Italia crisi dei consumi e delle importazioni

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Italia: crisi dei consumi e delle importazioni

L’Italia, è forse inutile dirlo, sta attraversando il periodo economico più difficile della storia repubblicana e il fatto è che l’uscita dalla crisi continua ad allontanarsi e nessun governo ha la ricetta giusta per riprendere le redini dell’economia tricolore.

Il monito, l‘attenzione alla situazione drammatica vissuta dai cittadini e dalle aziende soprattutto, è arrivato da Giorgio Squinzi di Confindustria che parla della crisi del settentrione italiano che potrebbe portare tutto lo Stivale nel baratro. La rigidità fiscale, l’alto costo del lavoro e tanti altri “piccoli” elementi, soffocano le aziende.

Alla fine gli effetti si vedono sia nei consumi che nella bilancia commerciale. L’Istat, per esempio, ha spiegato che nel mese di marzo sono cresciuti del 2 per cento soltanto i consumi alimentari, trainati dalle festività pasquali mentre sono crollati i consumi dei beni non alimentari. A perdere terreno è stato soprattutto il settore dell’abbigliamento, mentre hanno tenuto bene i titoli tecnologici e l’informatica.

Per quanto riguarda la bilancia commerciale del nostro paese, la situazione non è meno drammatica, visto che c’è stato un calo delle esportazioni, forse dovute alla potenza della moneta unica, ma c’è stata anche una flessione delle importazioni che al contrario non era stata messa nel conto economico.

Italia: in aumento i consumi di gas nel 2020

Aumentano significativamente i consumi di gas. A novembre l’Italia ha consumato 7.903,7 milioni di metri cubi di gas, in aumento del 6,3% su novembre 2020

Gli italiani consumano sempre più gas. I consumi di gas mensili hanno subito un significativo aumento nei primi dieci mesi del 2020, spinti innanzi tutto dai consumi – nei mesi invernali – per il riscaldamento di abitazioni, uffici ed esercizi commerciali e le centrali elettriche, che cercano di sopperire ai problemi di produzione elettronucleare francese. Questo quanto emerge d alle elaborazioni fatte da Staffetta Quotidiana sui dati di Snam Rete Gas, secondo cui, nel mese appena concluso, l’Italia ha consumato 7.903,7 milioni di metri cubi di gas, in aumento del 6,3% su novembre 2020 e del 21,8% sullo stesso mese del 2020.

Se si analizza la domanda indicizzata in base al settore di consumo, l’aumento è dovuto innanzi tutto al settore civile che – a causa delle temperature più rigide – rispetto al 2020 subisce un aumento del 7,3% a 3.842,6 mln mc (+14,4% sul 2020), seguito dal settore termoelettrico con che 2.538,1 mln mc aumenta del 6,4% su novembre 2020 (+39,5% su novembre 2020) – ed è evidente come i problemi al nucleare francese abbiano avuto un inevitabile impatto sulle importazioni di elettricità. Al seguito si pone l’industria, che guadagna un 1% a 1.264,9 mln mc (+14,8% sul 2020). Se si facesse un confronto tra i mesi di novembre degli ultimi quattordici anni attraverso i numeri indice (novembre 2003=100), i consumi del mese appena concluso (106,7) sono i più altri dal 2007, secondi solo ai prelievi record del 2007 e del 2005.

I prelievi dei primi undici mesi del 2020 sono in aumento del 6,6%, considerando lo stesso periodo del 2020 totalizzando 65.018,6 mln mc (+11% sul 2020). Il civile aumenta del 2,4% arrivando a 26.888,5 mln mc (+1,3% sul 2020), il termoelettrico cresce dell’11% arrivando a 23.109,2 mln mc (+23%,8 sul 2020) e l’industria del 6,6% a 13.041,1 mln mc (+11,5% sul 2020).

Per ciò che concerne all’offerta, l’aumento dei consumi non è stato accompagnato dall’incremento delle importazioni, che insieme alla flessione dalla produzione nazionale ha determinato un incremento delle erogazioni nette dagli stoccaggi. L’import è diminuito dello 0,3% arrivando a 5.684,3 mln mc (+13% rispetto al 2020), la produzione cede il 10,4% fermandosi a 447,3 mln mc (-16% sul 2020) mentre le erogazioni nette dagli stoccaggi sono balzate del 43,5% rispetto a novembre 2020 a 1.772,2 mln mc (addirittura +91,4% sul 2020).

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Italia: crisi dei consumi e delle importazioni

Roma, 28 febbraio 2006 – I recenti casi d’influenza aviaria in Europa, in Medio Oriente ed in Africa, hanno scombussolato in modo drammatico i mercati avicoli, provocando un brusco calo dei consumi, dei prezzi e delle importazioni, ha detto oggi la FAO.

