FS Confcommercio contro la privatizzazione

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FS: Confcommercio contro la privatizzazione

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Privatizzazione Fs: Mazzoncini frena e Italo corre

L’Ad del gruppo pubblico avviato all’integrazione con Anas, suona il de profundis per la privatizzazione Fs. “Gli esperimenti di emissione di bond ci fanno fare una riflessione profonda”. Se ne parla dopo le elezioni o forse mai più?

Nella corsa tra Italo e FS per la quotazione in Borsa, Davide batte Golia uno a zero. Ma la colpa del ritardo sulla privatizzazione Fs – già avviata a integrarsi con Anas – di chi è? Non è della politica, occupata a scavalcare il test elettorale del 4 marzo. A sorpresa, lo afferma l’amministratore delegato di Fs Renato Mazzoncini, in una conversazione con Radio Capital. In verità Mazzoncini dice molto di più: di fatto suona il de profundis alla privatizzazione. “Da un punto di vista normativo – spiega l’Ad – siccome le Frecce svolgono un servizio essenziale per il Paese abbiamo bisogno di una norma di legge. Noi però non abbiamo fatto richiesta di questa norma perché volevamo capire il contesto economico in cui ci trovavamo e gli esperimenti di emissione di bond ci fanno fare una riflessione profonda. Mi pare abbastanza evidente qual è lo strumento più efficace di finanziamento. Sicuramente se il tema è quello dell’approvvigionamento finanziario, a FS conviene usare i bond”. Quanto a Ntv, “entrambi per finanziarci siamo andati a caccia di bond ed è abbastanza facile vedere la differenza tra i bond che abbiamo portato a casa noi e loro tassi. Loro giustamente vanno in Borsa perché è questo il modo migliore per una società di questo tipo con cui finanziare sviluppo e crescita. Noi quest’anno abbiamo emesso bond per 2 miliardi con tassi di interesse attorno all’1% ed è molto pìù efficiente finanziarci con bond che con emissione di flottante”.

Sulla privatizzazione di Fs, dunque, è in corso “una riflessione profonda” ma è il ragionamento presentato da Mazzoncini a lasciare perplessi. L’Ipo annunciata da Italo come anche quella promessa da Fs rappresentano sicuramente un’opportunità per gli azionisti (Della Valle, Montezemolo, Cattaneo ma anche Intesa, Generali e Peninsula nel caso di Ntv) per rientrare dei tanti soldi sborsati. E Italo ne ha assorbiti tanti per entrare sul mercato dell’Alta Velocità, unico gruppo privato in Europa. Oggi, dopo la cura Cattaneo e un 2020 chiuso con ottimi risultati (dai 300 milioni di perdite accumulate tra il 2020 e il 2020 si è passati a 65 milioni di utili negli ultimi due anni e fatturato da 310 milioni del 2020 a 454 milioni lo scorso anno), il gruppo può presentarsi all’esame degli investitori. Per il Tesoro, alla ricerca perenne di maxi-entrate per arginare la montagna del debito pubblico, Fs è uno degli ultimi gioielli da offrire. Senza ricordarne tutte le tappe, prima si era pensato di mettere in vendita la holding poi l’accordo è stato trovato sulla cessione di una quota di Frecce e Intercity (almeno il 30%), scavalcando così il nodo del mantenimento della rete in mano pubblica.

E così se il 2020 è stato l’anno dell’Ipo di Poste, il 2020 quello di Enav, il 2020 avrebbe dovuto essere quello di FS, ma non lo sarà nemmeno il 2020 per ammissione dei suoi stessi vertici (e nonostante l’avvicendamento in Trenitalia chiesto a Barbara Morgante proprio per agevolare – si disse – la tempistica dell’operazione), in un progressivo slittamento che ora guarda al 2020. Come se la privatizzazione fosse solo un modo per finanziarsi. Ci sono ragioni di trasparenza, innanzitutto. Ma anche di business da considerare. E lo ha chiarito molto bene Luca di Montezemolo in un colloquio con Reuters: Italo punta infatti ad esportare il proprio modello in altri Paesi europei, come Spagna, Francia e Germania. “C’è un boom del mercato dei treni in Italia, siamo alla vigilia dell‘apertura del mercato europeo… questo è il momento giusto” per andare sul mercato. E ancora: “Nei prossimi anni i treni saranno estremamente importanti in Europa e il nostro modello di business può essere esportato molto facilmente altrove”, ha aggiunto. “Non saremo noi a combattere la battaglia, saremo un azionista di minoranza… ma loro possono risparmiare tempo, evitare i nostri errori e potremo avere sinergie un domani”, è la conclusione di Montezemolo. L’Unione Europea – vale ricordarlo – progetta di aprire le reti ferroviarie alla competizione e creare un singolo mercato a partire dal 2020, rendendo obbligatorie le gare e rimuovendo le ultime barriere strutturali e tecniche ai servizi transfrontalieri. Certo non sarà una battaglia semplice, colossi come Deutsche Bahn in Germania o Sncf in Francia non staranno a guardare. Ma Italo è riuscita a sottrarre circa un terzo del fatturato a Fs nel segmento più ricco (il gruppo pubblico ha una quota di circa il 65% e a smuovere la concorrenza in Italia. Conta di offrire know how e di qualificarsi come partner per operatori locali, a loro spetterà di condurre l’affondo. Quotarsi serve anche a questo. E Fs?

Barbara Corrao

Giornalista professionista, ha lavorato a lungo al Messaggero: la grande Cronaca agli inizi e poi la passione per l’Economia e Finanza per occuparsi di Partecipazioni statali, telecomunicazioni, energia e finanza pubblica con servizi da inviato in Italia e all’estero. Nel 2009, insieme con Corrado Calabrò (allora presidente dell’Autorità per le Comunicazioni) ha scritto il libro “Rete Italia” (Rubettino Editore). Dal 2020 è caporedattore a FIRSTonline.

Forex: il crollo della rupia

Il mercato valutario è quello più semplice per chi per la prima volta si avvicina al mondo delle opzioni binarie. In fondo si tratta solo di capire se una valuta aumenterà il suo valore in un certo lasso di tempo o se al contrario va incontro da un periodo di svalutazione. Il mercato del Forex, è tanto semplice quanto remunerativo, a patto d’individuare in anticipo il trend del mercato o di una certa moneta. Per esempio, il perdurare della situazione di recessione economica nel Vecchio Continente, unita alla decisione della BCE di tenere bassi i tassi, ha rafforzato l’euro anche durante la crisi.

Diverso è il caso della rupia, la moneta indiana, che è arrivata ai valori minimi rispetto al dollaro, proprio nel periodo in cui la borsa di Mumbai ha subito un crollo verticale degli scambi. Analizzare quello che succede in India serve ad avere un quadro più chiaro di come vanno le cose nei paesi BRICS.

La borsa di Mumbai ha perso il 3 per cento del suo valore in queste ultime settimane e la rupia indiana è arrivata ai minimi storici rispetto al dollaro. A determinare questi movimenti ci sarebbero state le decisioni della FED che con l’annuncio di riduzione anticipata degli stimoli monetari ha ottenuto ripercussioni negative sul mercato locale indiano.

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