Per uno strano moltiplicatore delle rotture di coglioni ho solo due figli ma ben 20 gruppi whatsapp di genitori. I gruppi whatsapp seguono la legge di conservazione della massa: nulla si crea, nulla si distrugge, in virtù del quale il gruppo dell’asilo non si estingue nemmeno quando i bambini sono all’università, ma muta semplicemente nome. Non più «mamme materna», ma «caffettino?». Un manipolo di irriducibili da anni continua a trovarsi nello stesso bar davanti all’asilo. La cosa estenuante è che devono ancora fissare l’appuntamento ogni mattina alle 7,45.

«Viene qualcuno?» (plin, notifica). «Io» (plin) «Ci sono!» (plin). «Io purtroppo non posso» (plin).

Sono ancora iscritta a gruppi di sport che i miei figli hanno praticato solo per qualche mese, gli altri membri non so nemmeno chi siano, ma evidentemente nel frattempo sono diventati amicissimi, perché (plin) organizzano scampagnate e weekend.

Ogni gruppo genera poi dei sottogruppi, in cui qualcuno viene escluso per svariati motivi, primo fra tutti l’antipatia. Così «mamme elementari» si dirama in «mamme elementari simpa», di solito senza la rappresentate di classe. Io non sono mai stata rappresentante di classe, ma sono quasi certa che esistano gruppi creati appositamente per escludere me, cosa di cui non ringrazierò mai abbastanza gli amministratori. Gruppi che nascono per occasioni speciali («Gita cuccioli ad Alassio», anno 2010) continuano a essere animati ad anni di distanza per lo meno a Natale e Ferragosto, quando c’è sempre qualcuno che si sente in dovere di fare auguri urbi et orbi.

Illustrazioni di Salvatore Liberti

Se, come me, permanete silenziosamente in gruppi preistorici prima o poi avrete la fortuna di incappare nel messaggio sbagliato, quello destinato a un altro gruppo/contatto del mittente. I messaggi sbagliati permettono di farsi idee più realistiche sugli altri genitori, rivelando per esempio: giocatori d’azzardo («pokerino stasera?» E dopo un minuto: «scusate! Ho sbagliato!») o finti ricchi («Papà sono in rosso, mi fai un bonifico?») o peggio («Sta uscendo coi ragazzi, ti chiamo tra 2 minuti». E poi: Paolo ha abbandonato il gruppo).

Non mi sono mai cancellata da nessun gruppo perché mi sembrerebbe una cosa scortese, come uscire sbattendo la porta. E poi perché non so cosa succederebbe dopo, in quel posto.

Qualcosa tipo:

«Silvia è uscita dal gruppo»

-Ora possiamo dirlo: era una stronza

– ma sì sempre zitta

– a me non è mai piaciuta

– ragazze, caffeeeeé?

LEGGI ANCHE

«Nel Paese di Molto Lontano (e senza wi-fi)»

LEGGI ANCHE

«Quando i figli escono la sera e tu controlli su Instagram se sono ancora vivi»

LEGGI ANCHE

«Mamma, giurami che non mi iscrivi più al centro estivo»



Continua a leggere