europea la Corte dei Conti Europea ha denunciato, lo scorso anno lo spreco di 5 miliardi di euro. Tra i progetti inutili la costruzione del porto in Sicilia, la pista da sci in Danimarca. Lo stesso riguarda anche il progetto che prevede il trasferimento delle sedi del Parlamento Europeo, attualmente dislocate in tre città diverse. I principali donatori, e cioè Germania e Francia, vogliono che vengano ridotte le spese (la Commissione europea ha chiesto 1 trilione di euro). Al tempo stesso Parigi vuole mantenere le sovvenzioni all’agricoltura che riceve attualmente, mentre Londra non intende rinunciare ai benefici di cui gode perché non riceve sovvenzioni. La posizione della Germania resta invariata: la distribuzione delle risorse deve essere mirata. L’obiettivo è quello di arrivare a un bilancio che punti alla crea cita.

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