Si apre con una serie di pre-eventi oggi il Trentino Book Festival, a Caldonazzo (vedi programma nel box a lato). Domani, 15 giugno, parte invece il programma ufficiale. Alle 17.30, al Book Garden di via Stazione, interverrà la giornalista Rai Tiziana Ferrario, autrice del libro “Orgoglio e pregiudizi”. Il volume racconta storie dagli Usa all’Italia verso la parità fra donne e uomini. Ferrario lavora al TG1 dal 1983, è stata una delle più note corrispondenti di guerra, ha ricevuto numerosi premi. Da gennaio 2014 a febbraio 2017 è stata corrispondente dagli Stati Uniti. È autrice di numerose pubblicazioni. Ha insegnato linguaggi del giornalismo nella tv al Master di Giornalismo “W. Tobagi” di UniMilano. L’abbiamo intervistata.

Che differenza vede fra la fase in cui ha scritto il libro e quella odierna?

«Negli Stati Uniti dopo il grande fermento iniziale, le donne non si sono fermate. Sono successe molte cose, come la nascita del movimento #meetoo. Le proteste esplose hanno portato a dimissioni e indagini per uomini di potere, dal mondo dello spettacolo, alla politica, fino alla Silicon valley. Se messo a confronto con l’Italia, questo fa impressione: da noi non è successo quasi niente. Allo scoppio dello scandalo Weinstein, era partito un animato dibattito negli Usa, al quale partecipavano anche uomini, con la stampa protagonista di questa riscoperta della dignità delle donne. Qua in Italia il tema è stato trattato come un fatto di colore, un pettegolezzo, il dibattito sui media è rimasto in superficie, tranne poche eccezioni. Quando qualcosa si è mosso qui, subito è stato messo a tacere. E’ impressionante il ruolo di alcune donne in questa rimozione. Si fa ancora tanta fatica in questa azione, i risultati sono modesti, non c’è consapevolezza. Il rischio se si prende posizione è di essere insultate, si diventa un bersaglio, come successo ad Asia Argento e Laura Boldrini, che ha fatto molto per far passare leggi a favore delle donne. Un tema centrale è la differenza salariale fra uomini e donne, a sfavore delle seconde. Dovrebbero riflettere anche gli uomini perché tutto questo non è un bel segnale di benessere della nostra società».

Incide una visione italiana che ha come priorità economia e lavoro, prima della parità?

«Sì ma consideriamo che la parità è una questione economica centrale. Come ci ha detto di recente Tito Boeri, 25.000 donne lo scorso anno in Italia, dopo un parto hanno smesso di lavorare. L’Italia secondo le statistiche si colloca all’ ottantaduesimo posto nel mondo per parità di genere».

Che ruolo ha la stampa del nostro paese?

«La stampa dovrebbe esercitare un ruolo fondamentale nel raccontare modelli di donne che “ ce l’hanno fatta”, e dovrebbe indagare. In America hanno ottenuto licenziamenti e processi, perché la stampa ha indagato, con un serio lavoro di inchiesta».

Che impressione raccoglie girando il nostro paese per presentare il libro?

«Al mio ritorno dagli Usa avevo perso un po’ il contatto con la realtà del paese, dopo anni all’estero. Sto girando tanto e ho raccolto impressioni positive, nonostante i tanti problemi. Incontro tanta gente che si inventa cose creative. Siamo direi un paese che reagisce, meglio di come lo raccontiamo noi giornalisti spesso. Rimane il fatto che però sulla questione femminile resta tanto lavoro da fare in Italia».

Nel suo libro parla del rapporto scarso nel nostro paese fra donne e scienza, fra donne e tecnologia. Come stanno le cose?

«In questo ambito abbiamo molto lavoro da fare. Credo innanzitutto che vi sia una responsabilità delle famiglie, nel modo in cui educano i figli, spesso in base al sesso, con scelte prive di fondamento, baste su una divisione di genere che non corrisponde allo sviluppo dei bambini. I bambini da piccoli non colgono queste differenze stereotipate, che assumono crescendo attraverso un contesto che le impone. Sin da piccoli dobbiamo poi educare i bambini ad avere rispetto per sorelle e compagne. L’alto numero di femminicidi in Italia ci dice che qualcosa di grave non funziona».

Del resto vediamo poche direttrici donna nei tg e nei grandi giornali. Che ne dice?

«Dico che non solo è vero che le donne al vertice sono poche, ma anche che sarebbe bene vedere begli editoriali e analisi affidate a menti femminili. Abbiamo visto anche nell’ultima campagna elettorale pochissime donne commentare la situazione politica, però questo problema è anche delle donne. Lo spazio si conquista facendo rete. Per ottenere la redistribuzione delle opportunità è molto importante saper stare insieme».

Cosa si aspetta dalla nuova fase politica?

«Sono curiosa di vedere Vincenzo Spadafora alle pari opportunità, mi ha molto colpito che sia stato scelto un uomo, mi aspetto che lavori per le donne e per le minoranze. Diciamo che l’ultima esperienza con Maria Elena Boschi è stata poco incisiva: meglio si può fare».

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