Collezionisti di oggetti che dedicano la vita a un solo scopo, amiche legate da un’amicizia indissolubile, alieni protagonisti di fumetti che arrivano dal loro universo anni Sessanta per conquistare la terra con il loro stile bon ton, rivoluzionarie dallo stile deciso e dalle frasi taglienti che prendono spunto dal cinema francese per parlare di moda e libertà.

Sono questi i protagonisti delle campagne Autunno-Inverno 2018/2019, che raccontano una moda sempre più collegata alle persone, in cui abiti e accessori sono strumento per esprimere concetti, raccontare mondi, entrare dentro a spazi privati.

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Lo è quella di Longchamp, che sceglie Kendall Jenner come protagonista per consacrare definitivamente il passaggio del brand da marchio di accessori a lifestyle label, con abiti che rubano, quasi, la scena alle borse.

Lo è quella di Gucci, che stavolta apre la porta di musei e case private, dove si nascondono le storie affascinanti di coloro che hanno fatto del collezionismo la loro missione, ricoprendo ogni superficie delle loro dimore di oggetti, in un rimando all’estetica dell’abbondanza del marchio guidato da Alessandro Michele.

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Lo sono quella di Coach e quella di Blugirl, che raccontano gruppi di amici, che condividono sogni e speranze oltre che uno stile talvolta eclettico e talvolta più rétro.

Lo è, paradossalmente, quella di Moschino, che riprende l’immaginario tra il marziano e il fumettistico mandato in scena durante la sua sfilata milanese e dipinge i ritratti coloratissimi di donne dal look bon ton anni Sessanta ma dalla pelle dai colori improbabili, che sembrano arrivare dallo spazio o dalle opere di Lichtenstein.

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E lo è quella di Dior, che si ispira al film Une Femme est Une Femme di Jean-Luc Godard per ribadire il carattere ribelle delle sue donne, che usano frasi taglienti tratte dalla pellicola per esprimere i loro moti di ribellione e indossano i capi della collezione disegnata da Maria Grazia Chiuri per ribadire il legame tra la maison e la Nouvelle Vague.



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