Apple al varco, calano gli acquisti

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Apple al varco, calano gli acquisti

Che ne sarà del titolo Apple dopo la pubblicazione dei dati trimestrali del 2020? L’azienda di Cupertino deve fare i conti con un calo degli ordinativi e con una vendita estremamente ridotta degli ultimi ritrovati tecnologici. La Apple ha sempre potuto contare su uno zoccolo duro di appassionati, di tecnofili che adorano i prodotti della Mela morsicata a prescindere dalla loro utilità o dalle performance specifiche. Un po’ come per dire: lo compro perché è Apple e non perché mi serve. Le azioni, a parte rari momenti legati alle vicende aziendali, sono state sempre in terreno positivo.

Adesso qualcosa potrebbe cambiare, tenuto conto del fatto che la Apple ha dovuto ridurre del 50 per cento circa gli ordini per alcuni componenti necessari nella costruzione dell’iPhone 5 visto che la domanda di questi telefoni è diminuita più del previsto. La notizia è arrivata da alcune fonti vicine a Cupertino, consultate dal Wall Street Journal.

La rivista economica spiega che nel trimestre tra gennaio e marzo gli ordinativi sono diminuiti più del previsto e questo ha determinato un taglio agli ordini che ha Apple ha comunicato immediatamente ai suoi fornitori. Sul fronte finanziario la cosa preoccupa gli azionisti visto che l’iPhone, fino a questo momento, è stato la maggiore fonte d’introiti per la Apple.

Movimenti in corso per euro, sterlina e dollaro americano

Il 15 gennaio è una data molto importante per il mercato valutario visto che gli appuntamenti in programma potrebbero mettere sull’ottovolante l’euro, ma anche la sterlina e il dollaro americano. Quali sono i market mover di giornata?

Per prima cosa bisogna considerare la pubblicazione dei prezzi al consumo in Germania che possono incidere sulla moneta unica del Vecchio Continente. Gli analisti non ritengono che questa pubblicazione abbia un impatto determinante ma il dato inflazionistico che se ne ricava potrebbe al contrario avere un valore interessante. Nella versione finale dell’indice, comunque, non di dovrebbero essere variazioni e si dovrebbe rispettare la versione preliminare con l’indice allo 0,9%.

Due gli appuntamenti per la sterlina: l’indice dei prezzi al consumo e Mervyn King alla commissione parlamentare. L’indice dei prezzi al consumo dovrebbe assestarsi sul 2,7 per cento che è in linea con la rilevazione precedente. Gli analisti ricordano che al superamento della soglia del 3 per cento al rialzo e dell’1 per cento al ribasso, la la Bank of England rilascia una lettera sull’inflazione.

L’attuale presidente della BoE è atteso in commissione parlamentare del tesoro e potrebbe innestare un movimento di forte volatilità nel mercato valutario. I due eventi importanti per il dollaro sono la pubblicazione dei dati sulle vendite al dettaglio degli Stati Uniti e la pubblicazione dei prezzi di produzione. Nel primo caso si tratta di un documento in versione core, nel secondo caso occorre spiegare che un valore più alto della media può avere un effetto rialzista sul dollaro.

La Fed ha fatto la prima mossa, ora a chi tocca?

Il coronavirus galoppa e si espande fuori dalla Cina, mandando in tilt le economie globali. Difficile prevedere cosa succederà, ma intanto i mercati si aspettano misure di stimolo da parte dei governi, delle istituzioni internazionali e della banche centrali. La Fed, a sorpresa, è intervenuta per prima, dando l’esempio. Ora anche le altre banche centrali la seguiranno, anche se per gli esperti la politica monetaria potrà fare ben poco per ridare fiato all’economia globale.

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Powell non ha convinto i listini

Sebbene l’economia Usa non vada poi così male, con il Pil che l’anno scorso è cresciuto più del 2%, la Federal Reserve ha messo giù un carico pesante, abbassando martedì scorso i tassi di mezzo punto percentuale e portandoli tra l’1% e l’1,25%. Era dal 2008, cioè da più di 10 anni, che la banca centrale statunitense non interveniva così massicciamente. L’obiettivo ​era quello di calmierare una situazione che rischiava di diventare tossica, per colpa della diffusione del coronavirus, con le Borse a picco e i titoli di Stato Usa a 10 anni ai minimi record. Ci è riuscita? Non proprio.

