Vince l’Uruguay, segna Cavani e trionfa Tabarez. Nella giornata della caduta degli dei, Messi e Ronaldo fuori dal mondiale e quattro ore di distanza uno dall’altro, è un tripudio sudamericano in Russia. Senza nulla togliere alla Francia perfetta che ha battuto l’Argentina 4 a 3, è l’Uruguay a far battere i cuori a ogni latitudine e più per il suo allenatore che per i suoi giocatori.

In inglese, in italiano, in spagnolo, i social tifano Oscar Washigton Tabarez. «È più che un maestro e un allenatore, è un modo di vivere e un esempio».

È sempre stato un signore del calcio, l’allenatore dell’Uruguay, sulla panchina della nazionale dal 2006, il ct più vecchio in Russia con i suoi 71 anni. Lo chiamano maestro perché ha fatto l’insegnante, oltre che l’entrenador, anche in Italia a Milan e Cagliari. Adesso è un esempio e una guida.

Da due anni Tabarez soffre di una neuropatia cronica, una malattia che colpisce il sistema motorio. Usa la sedia a rotelle o le stampelle, non riesce a muoversi senza. Con queste va in panchina e ci resta per la maggior parte del tempo anche ai mondiali di Russia, ma ci sono momenti in cui non ce la fa, si deve alzare. Lo ha fatto al primo gol nel mondiale, lo ha fatto per parlare con Cavani, l’eroe della partita contro il Portogallo vinta 2 a 1 e che apre le porte dei quarti di finale.

Gli altri allenatori sbraitano spostandosi davanti alla panchina. Lui non lo può fare, ma la sua andatura claudicante non è meno incisiva. Anzi. Dopo la partita al programma Balalaika c’era chi commentava che i suoi giocatori si butterebbero nel fuoco per lui. Sui social è tutto un «onore al maestro Tabarez», quello che tranquillo affermava che Ronaldo non gli avrebbe tolto il sonno. Infatti è stato il contrario.

Un anno fa, alla vigilia di un’amichevole con l’Italia aveva detto: «Mi chiedete come sto? Più vicino alla fine che all’inizio. Ma le grandi sfide mantengono vive le persone». Pochi giorni fa diceva invece: «Se riusciamo a vincere qualche altra partita, come ci è successo in Sudafrica, riceverò di nuovo lettere da signore di 80 anni che mi dicono che odiavano il calcio e che dopo aver visto giocare la nazionale hanno voglia di scendere in strada ed abbracciare il primo sconosciuto. L’Uruguay per questo Mondiale è tutto biancazzurro: palloncini, striscioni, bandiere, le strisce pedonali… è una cosa che fa sentire orgogliosi di questo sentimento che abbiamo verso il calcio nel nostro Paese». Non è solo maestro, è poeta del pallone Oscar Washington Tabarez da Montevideo per cui mezzo mondo fa il tifo al mondiale.

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