IL PAGELLONE DEGLI EUROPEAN CHAMPIONSHIPS 2018 PER L’ITALIA

NUOTO, 9: 22 medaglie vinte, record storico per una rassegna continentale. Con Gregorio Paltrinieri a mezzo servizio, Gabriele Detti assente per infortunio e Federica Pellegrini che ha lasciato (per ora…) gli amati 200 sl, l’Italia ha risposto con una profondità di squadra senza precedenti. Diversi nomi nuovi sono esplosi definitivamente e possono guardare con elevate ambizioni al biennio che condurrà alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Ilaria Cusinato, a soli 18 anni, è ormai una realtà consolidata nei misti e chissà che non possa progredire anche nei 200 farfalla, gara con una concorrenza internazionale non esagerata. Anche Margherita Panziera si è definitivamente consacrata nel dorso, mentre Simona Quadarella, regina indiscussa con i tre ori nei 400-800-1500 sl, dovrà progredire ulteriormente per pensare di poter impensierire la fuoriclasse americana Katie Ledecky. In generale l’Italia si è dimostrata competitiva in tutti gli stili in campo femminile, come testimoniano anche i podi di Arianna Castiglioni (rana) ed Elena Di Liddo (farfalla). In campo maschile Alessandro Miressi, vincitore dei 100 sl, appare un diamante grezzo ancora tutto da modellare e con margini di miglioramento infiniti, così come lo sprinter puro Andrea Vergani, bronzo nei 50 sl. In attesa di riabbracciare l’infortunato Nicolò Martinenghi, l’eterno Fabio Scozzoli è tornato a brillare nella rana anche in vasca lunga, mentre Piero Codia ha firmato l’impresa forse più bella ed inaspettata nei 100 farfalla. Che dire poi del 16enne Federico Burdisso, bronzo nei 200 farfalla dopo essere stato ripescato. Anche il dorso non ha sfigurato con il bronzo di Matteo Restivo. Uniche note dolenti: i misti maschili e le staffette miste. Ma c’è di che accontentarsi…L’Italia non è mai stata così solida.

ATLETICA, 4,5: dimentichiamoci per un attimo dell’oro agguantato nella gara a squadre della maratona maschile. L’Italia ha concluso la rassegna continentale con la miseria di quattro medaglie di bronzo individuali. Qualcosa si è mosso nel mezzofondo, tuttavia i pur bravi Crippa, Chiappinelli e Rashik difficilmente potranno competere in un contesto mondiale con tutti i grandi fuoriclasse kenyani, etiopi e via dicendo. E’ un’Italia che ha sfigurato nel confronto diretto con quasi tutte le altre Nazionali. Mentre Gran Bretagna, Germania, Polonia, Olanda, Francia, Belgio e persino Grecia raccoglievano podi e vittorie a ripetizione, a noi restavano solo le briciole. Filippo Tortu era la stella più attesa, ma il 20enne lombardo (come ha dimostrato anche la batteria della staffetta) non si è presentato all’appuntamento clou della stagione nelle migliori condizioni di forma. Elena Vallortigara, dopo un vertiginoso 2,02 realizzato solo qualche settimana fa, non è neppure riuscita ad approdare in finale nel salto in alto… Le staffette, su cui si puntava con decisione e con sogni da podio, hanno subìto un brusco ridimensionamento. Si sono intravisti segnali positivi da Gianmarco Tamberi, comunque lontanissimo dall’atleta che sfiorava i 2,40 nel 2016, ed è piaciuto l’atteggiamento combattivo di Daisy Osakue nel disco. Poco, troppo poco. Se l’Italia fatica in un contesto continentale, figuriamoci cosa potrà accadere nel confronto con il mondo. Ad oggi la sola marcia, con Antonella Palmisano e la piacevole novità Massimo Stano, sembra poter cullare qualche tiepida ambizione di medaglia in vista di Tokyo 2020. La crisi non è finita, tutt’altro.

TUFFI, 8: quattro medaglie, di cui due in specialità olimpiche. Grande sorpresa nel trampolino 3 metri sincro, con Elena Bertocchi e la 15enne Chiara Pellacani capaci di aggiudicarsi addirittura l’oro. Noemi Batki si è ritrovata con l’argento dalla piattaforma, mentre Giovanni Tocci, secondo dal metro, continua invece a faticare nella gara olimpica da 3. In ogni caso, l’Italia si mantiene su livelli più che soddisfacenti, in attesa del possibile ritorno di Tania Cagnotto.

