L’indice della produzione industriale – Opzioni Binarie

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Indice produzione industriale: Guida all’IIP Index

Laureato in Giurisprudenza con Master in Finanza, segue da sempre i principali mercati finanziari mondiali. Appassionato di trading online, scrive di finanza da più di 10 anni.

La produzione industriale (quella che in americano viene citata come IIP idex, Industrial Production Index) è una delle grandezze economiche più importanti, tra quelle che dovremmo seguire inoltre tramite un buon calendario economico.

Perché l’indice di produzione industriale è importante? Che effetti ha sui mercati? I migliori investitori seguono questo indicatore? Va seguito solo per i mercati sui quali operiamo oppure dovrebbe essere seguito anche per le altre economie.

Come abbiamo già anticipato – siamo davanti ad uno dei dati più importanti che possono riguardare un’economia e oggi impareremo a leggerlo e a sfruttarlo in relazione alle nostre operazioni di trading online.

Che cos’è l’indice di produzione industriale?

L’indice di produzione industriale – internazionalmente ormai citato sempre come IPI – è un indicatore mensile che viene diffuso da tutte le principali economie a livello mondiale.

Questo indicatore misura la produzione dell’industria e manifattura, delle miniere e delle attività estrattive, delle compagnie elettriche e dell’energia.

L’indice di produzione industriale: ecco un grafico storico

Si tratta di un indice importante non solo perché indica in modo nudo e crudo il livello di attività industriale di un paese, ma anche perché, quando paragonato con il dato precedente o con lo storico, può fornire indicazioni importanti per il trader, per l’economista e per chi più in generale vuole farsi un’idea sull’andamento di un determinato paese.

Come viene calcolato in genere l’IIP Index di un paese?

Le differenze tra paese e paese esistono, anche per quanto riguarda la misurazione di questo indice.

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Quello che però è comune è il fatto che questo indice viene rilasciato in forma percentuale, come variazione del livello di produzione rispetto al mese precedente.

Inoltre viene in genere diffuso anche un differenziale anno su anno, nel senso che, per fare un esempio, viene paragonato il Giugno dell’anno corrente, rispetto al Giugno dell’anno precedente.

Si tratta di un dato, quello anno su anno, forse ancora più importante, perché appunto tiene conto anche della stagionalità del settore industriale.

Il dato è di quelli molto importanti e che in genere impatta in modo considerevole sull’andamento, di Forex, Borsa e Indici relativi ad un determinato paese.

Puoi verificarlo tu stesso, anche analizzando i grafici in relazione e questo indicatore con un broker che ti offra una buona piattaforma per l’investimento. Puoi farlo con un conto demo su Investous – completamente gratis e ricco di opzioni per leggere i grafici e gli andamenti di mercato anche in relazione a queste notizie.

Anche per singolo settore industriale

In genere i dati sull’IIP vengono rilasciati anche insieme a dati su ogni singolo settore industriale, ovvero IIP che analizzano ad esempio il consumo di gelati, di gas naturale, di cemento, etc.

Si tratta di dati che sono sicuramente meno importanti, ma che possono avere un importantissimo impatto su tutti i mercati di riferimento.

Un esempio: un fortissimo calo nella produzione di manufatti in ferro può avere ripercussioni su tutti i mercati e le aziende relative al settore del ferro industriale.

Come possiamo utilizzare l’indice di produzione industriale per le nostre operazioni di trading?

Questo tipo di indicatori – non ci stancheremo mai di ripeterlo – sono molto importanti non solo per gli economisti, ma anche e soprattutto per chi vuole fare trading online anticipando gli andamenti di mercato.

Come vanno interpretati questi dati? Bisogna tenere conto di diverse questioni:

  1. La produzione industriale è la prima determinante del PIL, nel senso che una variazione dell’IIP finisce in genere per ripercuotersi anche appunto sull’altro dato, che è, come abbiamo sottolineato nel nostro approfondimento, uno dei più importanti per chi fa trading;
  2. La produzione industriale è sempre meno rilevante nelle economie moderne: si tratta di un altro dato di cui tenere necessariamente conto quando parliamo di questo indice. Pensiamo agli USA, dove oggi la produzione industriale è responsabile per meno del 20% del PIL;
  3. In questo dato manca comunque un pezzo importante dell’economia, oltre i servizi: intendiamo dire che anche l’esclusione del settore retail impatta sull’importanza di questo indice per le economie più sviluppate.

Partendo da questi tre concetti, possiamo iniziare a comprendere, anche in autonomia, quali siano le reali ripercussioni di IIP sui principali mercati.

  • Dipende da paese a paese: l’IIP ha un impatto molto più importante sulle economie dove industria e attività estrattive sono più rilevanti, prendi ad esempio la Russia, la Turchia, la Germania, rispetto a paesi dove invece la vocazione per i servizi è più spiccata;
  • Va messa in relazione allo storico e anche alla stagionalità: il dato va comunque interpretato in relazione a quella che può essere la stagionalità propria di un certo settore industriale.

