Non scompaiono assegni e pensioni dei parlamentari, ma certamente si assottigliano con quella che il Movimento Cinque Stelle chiama l’abolizione dei vitalizi. È una riforma fra le prime sponsorizzate dalla forza di governo e che vede la luce nel luglio del 2018, un anno dopo l’approvazione alla Camera di un testo simile, poi non passato al Senato. È il primo sponsor di questa legge, il ministro del Lavoro Luigi di Maio, a gioire sui social nel blog delle Stelle all’hashtag #ByeByeVitalizi. L’ufficio di presidenza della Camera ha dato il via libera alla delibera del presidente Roberto Fico con 9 sì della maggioranza, 1 del Pd e 1 di Fdi. Entrerà in vigore il 1 gennaio 2019.

COSA PREVEDE LA RIFORMA
La riforma sui vitalizi parlamentari prevede un ricalcolo con il sistema contributivo degli assegni attualmente versati agli ex parlamentari. Riguarda chi non è più in Parlamento da tempo perché già la riforma Monti del 2012 non esistono più vitalizi per chi è stato in Parlamento se non con il metodo contributivo.

PER QUANTI
Sono circa 2.600 le persone che subiranno tagli. In media il taglio sarà del 20%, ma i calcoli si fanno caso per caso perché il vitalizio dipende dagli anni passati in Parlamento. Il costo annuo dei vitalizi è attorno ai 200 mila euro. Alla Camera riguarda 1338 vitalizi su 1405 erogati. Per 67 ex deputati l’assegno sarà invariato. Ci sono due tetti minimi: uno di 980 euro per chi ha poche legislature alle spalle e uno di 1470 euro per i vitalizi che avrebbero un taglio di oltre il 50% con le nuove regole. A Montecitorio ci sarebbe un taglio di 40 milioni di euro che arriverebbe a 200 la legislatura. Le vedove di ex parlamentari non dovrebbero subire effetti dalla riforma. Nessun vitalizio invece per i condannati in via definitiva.

COSA SONO I VITALIZI
I vitalizi parlamentari sono delle indennità che vengono concesse come rendite al termine del mandato parlamentare e valgono fino a che l’ex parlamentare è in vita. Fino al 2012 per avere il vitalizio bisognava aver superato i 65 anni di età (ma in passato la soglia era più bassa). I soldi arrivano solo in parte dai contributi versati e non erano quindi proporzionali a questi.

LE REGOLE DAL 2012
Per quanti erano in Parlamento alla data del 1 gennaio 2012 il metodo è cambiato. La pensione arriva a 65 anni se si è rimasti in carica per almeno 5 anni. Per ogni anno in più di mandato si scala un anno di età fino al limite massimo dei 60 anni. La pensione da parlamentare per chi era in Parlamento nel 2011 è data dalla somma della quota di assegno vitalizio maturato entro il 2011 e dalla quota di pensione sugli anni di mandato dal 2012 in poi. Per gli eletti per la prima volta nel 2013 c’è la pensione del parlamentare senza vitalizi aggiunti e regolata in base ai contributi versati.

CHI CI PERDE?
Cala l’assegno di tutti quelli che sono stati in Parlamento in passato e sono in età da pensione. Molti sono nomi famosi. L’ex presidente della Federcalcio Antonio Matarrese vedrebbe più che dimezzarsi il suo assegno da 7.700 euro al mese, frutto di 5 legislature. Lo stesso per Gino Paoli e Ilona Staller, in Parlamento dal 1987 al 1992 che andrebbero da circa 3.000 a 1.000 euro mensili. Veltroni e Prodi avrebbero tagli di 3.000 e 1.000 euro rispettivamente. Nichi Vendola passerebbe da 8 mila a 5 mila euro.

Sono ex deputati perché la situazione resta in stand by in Senato. La presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati ha detto che il percorso di Palazzo Madama sarà autonomo. I più colpiti non sono quanti hanno passato molti anni in Parlamento e quindi hanno versato più contributi, ma quanti hanno avuto il vitalizio pur con scarsa presenza.

INCOSTITUZIONALITÀ
Il timore è che sulla legge, la delibera è del presidente della Camera Roberto Fico, arrivi la scure dei ricorsi, dei casi personali. Gli ex parlamentari hanno inviato una diffida stragiudiziale a ciascun membro dell’Ufficio di presidenza della Camera e c’è chi ha parlato di una vendetta politica, di un abuso di potere. Secondo Paolo Cirino Pomicino, ex deputato dc, quando fu introdotto negli anni Sessanta, «i padri costituenti erano viventi e compresero che la libertà dei legislatori doveva essere garantita anche sul piano economico nel presente e nel futuro, senza arricchimenti ma con la dignità pari alla funzione svolta».

COSA SUCCEDE AI SOLDI CHE RESTANO?
Il ministro Di Maio ha detto più volte che l’obiettivo è quello di creare un fondo con i tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro (quelle oltre i 4000 euro) da destinare all’aumento delle pensioni minime.

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