«Di fronte a tanta iniquità non si può che scioperare». E così l’Unione Sindacale di Base dello stabilimento Fca di Melfi annuncia uno sciopero per l’intera giornata di lunedì 16, quella della presentazione di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Perché proprio «contro» Ronaldo è questo sciopero, contro la spesa milionaria per far arrivare il portoghese in bianconero.

L’affare CR7 non è andato giù agli operai della Fiat (per altri sindacati lo sciopero è mero pretesto e l’acquisto non ha niente a che fare con i lavoratori), ma per i proprietari dell’azienda per cui lavorano e per la Juventus, due società distinte, è un affare.

È una spesa enorme: lo stipendio è di 60 milioni lordi l’anno che sono 30 netti per i prossimi 4 anni (cioè un euro al secondo): 105 milioni sono stati pagati per il cartellino al Real Madrid; 12 milioni al procuratore del portoghese. La Juventus però guadagnerà da Cristiano, che in quattro anni può far raddoppiare gli introiti commerciali bianconeri e che diventerà probabilmente anche volto delle auto prodotte da Fca, la Jeep in particolare.

Ronaldo darà lustro alla Serie A, ma soprattutto alla Juventus. Grantirà 10 milioni in più agli incassi dello Stadium e l’aumento dei diritti tv per il triennio 2018-2021, che dovrebbero portare quasi 8 milioni in più. Gli introiti per sponsorizzazioni e merchandising dovrebbero aumentare del 40-50% in due anni e già sono sopra i 100 milioni. Poi ci sono i conti personali. CR7 ha contratti con marchi come Tag Heuer, Armani, Castrol, Nike, e ha più di 350mila follower sui social. In Italia non avrà neanche il problema delle tasse, dopo i 19 milioni patteggiati con il fisco spagnolo per la gestione, con società in paradisi fiscali, dei suoi diritti di immagine. Solo 100 mila euro grazie alla norma sui nuovi residenti fiscali introdotta dalla legge di stabilità del 2017, sui proventi esteri derivanti da investimenti immobiliari, dividenti e guadagni tramite operazioni finanziarie.

«Ronaldo è un affare in termini di esposizione globale del brand calcistico. La Juve sancisce la sua definitiva appartenenza al gotha del calcio internazionale», spiega ad esempio Marco Bellinazzo, autore de La fine del calcio italiano (Feltrinelli). «Nell’insieme Ronaldo costerà quasi 85 milioni all’anno fra ingaggio e ammortamento del cartellino. Ma nell’arco del quadriennio in cui sarà sotto contratto, farà raddoppiare alla Juve  il suo fatturato commerciale, da 100 a 020 milioni».

Dopo calciopoli la Juve si è stata ricostruita allineandosi a quelli che sono i migliori club europei. Ha scavato un solco nel campionato italiano che con Ronaldo non potrà che aumentare. «Ci sono troppe fanfare, come se Ronaldo possa innescare di per sé la rinascita del calcio italiano e questo è un errore. La spirale negativa degli ultimi vent’anni è stata mascherata da acquisti di grandi giocatori che si riteneva creassero l’aura del grande campionato senza fare invece gli interventi fatti in altri campionati per trasformare i club e il calcio in generale in una vera e propria industria».

Dalla fine degli anni Novanta quando squadre come Inter e Juventus avevano lo stesso fatturato di Real e Barcellona, loro hanno iniziato a correre e noi a rallentare. Ora, per esempio, Inter e Milan hanno un terzo del fatturato delle due spagnole. La stessa Juventus che ha un fatturato fra i 400 e i 500 milioni di euro è dietro a Real e Barcellona che arrivano a 700 milioni e aspirano ad averne uno da un miliardo di euro da qui al 2020.

«Noi abbiamo mancato questa rivoluzione del calcio e Cristiano Ronaldo non potrà da solo determinarla, non sarà un avvento miracoloso. Nello stadio fatiscente che fa il tutto esaurito perché una volta arriva Cristiano Ronaldo, comunque non ci andrà lo stesso numero di persone per un’altra partita. La Juventus, che dallo Stadium incassa 60 milioni, ottiene da sola un quinto dell’intero ricavato dagli stadi della Serie A e certamente con Ronaldo aumenterà».

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