Trovare la felicità in lavori che non garantiscono la stabilità. Una sfida vinta da Valeria Vivarelli, prima nell’ufficio internazionale di un istituto della pubblica amministrazione dove ha lavorato per 12 anni, oggi in una onlus che si occupa di salute e immigrazione. Una costante in tutto questo tempo: mai un contratto a tempo indeterminato.

Valeria ha 42 anni ed è entrata nel mondo del lavoro nel 2003. Dopo gli studi in Scienze politiche a Bologna approda a Roma nell’ente paragovernativo Formez. Dei suoi inizi ricorda: «Appena arrivata, l’ufficio internazionale stava muovendo i primi passi. L’ho visto crescere fino a raggiungere i 20 collaboratori». Racconta con tenerezza quegli anni fino alla doccia fredda del 2016. A seguito della «Riforma Madia» si verifica un taglio dei contratti precari, ovvero di tutto il suo ufficio. I contratti non vengono rinnovati e a perdere il lavoro è anche il marito che aveva incontrato proprio tra quelle scrivanie anni prima.
Anche se precari Valeria e il marito hanno cercato di costruire un equilibrio attorno alla famiglia e oggi hanno due figlie. «Ci siamo sposati nel 2007. Eravamo in un momento d’oro della nostra vita perché i contratti per quanto precari erano molto buoni» spiega. Sempre, naturalmente, con la speranza che prima o poi arrivasse un’assunzione. Invece è giunta prima la crisi che, seppure qualche anno più tardi, ha avuto ripercussioni anche sulla pubblica amministrazione: «Avevamo sì dei contratti a progetto ma si vedeva una crescita. Lavorando con i progetti europei pensavamo di essere più tutelati e non immaginavamo che la crisi avrebbe avuto conseguenze così pratiche sulla nostra vita» racconta.

Oggi Valeria, che nel tempo libero pratica yoga, fa sub e partecipa ad installazioni artistiche, lavora come operational manager in una onlus dedicata all’accoglienza dei migranti e di nuovo ha un contratto a termine: «Sono più precaria che mai ma mi piace questo settore. C’è un filo rosso, non sempre chiaro, che lega i passaggi che ho fatto nella vita e mi porta verso il settore pubblico e il sociale». La dedizione al lavoro è tanta al punto che, quando le chiedo se ha mai pensato di cedere alle lusinghe di un contratto a tempo indeterminato magari in altro ambito, risponde: «L’ho desiderato soprattutto quando le figlie erano piccole, però mi piace ciò che faccio e non sceglierei un incarico che non mi interessa solo per un contratto a tempo indeterminato».


La storia di Valeria Vivarelli è raccontata nell’ebook “Donne di Futuro – Generazioni a confronto sui lavori di domani” scaricabile gratuitamente cliccando sulla foto qui di seguito:

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