Telegiornale da Milano. Christian Vieri prende la parola, a modo suo, per presentare la seconda edizione della Bobo Summer Cup, il torneo di footvolley che tornerà sulle spiagge italiane dal 21 luglio al 12 agosto. Unirà divertimento e charity, come lo scorso anno, tutto raccontato sui profili dell’ex cannoniere azzurro, ormai una vera star dei social: «Io non ho fatto nulla di speciale, sono sempre stato così», ci rivela. «Quando giocavo però non c’era Instagram quindi la gente non mi conosceva. Adesso con le story cazzeggio e mi diverto, proprio come faccio con i miei amici».

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Alcune sue idee, però, sono diventate dei tormentoni.
«Faccio quello che mi passa per la testa. La Bobo-dance, ad esempio, è nata in un negozio di Miami: un mio amico mette una canzone al cellulare che mi piace, io mi guardo intorno e inizio ad agitare il braccio».

E via tutti ad agitare il braccio: si sente un esempio?
«I giovani devono valutare il lavoro di una persona, che per un calciatore significa il rendimento sul campo: 300 gol in carriera non li fai per caso, dietro c’è tanto allenamento. Il messaggio che do ai ragazzi è correre per i propri sogni: se si sono avverati i miei…».

Dall’Australia alla Nazionale intende?
«Esatto, ero un bambino di 10 anni che si allenava sempre con la maglia azzurra. Facevo il terzino sinistro al Marconi Club, a Sydney, e sono riuscito a giocare con l’Italia, dall’altra parte del mondo, in tandem con Roberto Baggio».

Quasi non ci credeva?
«Io nel 1988 pagavo diecimila lire per guardarlo giocare allo stadio di Firenze. Dieci anni dopo ero con lui a far coppia nella nazionale: ricordo che in una delle prime partite mi diede una palla troppo lunga e mi chiese scusa. Pensai “è incredibile che Baggio chieda scusa a me”».

Poi insieme avete fatto un Mondiale, che quest’anno è sfuggito agli azzurri. Cos’è mancato?
«Se dici Coppa del Mondo, chiunque pensa subito a Brasile, Germania e Italia: è assurdo che gli azzurri non ci siano. È mancato battere la Svezia, è mancato un gol».

È mancato un bomber come lei. Insomma, dove sono finiti? 

«Non ce ne sono più, forti come me in giro non ne vedo (ride, ndr). È anche una questione generazionale: quella concezione di bomber è finita, è cambiato il calcio».

Cristiano Ronaldo quindi non lo vede come un bomber-erede?

«Si allena al massimo, vuole sempre vincere e segna centinaia di gol. Sia lui che Messi però partono dall’esterno, si muovono tanto: il bomber vecchio stampo, alla Gigi Riva, oggi non serve quasi più».

Con «bomber» si intende anche uno stile di vita: si resta bomber anche quando si mette su famiglia?
«La questione è semplice: quando sei single fai cosa ti pare, se vuoi vedere una donna non ci sono problemi, mentre se ti fidanzi ti concentri al massimo su quella persona. Io mi sono divertito tanto, adesso però è più di un anno che sto con Costanza (Caracciolo, ndr)».

Quindi non si sente più un bomber?
«Io non mi considero un bomber. È rimasto il nome, un modo di dire, il “bobone nazionale”, ma adesso mi sento un uomo tranquillo che sta a Miami ed è sempre in giro per lavoro. Non faccio niente di strano».

Nel suo passato, invece, c’è  qualche stupidaggine di cui si pente?
«Io non vivo con i se e i ma, per me non sono parole reali. Se decido di fare una cosa poi ne pago le conseguenze, nel bene ma anche nel male: l’importante è che sia una scelta mia».

Di sicuro, però, con la Bobo Summer Cup farà del bene.
«La scorsa edizione abbiamo raccolto 120 mila euro. Quest’anno, nelle quattro tappe, organizzeremo delle cene il venerdì per raccogliere fondi da devolvere all’Heal Onlus per la battaglia contro i tumori infantili. Sarà un torneo per tutti, bambini e adulti, non mancheranno ospiti e sorprese».

Tutti a ritmo della Bobo-dance.

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