Torna Ferragosto e un appassionato di cinema ha essenzialmente due opzioni: partire per una gita fuori porta oppure chiudersi in casa, con l’aria condizionata a palla,
e godersi uno degli innumerevoli film che la cinematografia italiana ha dedicato alla festività più calda del calendario.
O forse tre: partire per una gita fuori porta proprio sulle strade dei film ambientati a Ferragosto.

Il “materiale” a disposizione è davvero ricchissimo: sin dai tempi di Augusto imperatore gli abitanti della penisola a metà
agosto viaggiano in cerca di fresco e divertimento. E sono quasi 70 anni che il nostro cinema, superbo indagatore di usi e
costumi italici, racconta miti e riti della gita ferragostana. L’esercizio può riuscire divertente: si tratta di partire da alcuni dei più celebri film dedicati a Ferragosto, rintracciarne i set, respirarne le atmosfere, assecondare il gioco del «come eravamo» quando la pellicola è stata girata e come siamo messi adesso,
perché il tempo passa per tutti e il cinema sembra stare lì a ricordarcelo. Se non sapete di preciso da dove partire, una
guida minima al Ferragosto sulle strade del cinema italiano ve la diamo noi. Tra locali che furono location, città grandi
e piccole da riscoprire sotto la luce del proiettore e una cornice che è l’immancabile azzurro mare di agosto.

Il primo itinerario è un must: si parte da Il sorpasso di Dino Risi, capolavoro della commedia all’italiana datato 1962 che fotografa gli anni del boom economico meglio di innumerevoli saggi
di sociologia. Con Vittorio Gassman che incarna l’anima furba e cialtrona del Paese, Jean-Louis Trintignant quella operosa,
perbene e tutto sommato ingenua, l’iconica Lancia Aurelia B24 decappottabile lanciata verso magnifici orizzonti di benessere
e soprattutto la statale Aurelia che collega una Roma deserta da sembrare «un cimitero» alla costa toscana, dove il sogno
di svago ferragostano dei due protagonisti si conclude tragicamente sui tornanti di Calafuria.

La prima tappa è ai titoli di testa: siamo nella Capitale, quartiere Balduina, dove c’è ancora il Bar Tavola Calda attraverso la cui saracinesca abbassata Gassman infila invano il
braccio, nel tentativo disperato di raggiungere un telefono pubblico. Gli andrà male, almeno fino all’incontro con Trintignant,
studente universitario rimasto a casa per preparare un esame. Sempre a Roma c’è ancora la trattoria di zona San Pietro dove
i due protagonisti provano a cercare ristoro, ma senza successo: oggi è il Ristorante Cuccurucù di via Capoprati, «prelibata
cucina con vista sul Tevere», recita il claim. Molto buono, secondo il giudizio della community di Tripadvisor.

Poi si imbocca l’Aurelia, magari si fa tappa alla pompa di benzina di via della Stazione Aurelia, ai tempi Agip, oggi condivisa da Eni e McDonald’s,
e si fa rotta sul porto di Civitavecchia, dove in via Calata di Rocca i ristoranti saranno anche cambiati ma non è difficile
riassaporare l’atmosfera (e soprattutto la zuppa di pesce) celebrata dal film. E si arriva così a Castiglioncello con il
film al suo clou e l’esplosione dell’immaginario collettivo tricolore degli anni Sessanta. Gassman e Trintignant passano la
notte allo storico Bagno Ausonia, ancora oggi attivo, mentre il “Mattatore” si cimenterà in una memorabile partita a ping pong sul terrazzo del ristorante
La Lucciola, sempre celebre per le sue specialità di pesce. Quindi riprendete l’auto, guidate verso Nord e fermatevi sulla
scogliera di Calafuria, dove la commedia si colora dei toni della tragedia.

Itinerario cult sulle vie del cinema ferragostano è anche quello proposto da Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, commedia grottesca di Lina Wertmüller. Un proletario (Giancarlo Giannini), una capitalista (Mariangela Melato), un naufragio e la lotta di classe che si consuma
come un amore, al sole della Sardegna. Andate a fare il bagno a Cala Fuili, spiagga del comune di Dorgali, dove i due malcapitati si ritrovano a convivere. Oppure
a Capo Comino, terra di Siniscola, dove volano gli schiaffi e s’incendia una passione che soltanto un elicottero saprà spegnere:
quello che atterra al porto di Arbatax e separa i due amanti per sempre, riconsegnando la capitalista al suo mondo.

Grottesco è pure il mondo di Sergio Citti, allievo prediletto del grande Pier Paolo Pasolini che sul lido di Ostia inscena il Casotto, seguendo i destini sottoproletari dei bagnanti che si alternano in una cabina comune. Ostia è ancora piena di lidi per tutte le tasche ma, rispetto al Ferragosto di 41 anni fa, casotti in riva al mare non ce ne sono
più.

Un road movie ferragostano “mancato” è Un sacco bello di Carlo Verdone, dove il coatto Enzo sogna di fuggire da Roma, raggiungere la Polonia e fare strage di bellezze locali regalando calze. Finirà
all’Ospedale San Gallicano, perla settecentesca dell’architettura trasteverina che non sembra affatto cambiato in tutti questi
anni.

Da Roma parte in ultimo Caro Diario, capolavoro di Nanni Moretti che dopo le scorribande in Vespa, nell’episodio Le isole, cerca riparo alle Eolie. Ed è subito cult: il ballo improvvisato sulle note di El Negro Zumbon ha per teatro il ristorante “Al Pescatore” di Lipari, noto per le specialità di mare, la partita di calcio in solitaria del
cineasta è oggi un parcheggio in località Lingua di Salina, dov’è bellissimo fare il bagno, mentre nella selvaggia Alicudi
c’è la villa che fu il buen retiro del Nanni nazionale a riparo dal chiasso del turismo di massa. Salvo scapparne via dopo una manciata di giorni, quando ti
accorgi che ti manca la Tv.

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