«Il finale è tutto mio, io sono così…» Adriano Panatta dice come prima cosa che il monologo che recita nel film La profezia dell’Armadillo e che spopola sul web l’ha scritto il produttore Domenico Procacci, ma subito aggiunge anche che quello è davvero lui soprattutto nel finale e che è andato molto a braccio. Il finale, il video è qui sotto, è quello che parla del «pof» che fa la pallina, della musica e dell’armonia che proprio il giovane che il tennista si trova davanti non può comprendere.

Da bravo romano il vincitore di Coppa Davis, Internazionali d’Italia e Roland Garros dice testuale: «Nun puoi capi’» al ragazzo che, senza averlo riconosciuto, lo ferma per un sondaggio in aeroporto.

Le somiglia davvero il monologo?
«Sì, perché viene fuori da tanti incontri con Procacci, tanti discorsi, tante partite giocate. Poi è diventato una metafora per la vita e per questi ragazzi che per mancanza di lavoro si adattano a fare cose che non li divertono. Non può funzionare senza passione».

La sua era tutta passione?
«Senza passione non si fa niente. Già è faticoso e complicato, senza passione non si può, ma vale per tutti i mestieri, non solo per lo sport».

La bellezza del gesto che racconta nel monologo la vede ancora nel mondo?
«Quando vedo un lavoro fatto bene, un bel libro, un discorso in tv, anche la bellezza fisica di una donna, di un uomo, di un vecchio, di un bambino. La bellezza è una cosa talmente grande e alta che a me fa sempre piacere vederla».

Nello suo sport la vede ancora in qualcuno la bellezza del gesto?
«Roger Federer è bello quando gioca, gli altri giocano più di potenza, ma è una bellezza anche quella perché l’espressione dello sport a livello alto è sempre bella. Sono due bellezze diverse. Federer è eleganza e armonia, come dico anche nel film. Quando gioca danza, c’è una musica percettibile. Anche la forza di Nadal, la sua aggressività agonistica nel giocare, però è una grande bellezza. Solo diversa».

E gli altri sportivi?
«Mi piace Valentino, ho ammirato tantissimo Marco Tardelli, Del Piero, Totti è universale, per me è un mito e non solo perché sono romanista. Anche Maradona quando giocava e non quando fa le interviste, quella non è bellezza».

Ha citato Valentino, nel motomondiale c’è stato un gesto di grande bruttezza, Fenati che ha tirato il freno del rivale a 200 all’ora.
«Quella è bruttezza e anche un momento di follia. A me dispiace molto per questo ragazzo, ma il gesto non è giustificabile nemmeno con tutta la buona volontà».

È bruttezza anche la scena di Serena Williams durante la finale degli Us Open?
« È stata brutta e senza senso la scena. Non puoi non accettare quello che succede in campo. Perdeva e ha cercato un alibi buttandola in caciara».

Si è attaccata al sessismo.
«Non c’è sessismo nel nostro sport. È una battaglia che Billie Jean King fece negli anni Settanta e con quella si è giustamente superata la differenza nel tennis. Serena Williams, da campionessa quale è, poteva evitare questa sceneggiata».

Non è la sola.
«È capitato a tutti di perdere il controllo, ma sai di rappresentare qualcosa per tante persone. Federer da ragazzino era tremendo, spaccava le racchette, e adesso è un principe. Lui è aristocratico».

«Pof» il termine che usa è suo?
«Quando la palla viene colpita piatta fa quasi un non rumore, un suono soffuso. Io ho raccontato a Domenico Procacci come è nei campi a Wimbledon con l’erba, in cui il rumore è questo».

C’è un «pof» che ricorda?
«Io giocavo abbastanza piatto, ce n’erano tanti di “pof”, oggi lo fa solo Federer che neanche suda e nemmeno sgualcisce la maglietta, gli altri fanno “sbrang”».

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