Trattandosi di un indice dalla lettura relativamente complessa, ti consigliamo di leggerlo sempre insieme al grafico relativo. Se non hai ancora un account di trading che ti permetta di accedere a grafici analitici di qualità, puoi sempre aprire un conto demo di trading gratuito.

Te lo offre anche eToro (qui per aprirlo in meno di 1 minuto), per avere a disposizione il miglior modo di comprendere come funziona davvero il calendario economico e i suoi principali eventi.

Conviene seguire l’IIP se investi in Forex?

Assolutamente sì, dei dati positivi rispetto alle aspettative sono segno di un’economia in maggiore salute rispetto a quello che si aspettavano i mercati e dunque si traduce spesso in un rafforzamento della valuta di riferimento sui mercati internazionali.

L’IIP – l’indice di produzione industriale – è uno dei dati che vengono seguiti con maggiore attenzione da chi opera di frequente sui mercati valutari.

Bisogna seguire l’indice di produzione industriale se si investe in borsa e sulle azioni?

Anche in questo caso la risposta non può che essere affermativa. Soprattutto per quanto riguarda le azioni del settore industriale ed estrattivo, questo è uno degli indici più importanti da seguire, se non il più importante.

I dati più dettagliati poi, quelli sui singoli settori, danno una misura ancora più importante dello stato di salute del comparto sul quale stiamo investendo.

Quindi sì, segna questo argomento sul calendario economico e seguilo sempre, soprattutto se sei tra coloro i quali investono con maggiore frequenza proprio sul mercato azionario.

Seguire indice di produzione industriale delle principali economie mondiali

L’indice di produzione industriale è un indice così importante da produrre i suoi effetti anche su mercati geograficamente non correlati.

Che vuol dire questo? Vuol dire che un buon dato sulla produzione industriale USA è in grado di distribuire la sua fiducia anche su mercati geograficamente diversi.

Questo, per chi vuole fare trading, si traduce nella necessità di seguire questo dato specifico per tutte le economie più rilevanti del mondo.

Non si tratta dunque di un dato esclusivamente locale, benché potrebbe sembrarlo, almeno ad un primo sguardo.

Come seguire l’IIP dei principali paesi

Con un buon calendario economico. Tutti i migliori calendari segnano questo tipo di dato. Su MigliorBrokerForex.net troverai comunque tutto quello di cui hai bisogno per leggere e interpretare questo dato, nonché appunto per avere tutte le ultime notizie a riguardo.

Ricordati inoltre che anche in questo caso, a muovere maggiormente gli indici e i mercati sono appunto i differenziali tra le aspettative e il dato reale, come abbiamo d’altronde già visto su tutti gli indicatori economici che abbiamo analizzato sulle nostre pagine.

Ordinativi e produzione industriale

Gli ordinativi e i dati di produzione industriale rappresentano misure utili per fornire un quadro reale di quello che sta accadendo nell’industria di un Paese o di una zona aggregata (come l’area euro). Anche se questi due indicatori non sono probabilmente quelli che hanno la maggiore influenza sul mercato, è comunque necessario rammentare come tali indicatori possono pur sempre fornire segnali importanti che sarebbe opportuno non perdere di vista. Nei prossimi paragrafi cercheremo di svelare per quale motivo è opportuno tenere a mente l’evoluzione di questi indicatori, e quali comportamenti potrebbe essere il caso di adottare sui mercati valutari.

Ordinativi

Gli ordinativi (o ordini di fabbrica) rappresentano un indicatore economico a sua volta scisso in due diversi indicatori: gli ordini di beni durevoli e di beni non durevoli.

Gli ordini di beni non durevoli comprendono prodotti come il cibo, l’abbigliamento, le sigarette e altri prodotti di varia natura. Di contro, gli ordini di beni durevoli sono tutti quelli su prodotti non rapidamente deperibili, e spesso “produttrici” dei beni non durevoli. I dati su tale contesto sono prodotti mensilmente dagli istituti di statistica nazionale (negli Stati Uniti, dal Dipartimento del Commercio), aiutando gli economisti a stabilire se l’economia sia o meno in espansione (a parità di altre condizioni).

Di fatti, un aumento degli ordini di fabbrica potrebbe indicare un’espansione economica e potrebbe segnalare che l’inflazione è in aumento o in procinto di aumentare. Considerato che gli ordini di beni durevoli sono segnalati una o due settimane prima dell’altro report sui beni non durevoli, il report è abbastanza “prevedibile”, considerato che la componente non durabile sarà l’unico nuovo dato riportato nell’analisi.