L’agenzia dell’ONU ritiene che quest’anno ci si dovrà aspettare un crollo nei consumi di carne di pollo in molti dei paesi europei, mediorientali ed africani colpiti dall’influenza aviaria. La paura infondata di trasmissione della malattia tramite l’assunzione di carne di pollo ha fatto crollare i consumi e le importazioni, ed è prevedibile, come conseguenza, un calo dei prezzi a livello nazionale per limitare la produzione.

“L’erosione costante del consumo di pollame pro-capite farà diminuire il consumo globale nel 2006, attualmente previsto intorno a 81.8 milioni di tonnellate, circa 3 milioni di tonnellate di meno della stima precedente di 84.6 milioni di tonnellate”, ha affermato Nancy Morgan specialista FAO di prodotti di base.

Dopo i primi focolai, agli inizi del 2004, la stagnazione dei consumi in Asia e la contrazione delle esportazioni verso i mercati regionali, avevano portato ad un declino dell’8 per cento del commercio internazionale. Sino a periodi recenti i prezzi internazionali del pollame avevano subito un rialzo di oltre il 30 per cento, da addebitarsi alla diminuita disponibilità di prodotti per l’esportazione.

Gli ultimi sviluppi indicano per il 2006 una diversa tendenza del mercato. Il calo dei consumi sta facendo gradualmente diminuire la domanda globale di importazioni di carne di pollo. Si prevede che i prezzi del pollame continueranno a scendere, con un enorme danno per il settore a livello mondiale e con grave rischio per le condizioni di vita e l’occupazione nei paesi in via di sviluppo.

Il crollo dei consumi

In Europa la contrazione dei consumi è oscillata dal drammatico calo del 70 per cento registrato in Italia a metà febbraio, al 20 per cento in Francia, al 10 per cento nel nord Europa. Alla fine dello scorso anno si era avuta in Europa una reazione in qualche modo simile. Allora i timori dei consumatori avevano portato ad un calo dell’uno per cento del consumo in 15 paesi dell’Unione Europea.

In Africa i consumatori dei paesi colpiti, ad esempio Egitto e Nigeria, come pure quelli dei paesi limitrofi immuni dal contagio, evitano ormai di consumare uova e carne di pollo.

In India si parla di una caduta del 25 per cento, con un abbassamento dei prezzi del 12-13 per cento, che comporterГ un abbassamento della produzione.

La brusca riduzione dei prezzi del pollame a livello internazionale genera incertezza tra gli esportatori sulle prospettive future del commercio nel 2006. Mentre i consumatori guardano ad alternative al pollame, le prospettive del commercio mondiale fanno intravedere un’erosione del 10 per cento della crescita registrata nel 2005. Le proiezioni della FAO relative al commercio avicolo mondiale per il 2006 sono state riviste al ribasso, con 500.000 tonnellate in meno sulla stima precedente di 8.6 milioni di tonnellate.

Negli Stati Uniti i prezzi della carne di pollo per l’esportazione, dopo essere saliti a livelli record nell’ottobre dello scorso anno, sono scesi del 13 per cento, conseguenza delle diminuite esportazioni verso l’Europa orientale e l’Asia centrale registrato in novembre e dicembre.

In Brasile, dove le esportazioni rappresentano circa il 30 per cento della produzione totale, il prezzo dei pulcini di un giorno – dato indicativo dei cambiamenti potenziali della produzione – è calato bruscamente. Il Brasile e gli Stati Uniti al momento forniscono circa il 70 per cento del commercio mondiale di pollame. I più grandi produttori ed esportatori a livello mondiale sono, nell’ordine, Stati Uniti, Brasile ed Unione Europea.

A rischio le condizioni di vita

I piccoli produttori di molti paesi in via di sviluppo continuano a perdere un’importante fonte di reddito, con gravi conseguenze per la loro sicurezza alimentare e le loro condizioni di vita. In Nigeria dopo l’abbattimento dei volatili e la caduta dei prezzi moltissimi addetti al settore sono rimasti senza lavoro.

La crisi si ГЁ fatta sentire pesantemente anche in Europa, che per altro ha un settore di mangime animale stimato intorno a 42 miliardi di dollari. In alcuni paesi si ГЁ registrato un calo della domanda del 40 per cento.

Dai primi focolai segnalati nel 2003 ad oggi, nel mondo circa 200 milioni di polli domestici sono morti o sono stati abbattuti per contenere la diffusione del virus.

La FAO ha ancora una volta ribadito che non vi è alcun rischio nel mangiare prodotti aviari se cotti ad almeno 70 gradi centigradi in tutta la loro interezza. Ha inoltre riaffermato la necessità di fare tutto il possibile per evitare che volatili provenienti da allevamenti con focolai d’infezione entrino nella catena alimentare.
Per maggiori informazioni:
Erwin Northoff
Ufficio Stampa FAO
[email protected]
(+39) 06 570 53105
(+39) 348 25 23 616

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A causa della crisi aviaria prevedibile un calo del consumo mondiale di pollame

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