Per la quarta volta consecutiva l’Italia si è aggiudicata il medagliere dei Giochi del Mediterraneo. È accaduto anche nella XVIII edizione, a Tarragona 2018, dove gli azzurri hanno conquistato un bottino di 156 medaglie di cui 56 d’oro, 55 d’argento e 45 di bronzo. Un dominio azzurro iniziato ad Almeria nel 2005, proseguito in casa, a Pescara nel 2009, e poi ancora a Mersin nel 2013.

A Tarragona, le atlete italiane hanno conquistato poco meno del 50% delle medaglie con 77 podi: 28 volte oro, 27 argento e 22 bronzo, oltre alla medaglia di bronzo nell’equitazione, specialità mista. Il maggior numero di medaglie sono arrivate dal nuoto (20 conquistate dalle nuotatrici, di cui 11 d’oro, 4 d’argento e 5 di bronzo), dall’atletica leggera (11 di cui 3 d’oro, 5 d’argento e 3 di bronzo) e dal judo (6 di cui 2 d’oro, 3 d’argento e 1 di bronzo). Solo al femminile i podi della scherma (4) e del tiro con l’arco (1).

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Le donne sono state le prime a inaugurare il medagliere italiano. Il primo podio azzurro è infatti arrivato dal karate con il terzo posto di Sara Cardin, una delle dodici Donne di Sport di Alley Oop – Il Sole 24 Ore. La medaglia che è invece diventata virale sui social è l’oro multiculturale o “total black” dell’atletica leggera, quello vinto dalla staffetta 4×400 composta da Raphaela Boaheng Lukudo, Maria Benedicta Chigbolu, Libania Grenot e Ayomide Folorunso. Chi sono queste ragazze? Prima di tutto italianissime atlete così come Edwige Gwend, anche lei medaglia d’oro ma nel judo cat. 57-63 kg., sempre ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona. Nata in Camerun nel 1990 ma trasferitasi a Parma con la famiglia quando aveva solo 9 mesi, atleta delle Fiamme Oro, Gwend è già stata cinque volte campionessa italiana e vanta tre medaglie ai campionati europei (una d’oro, una d’argento e una di bronzo).

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Rimanendo all’atletica leggera, però, l’Italia dovrebbe ormai essere abituata ai successi tricolori delle atlete di colore (scusate il gioco di parole), anche se non alla pari di nazioni come Francia e Gran Bretagna. Un nome su tutte è quello di Fiona May, due volte campionessa mondiale nel salto in lungo, specialità in cui è salita due volte sul secondo gradino del podio olimpico. Nata nel Regno Unito da genitori giamaicani, è diventata cittadina italiana per naturalizzazone dopo il matrimonio con l’allenatore Gianni Iapichino. Pochi giorni fa la figlia della ormai ex coppia, la 15enne Larissa è volata, nella stessa specialità della mamma, a 6.38. Nessuna in Italia aveva mai saltato così lontano alla sua età, nemmeno mamma Fiona che a 15 anni si era fermata a 6.22.

Cosa vogliamo dire? Che forse una bella notizia, in Italia, ci sarà quando queste vittorie non faranno notizia solo per il colore della pelle delle italianissime atlete italiane. E allora godiamoci il gesto atletico:

DAL SITO DELLA FIDAL:

Raphaela Boaheng Lukudo

È nata ad Aversa (Caserta) il 29 luglio 1994, 1.69x52kg

Società: Esercito Allenatore: Marta Oliva

Presenze in Nazionale: 3

La famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e successivamente, quando “Raffaella” aveva appena due anni, a Modena. Ha scoperto l’atletica nel 2006, con il Mollificio Modenese, per diventare quindi una promessa del giro di pista sotto la guida tecnica di Mario Romano. Nel 2011, dopo aver dimostrato il suo valore ancora allieva ai Mondiali di categoria (semifinalista sul piano nonostante un infortunio alla vigilia della gara), si è trasferita per un paio di anni con la famiglia nei pressi di Londra, rientrando poi in Italia. Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito. Nella stagione indoor 2018 si è migliorata più volte fino a 52.98 (sesta italiana di sempre al coperto), realizzando poi il primato nazionale della 4×400 ai Mondiali. Studia scienze motorie ma ha frequentato l’istituto d’arte, conservando la passione per disegno e foto.

Maria Benedicta Chigbolu

È nata a Roma il 27 luglio 1989, 1.72x53kg

Società: Esercito Allenatore: Maria Chiara Milardi

Presenze in Nazionale: 13

Benedicta è la seconda di sei figli (tre fratelli e tre sorelle) di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: ha partecipato ai Giochi olimpici di Melbourne 1956 arrivando in finale nel salto in alto ed è stato anche presidente della Federatletica nigeriana. Il primo approccio con l’atletica a sedici anni quando un professore dell’Istituto magistrale socio psicopedagogico Vittorio Gassman di Roma, notate le sue notevoli qualità fisiche, l’ha indirizzata al campo romano della Farnesina. Qui ha cominciato a praticare l’atletica seguita da Fulvio Villa. Reclutata nell’Esercito, è allenata a Rieti da Maria Chiara Milardi e legata sentimentalmente al quattrocentista azzurro Matteo Galvan. Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione, in passato si è dilettata anche come fotomodella.

Libania Grenot

È nata a Santiago de Cuba (Cuba) il 12 luglio 1983, 1.75x61kg

Società: Fiamme Gialle

Presenze in Nazionale: 24

A Cuba era considerata un talento. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. Poi l’avventura italiana propiziata dal matrimonio, nel settembre 2006. Un anno di inattività praticamente completa, quindi la ripresa con il tecnico Riccardo Pisani a Tivoli. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30. Dalla fine del 2011 si allena in Florida seguita dal tecnico statunitense Loren Seagrave. Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti. Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta.

Ayomide Folorunso

È nata ad Abeokuta (Nigeria) il 17 ottobre 1996, 1.70x55kg

Società: Fiamme Oro Padova Allenatore: Maurizio Pratizzoli

Presenze in Nazionale: 6

La sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria, ma “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli. Non è riuscita a vestire l’azzurro nei Mondiali under 18 del 2013 pur avendo ottenuto il minimo in ben cinque specialità, perché ha ricevuto il passaporto pochi giorni dopo la rassegna iridata. A giugno del 2015 è stata arruolata nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro, proveniente dal Cus Parma. Nel 2016, agli Assoluti di Rieti, ha stabilito il primato italiano under 23 dei 400 ostacoli con 55.54 migliorando il personale di oltre un secondo, ritoccato a 55.50 con il quarto posto in finale agli Europei di Amsterdam. Semifinalista ai Giochi di Rio dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra. Nel 2017 è riuscita a vincere due ori internazionali (Europei under 23 e Universiadi), nel 2018 ha corso il record nazionale italiano al coperto della 4×400 ai Mondiali indoor. Studentessa di medicina e aspirante pediatra, dimostra una personalità matura anche negli interessi culturali: appassionata di letture fantasy, non manca di approfondire quotidianamente anche le Sacre Scritture nella comunità pentecostale alla quale appartiene.






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