NUOTO SINCRONIZZATO, 8: 9 medaglie in 9 gare. Numeri che testimoniano l’elevata competitività del Bel Paese nel contesto europeo, pur con gerarchie (quasi) sempre inscalfibili per le prime due posizioni. Qualche rimpianto per Flamini-Minisini nel duo misto, comunque bravi ad agguantare due argenti dopo l’oro nel tecnico ai Mondiali 2017.

NUOTO IN ACQUE LIBERE, 7: bello e fortunato l’oro di Arianna Bridi nella 25 km. Tuttavia l’Italia, pur sempre nelle posizioni di vertice, pare vivere un regresso da un paio di stagioni a questa parte. Nelle due gare olimpiche della 10 km è maturato l’argento dell’emergente Giulia Gabbrielleschi, tuttavia gli azzurri non hanno mai davvero dato la sensazione di poter vincere. Troppo superiore in campo femminile l’olandese Sharon Van Rouwendaal (la cui storica tripletta d’oro nelle prove individuali le è sfuggita solo per aver sbagliato rotta nella 25 km), mentre tra gli uomini gli azzurri non dispongono di quel cambio di passo decisivo per competere con atleti che provengono dalla piscina.

CICLISMO SU PISTA, 8,5: come già dimostrato ai Mondiali, l’Italia conferma di poter contare su almeno 5-6 carte da medaglia verso le Olimpiadi di Tokyo 2020. I quartetti dell’inseguimento sono ormai una certezza, il ritorno di Elia Viviani sarà un valore aggiunto per gare endurance come omnium e madison. Qualcosa si muove anche nel settore della velocità femminile con Miriam Vece. Questi ragazzi meriterebbero solo di poter disporre di un velodromo coperto agibile…

CICLISMO SU STRADA, 10 E LODE: due gare disputate in linea e due vittorie azzurre con Marta Bastianelli e Matteo Trentin. In entrambi i casi la gestione tattica della corsa si è rivelata impeccabile: gli azzurri hanno corso da vera squadra, l’uno al servizio dell’altro.

MOUNTAIN BIKE, 7,5: sport in fortissima crescita. Mancava la stella Gerhard Kerschbaumer, vincitore quest’anno di una tappa di Coppa del Mondo, tuttavia è arrivato un argento inaspettato ad opera di Luca Braidot, segnale di una profondità impensabile sino ad un paio di stagioni fa. Il meglio deve ancora arrivare…

BMX, 4: qui invece non ci siamo. Una disciplina dove paghiamo un gap troppo importante ed in cui non riusciamo ad essere protagonisti.

GOLF, 6,5: prosegue il momento magico di questo sport dopo i trionfi di Francesco Molinari. Alessandro Tadini e Francesco Laporta, dopo aver addirittura accarezzato il sogno di approdare in finale, hanno festeggiato una medaglia di bronzo prestigiosa nella prova maschile a coppie. Serve un cambio di marcia, invece, tra le donne.

GINNASTICA ARTISTICA, 7: il voto è una media tra seniores (5) e juniores (9). Le note liete sono arrivate proprio dai giovanissimi. Talenti come Giorgia Villa, le sorelle Asia ed Alice D’Amato, Elisa Iorio, Nicolò Mozzato, Edoardo De Rosa ed Ares Federici promettono davvero di rilanciare una disciplina che nel passato recente si è affidata quasi esclusivamente alle zampate di Vanessa Ferrari.

CANOTTAGGIO, 7,5: spicca il trionfo netto del 4 di coppia, imbarcazione che sta dominando l’annata 2018 e che potrebbe riservare le soddisfazioni maggiori in vista delle Olimpiadi. Prosegue la crescita costante del settore femminile, mentre nella ‘punta’ emergono delle difficoltà dovute ad infortuni ed acciacchi fisici. Conferma dai pesi leggeri con Oppo-Ruta sempre competitivi, pur senza il guizzo per la vittoria.

TRIATHLON, 4: una disciplina dove proprio non riusciamo a decollare. Se Francia, Gran Bretagna e Francia dominano, gli azzurri recitano da comparse e non può di certo bastare il nono posto della staffetta mista a salvare un bilancio deficitario.

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