La femminista giornalista Mona Eltahawy venerdì sera, dopo che si era diffusa la notizia della morte di Mac Miller, cantante della scena rap americana scomparso a soli 26 anni per sospetta overdose, ha scritto questo tweet: «Le donne e le ragazze devono sapere che non sono responsabili per il benessere degli uomini e dei ragazzi. Troppo spesso, sulle donne grava non solo quello che è chiamato lavoro emotivo (la miriade di compiti che ci accolliamo o che ci sono attribuiti da stereotipi patriarcali e aspettative sociali), ma dobbiamo anche lavorare per salvare gli uomini. Questo non è il nostro lavoro».

Faccio un piccolo passo indietro.

Mac Miller è stato per due anni il fidanzato della popstar Ariana Grande. L’ultima sua canzone si intitola “Dio è una donna” ed è un inno al potere femminile. Quando è arrivata la notizia della morte di Miller, la rete ha messo alla gogna Ariana. Gli “odiatori” si sono scatenati. Ariana, dopo aver rotto due mesi fa la relazione con Miller, si è fidanzata di nuovo. E questo, per lei che è una donna, è imperdonabile. Non è libera di rifarsi una vita. La colpa della morte di Miller? Sì è tutta sua. I commenti sono vergognosi. Andateli a leggere su Instagram e indignatevi. “Maledetta assassina; spero che morirai anche tu”. Un fiume d’odio che l’ha portata poco dopo a bloccare la possibilità di lasciare i commenti sotto i suoi post.

Miller e Grande si erano lasciati a maggio di quest’anno e Ariana era già stata attaccata su Twitter da un fan del rapper. Alle accuse di chi l’aveva criticata per aver mollato Miller tossicodipendente ed essersi di nuovo fidanzata, aveva replicato così: «Quanto è assurdo minimizzare il rispetto e l’autostima di una donna dicendo che lei dovrebbe rimanere in una relazione tossica perché è stato scritto un album sulla sua precedente storia. Io non sono una babysitter o una madre e nessuna donna dovrebbe sentirsi in dovere di esserlo. Mi sono presa cura di lui e ho cercato di sostenerlo e ho pregato per il suo equilibrio per anni e lo farò per sempre. Far vergognare / incolpare le donne per l’incapacità di un uomo di tenere insieme i suoi guai è un problema molto grave».

Quello che è successo dopo la morte di Miller è ancora più terribile. I media di tutto il mondo per dare la notizia hanno usato questa espressione: “ex di Ariana Grande”. Come dice, bene, la giornalista dell’Huffington Post Jenna Amatulli «Presentare Grande in modo così prominente nei resoconti della morte di Miller, significa implicare che lei sia in qualche modo coinvolta negli eventi che lo circondavano, anche se non c’è assolutamente alcuna prova di questo. È un modo riduttivo per trattare entrambi. Per Miller, banalizza la sua carriera. Per Grande, suggerisce che lei è cattiva perché l’ha lasciato e ha iniziato una relazione con qualcun altro. Questa è una cosa particolarmente pericolosa da fare perché rappresenta un cattivo esempio per le donne che hanno paura di rompere le relazioni tossiche e si sentono responsabili del comportamento autodistruttivo di un uomo. Quindi, fai un favore mondo: piangi Mac Miller senza coinvolgere Ariana Grande». Come non essere d’accordo? Mac era un ragazzo di 26 anni che è morto per un’overdose. E Ariana è una ragazza di 25 anni che ha rotto con lui perché non è riuscita a salvarlo dall’abuso di sostanze, per questo motivo è stata attaccata e stigmatizzata.

La dipendenza dalle droghe è una malattia è come tale va curata. Ma che compito ci assegniamo spesso da sole? Il ruolo della crocerossina, dell’ “io con il mio amore ti salverò”. E sappiamo ogni volta come va a finire. Non c’è quasi mai il lieto fine. E a noi chi ci salva? Chi salva le donne da queste aspettative di cura? Perché se decidiamo di volerci bene e interrompere un rapporto inquinato che ci danneggia e rifarci una vita, allora diventiamo le donne peggiori sulla terra. Le streghe da mettere al rogo.

Quello che è successo ad Asia Argento incolpata del suicidio del suo ex compagno Anthony Bourdain ve lo ricordate? Ondate di attacchi, di insulti in un momento che è stato molto doloroso. E lo è sicuramente ancora oggi con quelle lacrime che hanno rigato il volto dell’attrice a X Factor la settimana scorsa. Quindi non c’è solo la profonda sofferenza della perdita. Si aggiunge, se può essere sostenibile mi chiedo, la colpevolizzazione ingiusta e gratuita.

Non era colpa di Asia, non è colpa di Ariana. Miller doveva salvarsi da solo. Non è riuscito a uscire da quel tunnel oscuro. E non stava a Ariana Grande o ad un’altra donna la responsabilità di ciò che il rapper ha fatto.

Ariana Grande è una donna forte, riuscirà a superare anche questo. Ha affrontato l’attentato durante il suo concerto a Manchester, qualche giorno fa le molestie al funerale di Aretha Franklin. Questo attacco però non colpisce solo lei, colpisce tutte le donne.
Ed è bene ripeterselo: Non dobbiamo salvare nessuno, ma solo noi stesse.






Continua a leggere