I meriti, come è normale che sia, vanno divisi tra giocatori e staff. La copertina di questa seconda vittoria mondiale, però, se l’aggiudica Kylian Mbappé, il gioiellino classe ’98 autore di una doppietta nel tiratissimo ottavo contro l’Argentina e del gol sicurezza nella finale con la Croazia, traguardi che da Under-20 erano riusciti solo a Pelé nel 1958. Nato a Bondy, nella periferia di Parigi, in una famiglia di origini camerunesi, con padre allenatore di calcio e mamma giocatrice di pallamano, ha esordito nel massimo campionato francese a neppure 16 anni.

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Lo sport ce l’ha nel sangue, insomma, e i paragoni si sprecano: chi lo paragona a Henry, suo idolo, chi a Ronaldo, l’originale. Lui ha la faccia da bravo ragazzo, sempre sorridente, mai scocciato: pagato 180 milioni di euro dal Psg (il secondo trasferimento più costoso della storia dopo Neymar, ndr), sta ripagando la fiducia a suon di reti: 21 in regular season e 4 a Russia 2018. In lui si ritrovano le due caratteristiche principali della Francia campione del mondo: la multiculturalità e la giovane età dei componenti della rosa.

Ben 17 galletti su 23 sono figli di immigrati di prima generazione, tanto che il Washington Post ha etichettato i Blues come «l’emblema dell’Europa che si fonda fortemente sulle comunità immigrate». Una squadra moderna, quindi, capace di integrare invece che dividere, una delle più giovani del torneo: 26 anni di media, con ben 14 giocatori alla prima grande competizione: «Se li ho convocati è perché li ho ritenuti adatti, non è un rischio», ha dichiarato il ct Didier Deschamps, che ha fatto un po’ anche da papà.

I meriti del commissario tecnico, infatti, sono umani oltre che tecnici: il suo modulo, il 4-3-3, è senza dubbio più pratico che spettacolare. Ha fermato Messi mettendogli un uomo incollato addosso e con continui raddoppi, poi ha sconfitto Uruguay e Belgio senza subire gol, con cinismo. Ma è stato bravo anche a cementare il gruppo, motivando le riserve e senza caricare di responsabilità le giovani stelle: così, sotto la pioggia di Mosca, ha regalato il sorriso al presidente Macron, il giorno dopo l’anniversario della presa della Bastiglia in cui le frecce tricolore francesi avevano sbagliato clamorosamente i colori.

«Liberté, Egalité, Mbappé».

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