Come anticipato, sebbene il report sugli ordinativi non sia un elemento di grande influenza sul mercato finanziario, è bene segnalare come effettivamente anche tale dossier possa comunque attirare l’attenzione dei trader, soprattutto in caso di forti scostamenti nell’analisi temporale.

Concentriamoci ora in maggior dettaglio sull’indicatore degli ordini dei beni durevoli: un dossier che indica la forza del settore manifatturiero di un Paese ed è – tra i due indicatori – sicuramente quello maggiormente attenzionato dagli analisti dell’attività manifatturiera di un Paese. Il motivo di tale maggiore attenzione è presto decifrabile: per gli osservatori, la logica dietro questi acquisti è che i consumatori devono essere molto ottimisti per comprare un’auto rispetto a comprare un prodotto in grado di soddisfare le proprie necessità quotidiane, come ad esempio un abito.

Di contro, quando le cose in economia iniziano ad andare male, i primi beni ad essere sacrificati in termini di consumo sono proprio quelli durevoli. trattenere, se un’economia inizia a contrattare. Gli stessi conteggi per gli acquisti aziendali – durante una recessione, un aereo di linea ha meno probabilità di acquistare nuovi aerei e come contratti di output della fabbrica, è meno probabile che comprerà nuove macchine.

Ora che abbiamo chiarito tali aspetti preliminari, possiamo spingerci un po’ più in profondità e ricordare come bisogna comunque essere piuttosto cauti nell’orientare le proprie decisioni di investimento sulla base di questi report. In particolar modo, bisogna sempre tenere in considerazione che all’interno dell’anno i dati possono variare anche in modo molto volatile, e che bisognerebbe sempre confrontare il trend dell’esercizio in corso con quello dell’anno precedente e con le stime aggiorante, cercando le tendenze generali che tendono a definire il ciclo economico.

Produzione industriale

Passiamo ora a occuparci della produzione industriale, i cui dati statistici vengono generalmente rilascia in maniera simultanea ai dati relativi all’utilizzo delle capacità produttiva. Le cifre dell’indicatore misurano il volume grezzo delle merci prodotte dalle industrie di un Paese o di un’area, su base mensile.

Come intuibile, l’indice di produzione industriale è sensibile alla domanda dei consumatori e ai tassi di interesse. Come tale, la produzione industriale diventa altresì uno strumento importante per decifrare la futura evoluzione del PIL e le previsioni di performance economiche. I dati sono anche utilizzati per misurare l’ inflazione da parte delle banche centrali, poiché elevati livelli di produzione industriale possono condurre a livelli eccessivi di consumo e ad una rapida inflazione.

Rileviamo altresì come i dati di produzione industriale e di utilizzazione delle capacità produttiva siano considerati indicatori coincidenti. Il che, in altri termini, significa che i cambiamenti nei loro livelli generalmente riflettono cambiamenti simili nell’attività economica globale. Il loro calcolo mostra variazioni percentuali su base mensile e annuale, e fornisce informazioni ssui tassi di cambio a breve termine e sulla crescita del ciclo economico.

Di solito, le banche centrali guardano con particolare attenzione i dati sulla produzione industriale e sulla capacità produttiva, visto e considerato che l’inflazione si manifesta prima a livello industriale, quando le forniture di materiali di base si stringono – sia per i produttori che per i loro clienti commerciali. Poiché i prezzi delle materie prime iniziano ad aumentare, il sovrapprezzo tenderà a trasferirsi lungo la catena, finendo con il giungere ai singoli consumatori, che finiranno per acquistare prodotti più costosi.

Utilizzo della capacità industriale

I livelli di utilizzo delle capacità industriale misurano quanto la potenziale produzione è assorbita e raggiunta. La lettura viene visualizzata in termini percentuali e, almeno da un punto di vista teorico (ma molto meno pratico!) potrebbe essere tecnicamente possibile raggiungere il 100%. In linea più pratica, più è ampio il margine che separa il dato rilevato dal 100% e più ampia sarebbe la capacità di incrementare la propria produzione senza dover incorrere necessariamente nei costi aggiuntivi utili per poter costruire una nuova unità o un impianto produttivo.

Come risulta facilmente immaginabile, nella realtà la produzione massima non viene mai raggiunta e già un livello di utilizzo superiore all’82-85 per cento è da considerarsi particolarmente stringente, aprendo le porte a possibili interruzioni di fornitura. Di contro, è anche vero che livelli inferiori all’80 per cento possono riflettere una certa flessione dell’economia, che può portare ad una caduta nell’occupazione e a preoccupazioni per una eventuale recessione.

Sebbene il tasso di utilizzo delle capacità produttive sia abbastanza importante e indicativo, in realtà il mercato non fa molto affidamento su questa misura, valutato che il calcolo di un simile valore di utilizzazione delle capacità è difficile da calcolare.

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