C’era da aspettarselo che dal palco allestito per la super tavolata solidale di Milano, dove oggi, 23 giugno, si sono sedute una accanto all’altra più di seimila persone di ogni etnia e credo religioso, Roberto Saviano cogliesse l’occasione per rispondere a Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha messo in discussione la sua scorta: «È terribile che un ministro parli pubblicamente di protezione, sono temi delicatissimi. Non puoi non sapere l’Abc del tuo mestiere, dannazione».

Come è suo modo, non ha fatto fatto giri di parole, è andato dritto: «Vogliono farci paura, intimidirci, ma noi dobbiamo smentire tutti i loro numeri, uno per uno».

Non importa, continua Saviano, se ci vuole tempo: contesta i 20 secondi che ci vogliono per fare un «tweet cazzaro», contesta la velocità, la viralità: «Il diritto alla complessità è la nostra resistenza. Il ragionamento ha bisogno di tempo».

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E anche sulla questione immigrati si oppone a Matteo Salvini, che sta ancora battagliando per l’avvicinamento LifeLine, la «nuova Aquarius»: «Il nostro Sud si sta svuotando e proprio il flusso dei migranti può far rinascere il Mezzogiorno. Non solo i migranti fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma difendono dei diritti che gli italiani non stanno più difendendo: la legge contro il caporalato è stata fatta grazie agli immigrati. I leghisti non sanno niente, sono generici: parlano di spacciatori nigeriani, ma sanno chi c’è dietro? Dietro c’è il clan dei casalesi, il clan dell’Aspromonte. Ci vuole uno sguardo completo e per farlo dobbiamo armarci di conoscenza, di approfondimento, fidarci solo di chi è complesso».

La sua non vuole essere una visione buonista: «Non è filantropia: se gli altri sono felici io sono felice, le condizioni generali del Paese migliorano».

E poi reclama quei 50 milioni che la Lega deve allo Stato per «rimborsi rubati», pretende il «restitution day» e cita Mazzini: «Guai a chi non si assume il diritto solenne del cambiamento».

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Ma spinge ad assumersi delle responsabilità: «Non possiamo più delegare né aspettare leader: c’è bisogno di una comunità che vada a protezione. Ci hanno messo addosso una paura infinita, anche la paura dell’Europa, di un’Europa che non accoglie. Ma chi ha firmato il Trattatao di Dublino? L’Italia, come primo Paese di contatto, devo far sbarcare questi migranti e per farlo ci sono stati dati 5 miliardi dalla Comunità Europea e noi abbiamo firmato quell’accordo. Dobbiamo rigettare quella paura, stando insieme. Basta lasciar correre, non è più tempo di lasciar correre».



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