I mercati non sono rimasti particolarmente impressionati dalla mossa della Fed. In particolare non hanno gradito le spiegazioni del suo capo, Jerome Powell, il quale ha dato l’impressione di voler mettere le mani avanti, sostenendo che il taglio dei tassi “non ridurrà il livello di contagio o riparerà le interruzioni dell’offerta”, ma introdurrà condizioni finanziarie più accomodanti per le banche. Sta di fatto che il giorno dell’annuncio sui tassi Wall Street ha perso quasi il 3%, poi ha cominciato ad andare sull’ottovolante, mostrando una volatilità che per gli esperti non è mai un buon segnale per il futuro.

Ora i mercati si aspettano un altro taglio

Per capire le prossime mosse della Fed gli analisti tengono d’occhio i rendimenti dei Treasury, i titoli di Stato Usa. Se i tassi scendono vuole dire che i mercati comprano buoni del tesoro, preferendoli alle azioni e questo non è considerato un segnale positivo. Ieri notte il rendimento del decennale Usa è sceso al minimo storico dello 0,8980% e il quello del biennale è calato allo 0,5420%, il livello più basso dal luglio 2020. Ciò significa che la paura del coronavirus sposta gli investimenti sui beni rifugio come i Treasury e soprattutto vuol dire che i mercati si aspettano che la Fed, dopo il taglio a sorpresa di questa settimana, procederà a un ulteriore allentamento probabilmente questo mese stesso.

Giovedì prossimo parola alla Bce

La Bce dirà la sua giovedì prossimo, quando si riunirà il Consiglio direttivo. E ora, dopo la mossa della Fed, la pressione sull’istituto di Francoforte sta aumentando e gli viene chiesto di varare misure di allentamento proprie. Christine Lagarde finora si è mossa con cautela, si è impegnata ad adottare uno stile di leadership più consensuale rispetto a quello del suo predecessore, Mario Draghi e adesso, a soli quattro mesi dall’inizio del suo mandato, la minaccia economica del coronavirus rappresenta la prima vera, grande sfida che l’attende al varco.

I mercati non si aspettano che la Bce ritocchi i tassi, già ultra-bassi. ​Tuttavia la leva del costo del denaro non è l’unico strumento disponibile. Secondo quanto trapela, i banchieri della Bce stanno prendendo in considerazione un’ulteriore serie di prestiti a basso costo alle banche, destinati a quegli istituti che finanziano le piccole e medie imprese. E alcuni investitori si aspettano che la Bce rafforzi il suo programma di acquisti mensile da 20 miliardi di euro.

Inoltre Lagarde ha sempre sostenuto che i governi – in particolare quelli, come la Germania, con tassi negativi, che vengono pagati per prendere in prestito – devono fare la loro parte quando si tratta di stimolare l’economia, piuttosto che lasciare tutto il lavoro alla Bce. Ora il coronavirus è senza dubbio un buon viatico per spingere Berlino ad aprire i condoni della borsa. E poi lo stesso ministro delle finanze Olaf Scholz ha più volte sollecitato la possibilità di sospendere il “freno al debito” della Germania, cioè il meccanismo che attualmente limita la sua capacità di gestire la spesa in deficit.

La Boj pensa a misure per favorire la liquidità aziende

La Bank of Japan (Boj) alleggerirà la sua politica monetaria questo mese per calmare i mercati e per contrastare i timori di recessione innescati dall’epidemia di coronavirus. È questa l’opinione della maggior parte degli esperti, i quali si aspettano che la Boj agisca sugli stimoli monetari e non sui tagli.

In particolare l’istituto potrebbe implementare misure per garantire che le aziende colpite dall’epidemia di coronavirus non debbano affrontare una stretta finanziaria prima della fine di marzo. Un simile passo alleggerirebbe le aziende dal peso del calo delle vendite a le aiuterebbe a chiudere l’esercizio in corso, che appunto termina a fine marzo, rifornendole di maggiore liquidità. La prossima riunione del comitato di politica monetaria della Boj è in calendario per il 18-19 marzo.

La Boe potrebbe tagliare i tassi il 26 marzo

Per gli esperti la Boe, la Bank of England, è la banca centrale che con maggiore probabilità potrebbe imitare la Fed e tagliare i tassi. Goldman Sachs ipotizza un taglio di mezzo punto percentuale, ma su questo non tutti concordano. La prossima riunione del comitato di politica monetaria è prevista per il prossimo 26 marzo. Attualmente il tasso di riferimento della Boe è allo 0,75%, mentre il Qe resta a 435 miliardi di sterline l’anno. Intanto il prossimo 16 marzo ​Andrew Bailey subentrerà a Mark Carney come numero uno dell’istituto e questo potrebbe favorire un eventuale taglio dei tassi.

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