Commercio non va la prima settimana di saldi

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Commercio: non va la prima settimana di saldi

Il commercio in Italia non decolla, nemmeno nella stagione dei saldi, che fino all’anno scorso era stato il momento più atteso dagli italiani alla ricerca dell’affare e con pochissimi soldi da spendere. Il bilancio della prima settimana di sconti, quindi, è negativo. Le vendite ci sono state ma in misura molto ridotta rispetto al 2020. Si parla di una diminuzione degli acquisti pari al 15 per cento. I dati ufficiali sono stati forniti da Fismo-Confesercenti. Il quadro fatto della situazione parla anche di una tenuta delle vendite a macchia di leopardo nel senso che mentre lo shopping tiene nei grossi centri, non si può dire altrettanto delle zone periferiche.

La febbre dei saldi, ormai, è cosa del passato. I centri commerciali non sono più un centro di raccolta di persone che impazziscono alla ricerca dello sconto migliore. Non ci sono nemmeno le file al di fuori dei negozi che espongono prodotti delle grandi marche. Insomma, tutto va a rilento, o meglio, non va.

Ci sono però delle differenze tra quello che succede nei grossi centri e quello che accade nelle periferie. Per esempio a Milano e Torino, durante i saldi, si continua a fare affari, grazie a turisti interessati all’alta moda. A Bologna c’è un calo delle vendite del 20 per cento e a Bari, tanto per esplorare anche una città del sud, il calo delle vendite è pari al 25 per cento.

Commercio Rimini. I saldi non decollano, Confesercenti: “Va rivista la normativa, meglio spostarli”

L’associazione di categoria segnala che resta bassa la capacità di spesa delle famiglie e sono calati i turisti italiani delle città del Nord. Vagnini: “Preoccupa l’outlet di prossima apertura a San Marino”

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Non decollano i saldi a Rimini e Confesercenti chiede di rivedere la normativa che regola quelli di fine stagione, sottolineando che in prospettiva “preoccupa l’outlet di prossima apertura a San Marino”. La partenza dei saldi (sabato 7 luglio) – argomenta l’associazione di categoria – ha coinciso quest’anno con gli eventi organizzati per la Notte Rosa (6-8 luglio), con SportDance (5-15 luglio) e con la SuperBike a Misano (7 luglio). Le strutture ricettive hanno lavorato bene nei weekend, così come i ristoranti, ma nonostante tutto questo le attività commerciali hanno dato segnali di sofferenza da lunedì 9 a venerdì 13 luglio.

Infatti in questo periodo i commercianti hanno segnalato una clientela costituita prevalentemente da turisti stranieri, in particolare francesi e austriaci, e provenienti dai paesi dell’Est (sono quasi spariti i turisti russi dai negozi), poche famiglie, pochi bambini ma tanti gruppi di italiani anziani, nonostante il fatto di essere già nel pieno della stagione.
Sono calati tantissimo i turisti italiani provenienti dalle grandi città della pianura padana, anche nei weekend. Gli anziani che vanno in vacanza con i comuni purtroppo non hanno delle pensioni d’oro, e – a parte un ricordino per i nipotini – la loro spesa nelle attività commerciali non è costituita da acquisti costosi. Secondo l’impressione dei commercianti, sono stati timidi e a rilento gli acquisti durante la prima settimana di saldi. Tra i consumatori la voglia di acquisto a prezzi scontati si riaccende un pochino solo in concomitanza con il weekend. Ma tra i negozianti non c’è molta positività, per alcuni il lavoro deve ancora decollare.

I commercianti hanno notato che l’affluenza è diminuita rispetto al 2020 e che nella clientela manca la disponibilità di spesa. Per le attività commerciali che vogliono fare una politica di qualità del prodotto è venuta a mancare quella clientela turistica che cerca prodotti di qualità. Le attività stagionali che lavorano su prodotti prettamente estivi, come teli da mare e costumi da bagno, dichiarano che si sta lavorando molto a rilento e che l’inizio dei saldi il 7 luglio per loro vuole dire dover svendere i loro prodotti, nel momento in cui, invece, dovrebbero fare fatturato.

Le imprese attive del commercio all’ingrosso e al dettaglio sono passate da 9.004 del secondo trimestre del 2020 a 8.955 nel 2020 (-0,5), secondo i dati della Camera di Commercio. In generale, i numeri dell’intero sistema moda, sia per la piccola sia per la media e grande distribuzione, cominciano a mostrare segnali di cedimento; tutto questo è in parte determinato dal momento di profonda trasformazione che il settore sta attraversando. Cambiamento degli stili di vita, la crescita di forme alternative al commercio tradizionale stanno influenzando profondamente l’andamento delle vendite e le abitudini dei consumatori. Siamo nell’epoca degli sconti tutto l’anno, dal mid season sales al black friday, ma sempre più virtuali. Perde di valore il vero significato dei saldi, ovvero il momento dell’anno in cui gli sconti venivano percepiti dai consumatori come qualcosa di reale e concreto.

