Cultura-Piramide-Crescita-Investimenti-Club universali-Sostenibilità-Equilibrio competitivo-Grandi eventi-Spettacolarità-Millenials-Italia. Sono le undici parole, come sono undici le calciatrici di una squadra, del team che deve finalmente scendere in campo per lo sviluppo del calcio femminile in Italia e all’estero. È l’inedita, ma fondamentale, formazione che si legge nel libro Campionesse. Storie vincenti del calcio femminile scritto a quattro mani da Michele Uva e Moris Gasparri, con la prefazione di Walter Veltroni. All’interno, dopo un breve excursus sulla storia del movimento del calcio femminile dai suoi albori a oggi, c’è anche un’altra squadra, quella composta dalle grandi icone del calcio in rosa – come la copertina del libro – a partire da Mia Hamm, oggi nel CdA dell’AS Roma, e Carolina Morace, fresca allenatrice della squadra femminile del Milan.

Mentre lasciamo scoprire al lettore le storie della formazione delle grandi icone, qui preferiamo concentrarci sulla “squadra” del movimento del futuro del calcio femminile, affinché si arrivi a rendere concreto quel concetto di “calcio raddoppiato” per cui non ci sia più una sola nazionale di calcio da tifare – quella maschile – ma due:

  1. Cultura. #WePlayStrong è la campagna di comunicazione promossa dall’Uefa “incentrata sul calcio come potente strumento espressivo della femminilità”.
  2. Piramide. Una priorità è aumentare il numero di società che aprano la sezione femminile, come sta avvenendo in questi ultimi anni anche in Italia.
  3. Crescita. In Europa appare auspicabile poter raggiungere la quota di due milioni di calciatrici tesserate. Per tagliare questo traguardo è necessario anche il contributo dei paesi dell’area mediterranea che invece, a oggi, non rappresentano nemmeno il 10%. L’obiettivo dichiarato dalla Figc delle 100mila tesserate significherebbe portare il nostro paese in un club con Germania, Francia, Svezia, Norvegia, Olanda e Inghilterra.
  4. Investimenti. Nel calcio, come in qualunque altro sport o impresa, esiste un ciclo temporale degli investimenti “che prima di veder manifestare in maniera tangibile i propri effetti, impiega dai sei dieci anni”.
  5. Club universali. L’affiliazione alle squadre professionistiche maschili non basta, c’è troppa disparità a livello territoriale. È compito delle circa 14mila società dilettantistiche, delle scuole calcio, presenti sul territorio italiano aprire anche alle bambine e alle ragazze.
  6. Sostenibilità. Il movimento femminile non può essere eternamente sussidiato ma dovrà essere in grado di produrre un ritorno autonomo che ne garantisca la sostenibilità.
  7. Equilibrio competitivo. L’equilibrio di un prodotto sportivo è una chiave di successo, sia a livello nazionale che internazionale. Il rischio di una crescita improvvisa del movimento, in mancanza di una chiara strategia globale, può essere fatale.
  8. Grandi eventi. “Prima bisogna creare le basi, avere una forte competitività sportiva e poi, solo poi, il grande evento può moltiplicare il tutto”. La Francia, che l’anno prossimo ospiterà il Campionato del Mondo al quale, dopo vent’anni, si è qualificata anche l’Italia, in questo senso è un esempio. La Fifa, per l’appuntamento, punta a coinvolgere un miliardo di telespettatori.
  9. Spettacolarità. Oltre alla formazione degli attori coinvolti, è fondamentale un cambiamento culturale e di mentalità che tolga il calcio femminile dal pregiudizio di essere considerato uno sport non spettacolare.
  10. Millenials. “Il calcio femminile è oggi lo sport più ‘social’ che esista” perché ha saputo costruire la propria visibilità fuori dai grandi appuntamenti catturando l’attenzione, prima di tutto, delle generazioni più giovani.
  11. Italia. Tre gli obiettivi principali: raggiungere le 100mila tesserate, diventare protagonisti nelle grandi competizioni internazionali e avere un campionato nazionale affascinante.

A questi tre punti, aggiungiamo quello che gli autori hanno premesso nel Prologo: “il calcio femminile ha un grande problema di narrazione, come se mancasse del carburante essenziale che alimenta la passione calcistica”. Una narrazione che sta diventando sempre più familiare, invece, ai lettori di Alley Oop.


“Campionesse. Storie vincenti del calcio femminile” di Michele Uva e Moris Gasparri (ed. Giunti)

Michele Uva è Direttore Generale Figc e Vicepresidente Uefa, già Direttore Generale di Coni Servizi, ha ricoperto ruoli nel volley, calcio, basket e in organizzazioni sportive nazionali e internazionali. All’interno della Figc è suo il progetto del rilancio del calcio femminile in Italia. È autore dei libri: La ripartenza, Il calcio ai tempi dello spread, Viaggio nello sport italiano, Il calcio conta.

Moris Gasparri si occupa di studi e ricerche in ambito sportivo e collabora, come ricercatore esterno, alle attività del Centro Studi di Coni Servizi. È laureato in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è stato allievo di Massimo Cacciari e Guido Rossi.






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