Ogni anno un terzo del cibo prodotto per il consumo umano va perduto o sprecato. Oltre al cibo, vi è anche uno spreco di manodopera, acqua, energia, terra e altri mezzi di produzione. Se la perdita e gli sprechi fossero un paese, sarebbe la terza più alta emittente nazionale di gas serra.

Fao, Appello mondiale contro le perdite e gli sprechi di cibo, settembre 2017

Chi vive a Milano forse avrà incrociato negli ultimi mesi un’Ape Car ricoperto da un prato verde, con la serranda alzata su un carico di frutta e verdura in vendita. Chi poi si fosse fermato a cuoriosare, avrà scoperto che quelle primizie non sono solo cibo, e i due fruttivendoli hanno una storia da raccontare.

Lei è Camilla, laureata in Lettere, esperienze nella comunicazione e pubblicità. Ha lasciato un posto fisso in una multinazionale dell’editoria, per vendere frutta.

Lui è Luca, laureato in economia e finanza in UK, master a Barcellona, una startup avviata a Berlino. Ha lasciato dopo cinque anni un posto fisso nella sede ginevrina di un colosso multinazionale, per vendere verdura.

img_0553Insieme hanno dato vita a un progetto che si chiama Bella dentro – Il gusto del buon senso, e si occupa di recuperare e vendere al dettaglio tutti quei prodotti agricoli di scarto che non hanno mercato. Si tratta di merce non solo commestibile, ma anche di ottima qualità, che non ha superato la valutazione estetica o la calibratura per poter raggiungere la grande distribuzione. Troppo grandi, troppo piccoli, forme irregolari, segni dovuti a cause naturali come vento, grandine, sfregamento coi rami. Il loro destino è nella maggior parte dei casi l’abbandono nei campi stessi, in quanto anche destinarli alle aziende di trasformazione (succhi di frutta, confetture e quant’altro) comporta per l’agricoltore dei costi troppo alti rispetto al guadagno.

frutta-bella-dentroCamilla racconta: “Nel 2016 ci è capitato di leggere un dossier del National Geographic sullo spreco alimentare. Ci ha colpito il fatto che una parte di questo spreco fosse dovuto a canoni estetici. Ci siamo documentati e abbiamo scoperto che per sottostare agli standard non solo europei ma anche dei vari giganti della grande distribuzione, per poter assicurare ai consumatori un’omogeneità del tutto innaturale, si ha uno scarto fisso del 20% sulla produzione totale, che nei casi di grandine può arrivare fino al 50-60%”.

Secondo i dati Fao, in tutto il mondo si spreca circa il 22% della produzione agricola totale solo nella fase subito successiva alla raccolta, e il 32% prima ancora della raccolta.

Luca prosegue nel racconto: “Da tempo pensavo di tornare in Italia, ma volevo farlo solo con un progetto mio da realizzare. Questo argomento ha toccato così profondamente me e Camilla che ho capito sarebbe stato il movente giusto, così ho fatto le mie analisi, ci ho pensato e gliel’ho proposto: ci siamo licenziati e abbiamo cominciato i nostri studi sul campo”.

img_5401È l’estate del 2017 e la coppia comincia a visitare le aziende agricole in Romagna per raccogliere dati ed esperienze. Racconta Camilla: “Un po’ ci sentivamo ridicoli: due ragazzi di neanche 30 anni, figli di papà, milanesi, pensavamo che non ci avrebbero mai dato retta. Invece siamo stati accolti con curiosità e spirito di collaborazione. Quando capivano cosa stavamo facendo ci sostenevano e tuttora ci incoraggiano a proseguire”.
Anche perchè non sono proprio due sprovveduti: Luca mette la sua esperienza concreta per analizzare le potenzialità del progetto e gestire un business plan non aperto, spalancato, dato che l’impresa agricola è soggetta a molte più variabili di altri tipi di imprese. Dal meteo alle tempistiche di raccolta, a volte più che annuali. Come racconta lui stesso: “Un agricoltore, molto più di altri imprenditori, è capace di dosare cautela e incoscienza nella progettazione e deve essere sempre pronto a gestire l’imprevisto. Una grandinata di pochi minuti può distruggere il lavoro di un anno. Così anche noi dobbiamo superare la percezione momentanea e guardare sempre avanti, alle forme che prende l’idea mentre si evolve”.

Il secondo step è stato trovare un punto di raccolta nei dintorni di Milano per conservare la merce. Non semplice, visti i quantitativi piccoli rispetto alle tonnellate che si trovano a gestire magazzini di questo tipo. Ma anche in questo caso c’è chi ha creduto in loro, così si sono conquistati uno spazietto che al momento ospita il passaggio di circa 1 tonnellata di frutta e verdura a settimana. Poi è arrivato l’Ape Car e hanno cominciato l’attività di vendita. Dice Camilla: “Stiamo accumulando esperienza diretta in ogni cosa per poter gestire al meglio un’attività che sta crescendo. Non vogliamo fare solo i fruttivendoli, ma creare un marchio che sensibilizzi contro lo spreco. Siamo stati già contattati da alcuni ristoratori, diventati nostri clienti fissi, e questo per noi è un messaggio molto forte”.

img_41591Qualcuno compra il valore, altri comprano la merce. Bella dentro si impegna a mantenere il prezzo di vendita più basso del 20% rispetto alla grande distribuzione, per rendere conveniente la lotta allo spreco. Allo stesso tempo vogliono che il produttore ci guadagni, perché lo scopo è restituire alla merce e al lavoro quella dignità che gli è stata tolta per motivazioni inconsistenti. Quindi pattuiscono un prezzo di acquisto che sta a metà tra la cassetta verde e la cassetta rossa, ovvero tra il prodotto destinato alla vendita e lo scarto che eventualmente dovesse essere rivenduto alle industrie di trasformazione. Anche se quello scarto è destinato solamente all’abbandono nei campi.

Resta una domanda a cui rispondere: avevano un lavoro, una certezza contrattuale, una carriera avviata negli ambiti di studio. Allora perchè? Perchè mollare tutto e dedicarsi a un progetto così, sospeso tra valore e concretezza? È Luca a rispondere a questa domanda: “Ciò a cui siamo stati esposti fino a oggi ha contribuito alla nostra scelta. Tutte le nostre risorse culturali, le esperienze di vita, le competenze acquisite. Questo è il modo che abbiamo scelto per reinvestirle e non buttarle via. Per non sprecarle”.






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