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Ed è proprio in virtù di questo che secondo Confesercenti va rivista la normativa che regola i saldi di fine stagione: è necessario aprire una discussione su natura e modalità delle vendite promozionali. Controlli più ferrei e maggiore trasparenza nei rapporti con l’utente finale risultano tra le esigenze più sentite. Durata limitata (la legge 80/1980 prevedeva sei settimane di saldi) e spostamento in avanti dell’inizio dei saldi (almeno verso la fine della stagione, comunque dopo il 15 agosto), chiarezza e trasparenza delle modalità di svolgimento sono i punti da cui partire per avviare un necessario percorso di cambiamento, che è nell’interesse di tutti: imprese e consumatori.

Creare occasioni di incontro tra i clienti e i commercianti, come la Rimini Shopping Night, si è dimostrata una formula che paga. Le iniziative serali accendono anche il piacere di vivere momenti di svago a passeggio tra le vetrine dei negozi delle strade commerciali favorendo gli acquisti. Rispetto agli acquisti on line, sono tanti i vantaggi di acquistare nei negozi e non solo per il portafoglio. Il consumatore può toccare con mano la merce e può provare il capo di abbigliamento. Inoltre acquistare nei negozi si traduce in una migliore vivibilità per le strade e le piazze delle città. Scegliere i negozi di vicinato è sempre un vantaggio per tutti. Questi segnali, l’assottigliarsi del mercato, il potere d’acquisto delle famiglie fermo al periodo pre-crisi e i consumi in netto calo, fanno capire che la ripresa per le piccole e piccolissime imprese del commercio è tutt’altro che consolidata e che al momento risulta quantomeno fuori luogo parlare.

Il settore continua a soffrire, non dà segnali di ripresa – afferma il presidente di Confesercenti Rimini, Fabrizio Vagnini -, ciononostante anche se con punte negative di chiusure il comparto è sostanzialmente in equilibrio. Ma si affaccia all’orizzonte il nuovo grande outlet di San Marino che aprirà la prossima estate. Come Confesercenti siamo preoccupati per questa nuova apertura a pochi chilometri da Rimini, così come per l’espansione delle altre aree commerciali previste in provincia”.

Vendite meno 7% La prima settimana di saldi è un flop

Pavia la maglia nera, ma rispetto al 2020 il calo si registra in tutta la provincia. «Promozioni partite troppo presto»

PAVIA. Nessun assalto ai negozi. Il bilancio del primo week end di saldi ha il segno meno. In provincia si è registrato un meno 4 per cento rispetto allo scorso anno, mentre a Pavia la diminuzione è stata del 7 per cento. È andata meglio del 2020, quando l’avvio dei primi super sconti del periodo invernale aveva fatto registrare addirittura un meno 20 per cento per poi assestarsi, al termine della stagione, a meno 6 in provincia e a meno 8 in città. Insomma i dati elaborati da Ascom mostrano che va meglio, «ma non troppo». «Continua il trend negativo dei consumi per questo avvio di stagione – sottolineano dall’associazione commercianti -. Siamo partiti male ma speriamo che la situazione migliori nelle prossime settimane». Ad aver influenzato in modo negativo la spesa dei pavesi, dicono i commercianti, può essere stata anche la data d’inizio: il 5 gennaio, troppo a ridosso delle vacanze natalizie. «Pensiamo che il periodo abbia influito, non va comunque dimenticato che c’è stato anche il ponte». E Pietro Ferretti, della giunta Ascom, aggiunge: «Nonostante il freddo, c’era parecchia gente a passeggio nel centro storico, ma poca nei negozi. Pensavamo in un risultato decisamente migliore, visto il calo delle vendite registrato nel periodo natalizio. I negozi hanno molto assortimento di prodotti e prezzi competitivi, per questo speravamo in un’accelerazione sulla spesa da parte delle famiglie». L’avvio al rellantatore preoccupa l’associazione di categoria. Confcommercio resta sulle posizioni di partenza, convinta che sarebbe stato meglio posticipare la data d’inizio degli sconti promozionali. L’associazione che ha sede a palazzo Bottigella ricorda poi che una forte battuta d’arresto si era già registrata negli anni scorsi. Nel 2020, rispetto al 2020, si era infatti segnato un meno 2,5 per cento a Pavia città, mentre i negozi della provincia avevano registrato un meno 8 per cento. «Il dato indica come la contrazione, sul territorio provinciale, rimanga stabile, mentre continua ad andare peggio, e in modo consistente, il risultato del commercio nel capoluogo – sottolineano dall’associazione -. Ma a preoccupare è il fatto che qui la situazione è decisamente più grave rispetto a quanto riscontrato dalla nostra organizzazione a livello nazionale». Al momento quindi si vedrebbero vanificate le stime dell’ufficio studi di Ascom, secondo le quali, la famiglia media italiana, in questo periodo di saldi invernali, avrebbe dovuto spendere 147 euro a persona, complessivamente 84 milioni di euro in tutta la provincia. Una boccata di ossigeno per il commercio locale, dopo un Natale sotto tono in cui si era registrato un calo delle vendite dal 10 al 20 per cento rispetto al 2020, avevano fatto sapere i commercianti pavesi. Preoccupati anche per i dati di Federconsumatori e Adusbef che ricordavano come la crisi non fosse finita e che solo il 39% degli italiani intendesse approfittare dei saldi. «Le vendite di fine stagione – dice Ferretti – saranno sempre una straordinaria opportunità per i consumatori ma, per noi commercianti, non saranno sufficienti a colmare un gap di consumi fortemente condizionato da un andamento sempre più incerto ed altalenante».

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