«La pacchia è finita, è finito il tempo della propaganda. Cominciate a governare». Anna Ascani, 30 anni, parlamentare dem, ha tolto le parole di bocca al ministro dell’interno Matteo Salvini, per pronunciare il discorso che l’ha consacrata a «pasionaria» del suo partito, il Pd.

Un intervento di pochi minuti che ha ottenuto il plauso di tanti (al punto di essere diventato virale) e sta facendo sperare a molti che possa essere lei, la prima donna a guidare il Pd. Lo spirito ribelle Anna Ascani, arrivata in Parlamento quando ne aveva solo 24, diventando così la più giovane parlamentare a metterci piede, lo coltiva dall’asilo nido.

Da quando pretese dalle maestre di scuola una pagella, proprio come suo fratello che aveva appena iniziato le scuole elementari.

La descrissero come una bambina brava ma molto vivace. Una caratteristica che ha continuato a custodire con cura, anche quando in un tema di prima media scrisse che il suo sogno era diventare il primo Presidente della Repubblica donna. «E argomentai con precisione la necessità della presenza delle donne nelle istituzioni». Quando disse ai suoi genitori di volere studiare filosofia, suo padre le rispose che avrebbe dovuto fare ingegneria «per il lavoro sicuro» ma lei non si lasciò intimidire e portò avanti il suo progetto di vita. Che oltre a un posto in Parlamento le ha portato la gastrite cronica.

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Ne soffre ancora?
«Ne ho sofferto ogni volta che durante i cinque anni di governo dovevamo prendere una decisione. Ma credo che sia questo il bello, quando non senti più niente devi smettere».

La politica è sempre stata nei suoi progetti?
«A 19 anni avevo deciso di fare l’insegnante, la finalità era la stessa: cambiare la vita di qualcuno con il proprio mestiere. Credo che ci sia un punto di vicinanza tra l’idea d’insegnare e quella più pesante e diversa di fare il mestiere della politica. L’intento è lo stesso».

Cinque anni dopo era a Montecitorio.
«Non avevo mai visto l’Aula. I miei compagni c’erano stati in gita al liceo ma io quel giorno ero malata».

Lei e Luigi Di Maio siete coetanei. 
«Sì, ha qualche mese in più di me e un carattere più chiuso. Quando siamo stati insieme nominati nella classifica di Forbes degli under 30 più influenti, l’avevo contattato per sapere se sarebbe venuto a Londra. Mi aveva dato una mezza risposta un po’ fredda. Credo sia uno un po’ sospettoso, io sono l’esatto opposto»

Che politico è?
«Lo devo ancora capire, ho l’impressione a volte che abbia il suggeritore in stile Ambra Angiolini che gli dica cosa deve dire, è un po’ triste per un trentenne. L’ho sentito dire tutto e il contrario di tutto, sull’immigrazione e sul lavoro».

Lui è diventato Ministro, lei accetterebbe di guidare il Pd? Come molti auspicano.
«Non ho mai creduto alle autocandidature a nulla. Io mi riconosco nel percorso guidato da Matteo Renzi e per me sta ancora guidando lui».

Rimane ultrarenziana, lei. 
«Matteo ha un estro fuori dal comune. Ha un’intelligenza laterale straordinaria».

Che non l’ha salvato dalla caduta, però.
«A un certo punto penso che non sia stato abbastanza renziano. Il Renzi del 2014 ha avuto un’empatia straordinaria. Dopo la sconfitta del referendum, lui e noi tutti ci siamo trasformati in burocrati grigi».

Conclusione?
«Dobbiamo recuperare lo spirito sano del cambiamento, che per primo aveva interpretato Renzi. Per me è ancora lui il leader naturale del centro-sinistra. Come diceva qualcuno, non vedo giganti intorno a lui».

C’è Maurizio Martina, attuale segretario…
«Molte sue scelte mi sembrano piuttosto lente, rispetto a un tempo che va velocissimo. Mi sembra una politica più propria del Novecento che del 2000».

A scaldarsi in panchina c’è anche Paolo Gentiloni…
«Un buon mediano, utilissimo. Ma a mio parere, non una prima punta».

Una prima punta potrebbe essere un personaggio della società civile, come Roberto Saviano.
«Se Saviano vuole mettersi in gioco sono felice. Ma la politica non s’improvvisa».

Come s’immagina tra qualche anno?
«Vorrei una famiglia. Sono innamorata e credo sia naturale alla mia età desiderare un figlio nei prossimi anni. Questo è un sogno tra quelli che vorrei realizzare».

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