Cosa succede nell’animo dei figli quando i genitori si separano? La legge fissa le regole. I giudici le applicano. I genitori proseguono le proprie vite separatamente. E i figli? Dal punto di vista psicologico, i percorsi e le situazioni che i figli devono affrontare vanno ben oltre la matematica divisione del tempo quotidiano, dei giorni di vacanza con la mamma e dei weekend con il papà. La separazione dei genitori apre finestre che non sempre si è capaci a gestire nel bene e nell’interesse del minore.

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Iolanda Stocchi

Iolanda Stocchi, psicologa e psicoterapeuta, si occupa da oltre vent’anni di aiutare bambini e famiglie nella difficile gestione del passaggio da famiglia unita sotto lo stesso tetto a bambini con la valigia. “Una volta i genitori separati più facilmente sparivano e si rimbalzavano il figlio. Oggi la situazione è molto cambiata, i padri sono più presenti ma il risultato purtroppo è che spesso i genitori litigano per dividersi i figli. E la vita materiale del figlio continua a essere complicata soprattutto perché è lui a doversi spostare da una casa all’altra. Questo è un malessere che, anche nelle migliori organizzazioni familiari, viene espresso da tutti i bambini. Nessun bambino ha gioia di avere due case. Non è semplice passare da una logica di divisione del figlio a una di con-divisione”.

Anche se le decisioni vengono prese serenamente e in modo condiviso da entrambi i genitori, la gestione materiale della separazione rimane inevitabile e rappresenta una condizione stressante che ogni bambino si trova ad affrontare. “La gestione della vita pratica può sembrare una banalità ma se i genitori non abitano vicini ci sono i problemi di trasporto, gli amici che non sono in zona, oggetti, giochi, vestiti e la cartella con i compiti che comportano un’organizzazione estremamente complessa sia che i bambini stiano una settimana con un genitore una settimana con l’altro sia che si gestiscano classicamente fine settimana uno da una parte o dall’altra. L’organizzazione pratica davvero bisogna provarla per vedere quanto è pesante – prosegue la psicoterapeuta Stocchi – I bambini con due case si sentono divisi e io questo l’ho sentito esprimere da tutti i bambini, non c’è bambino che non comunichi la fatica e il senso di dispersione nei passaggi. E se, provocatoriamente, fossero i genitori a doversi spostare invece che i bambini? Se fossero loro a doversi alternare con la valigia? Forse inizierebbero a capire quanto è difficile sopportare anche il peso materiale della separazione dalla propria casa”.

alleyoop_campisi_1Lo spostamento fisico da una casa all’altra è l’ultimo, in ordine temporale, di una serie di situazioni relazionali stressanti che il bambino ha vissuto nel tempo e che continuano, a volte amplificandosi, dopo la separazione dei genitori. Quali sono gli errori che concorrono a complicare la vita del bambino? “Negli anni ho riscontrato alcuni indicatori tipici della temperatura dello stato di salute della relazione. Errori che si dovrebbero evitare per non far diventare il bambino un campo di battaglia. Lavorando sia con adulti sia con bambini e ascoltando i due punti di vista ho raccolto davvero tanta sofferenza da parte dei bambini prima, durante e dopo le separazioni dei loro genitori.”

“Il bambino è il tramite tra i genitori? I genitori si parlano direttamente o è il bambino che deve riportare? Al bambino è chiesto da parte di uno dei due genitori di mantenere segreta una situazione? Potrebbero sembrare tutti dettagli di poca importanza, ma l’impatto sul bambino, soprattutto a livello psicologico, è sicuramente rilevante. Il bambino non deve essere responsabilizzato per ciò che non gli compete (la comunicazione tra i genitori) e non deve vivere con i sensi di colpa e il timore di tradire un genitore qualora gli venisse chiesto di mantenere un segreto. I bambini devono avere la possibilità di vivere quanto più serenamente possibile la loro condizione di figli, lontano dalle battaglie dei genitori. Addirittura alcuni bambini si sentono colpevoli della separazione dei genitori e pensano che se fossero stati più bravi o se fossero andati meglio a scuola magari i genitori non si sarebbero divisi. La psiche dei bambini apre scenari su paure, emozioni e pensieri inimmaginabili per noi adulti”.

Come capirli e come aiutarli in queste situazioni? “I bambini devono poter esprimere i loro vissuti e le loro paure. Devono essere aiutati a dire ai genitori quello che temono: tantissime volte mi sono trovata in questa posizione da terapeuta e ho utilizzato la Sandplay Therapy, Terapia del Gioco della Sabbia, che permette l’espressione di quelle cose che i bambini fanno fatica a dire perché hanno paura che non vengano accolte o addirittura non ne sono consapevoli, ma che uno sguardo attento può cogliere nei loro vissuti e comportamenti, e che attraverso questa terapia possono esprimere, affrontare e poi risolvere”.

La dott.ssa Stocchi ha recentemente pubblicato il libro “Il Gioco della Sabbia nella Terapia con i bambini”, con il sottotitolo “La Pazienza dello Sguardo”, edito da Biblioteca Vivarium, in cui spiega in cosa consiste la sandplay therapy, tecnica terapeutica che nasce in ambito junghiano: esprimere attraverso il gioco con la sabbia e i gesti che lo accompagnano contenuti inconsci dolorosi e conflittuali, difficili se non impossibili da esprimere con le parole. Questo strumento consiste in due cassette con la sabbia, una con sabbia asciutta, l’altra con sabbia bagnata, che viene manipolata per costruire scenari. Su degli scaffali i bambini hanno a disposizione tanti piccoli oggetti che rappresentano il mondo (alberi, case, oggetti di vario genere e personaggi dal soldato alla principessa, dal leone al gattino) e che i bambini scelgono apparentemente casualmente dando forma a una scena teatrale nella sabbiera che rappresenterebbe una sorta di ecografia della psiche in cui viene espresso il loro problema e anche le soluzioni possibili. “Il mio compito è comprendere il significato ed il senso di questo sogno fatto con le mani, favorendo l’evoluzione del conflitto e del problema nel tempo, e questo processo è risanatore delle ferite e dei conflitti” conclude la dott.ssa Stocchi.






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