-Amore, ma non ti piacerebbe stare in questo posto in cui fate tutti i giorni, tutto il giorno – pensa che bello- la pasta di sale?
-No

Certe cose, ai figli, non bisogna chiederle. Cosa vuoi mangiare, in primis, e poi: vuoi andare al centro estivo?
Bisogna solo fare un gran sospiro e una crocetta: sì, aderisco, do il consenso, il numero di carta di credito, tutto quello che volete purché mi risolviate questo enorme problema di quelle settimane di luglio.

La stessa disinvoltura sarà poi richiesta il primo giorno, quello in cui lo lascerete lì.

Lì, di solito, è uno stanzone con l’aria ferma, quaranta gradi già alle 8 del mattino (alternativa: cortile con ghiaietto e nemmeno un albero), bambini imbronciati con magliette di colore diverso, talvolta abbinate a cappellino, ed educatori a cui vorreste chiedere la carta d’identità, visto che è difficile distinguerli dai bambini medesimi. Avendo sott’occhio questa scena, non è facile prendere e andare, ma bisogna farlo. Licenziarsi per badare ai figli quel paio di settimane, non è mai una buona idea.

Illustrazioni di Salvatore Liberti

Di centri estivi ce n’è per tutti i gusti. Sospetto esista un algoritmo che abbina attività a caso, al quale gli organizzatori di centri estivi si ispirano. Francese e facciamo la pizza. Arrampicata e mimo. Trapezio e vetrate artistiche. Vetrate artistiche non lo dico per dire: i miei figli hanno frequentato un centro estivo in cui si insegnava questa arte raffinatissima. È ancora motivo di tensione tra di noi.

Di solito i bambini tornano a casa dalle loro attività con inspiegabili ferite, pidocchi, costumi dimenticati bagnati quindi ammuffiti, nuovi amici e lavoretti orribili. Ma, siccome di solito quello che mangiano là non gli piace per principio, anche con un rinnovato amore per la cucina della mamma; il che, comunque, è un risultato.

Al centro estivo – qualsiasi esso sia – non ci vogliono mai tornare. Lo dicono il primo giorno: non mi iscrivere mai più. Voi dite: sì, sì, amore, adesso dici così, ma poi vedrai alla fine, mi dirai che è stato bello.
Non è vero: il venerdì vi ripetono che gli ha fatto schifo e a questo punto chiedono un giuramento formale sulla futura non iscrizione.

Non so voi, ma io non sono mai andata a un centro estivo. Ma sono cresciuta in un’epoca in cui i nonni erano disponibili, si poteva ancora fare casino nei cortili, la natalità era molto alta e per giocare ci si divideva in bande. I piccoli erano maltrattati dai grandi, ma non lo chiamavamo bullismo: era nelle cose.
E quando tutti partivano e in cortile rimanevi solo tu, ti mettevi un po’ all’ombra e leggevi Topolino. O ti annoiavi e basta. Quella noia è una delle cose che mi manca di più al mondo.

(Canzone consigliata: Azzurro di Domenico Modugno)



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