Se qualcuno davvero spera di immergersi nel contagioso e sovreccitante guazzabuglio che si agita dentro (e fuori) le mura della Fortezza da Basso, la roccaforte della moda maschile italiana da anni e anni presidiata da Pitti Uomo, per farsi un’idea di quella che sarà la tendenza che i vanesi di tutto il mondo seguiranno per riempire di nuovo i propri guardaroba nella prossima Primavera-Estate… beh, si deve rassegnare.
Perché proprio non è possibile – come giusto che sia – incanalare in un unico fiume le mille tendenze, i mille torrenti di stili, mood, ispirazioni e destinazioni diverse che scorrono, taluni sotterranei, anche in questa 94esima edizione della manifestazione, nella sempre torrida Firenze. Chiarirsi le idee, nel caos – nemmeno tanto calmo – che emerge sfacciato dalla visione d’insieme delle variegate proposte dei 1240 espositori provenineti da tutto il mondo e disseminati nelle varie sezioni della kermesse, è impresa azzardata.

Ma noi ci abbiamo provato, fidandoci però più dell’intuizione, questa volta, che di un’analisi accurata e scientifica. Abbiamo annusato l’aria, cercando di captare i segnali più macroscopici emessi dalla moda, come quelli morse, per capire che cosa ci voglia dire e comunicare. Abbiamo cercato di unire i tanti puntini del gioco della Settimana Enigmistica, per rendere nitido quel disegno che era lì, già presente sotto i nostri occhi, e che però non potevamo individuare.

GLI EVENTI DELLA PRIMA GIORNATA DI PITTI UOMO 94:

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Certo, ad aiutarci in questo compito ci è venuta decisamente incontro l’installazione che accoglie i visitatori e gli addetti ai lavori in Fortezza: P.O.P Pitti Optical Power, il set design concepito e curato dal life-styler Sergio Colantuoni, è un allegro trionfo di geometrie, che spazza via le austerità del bianco e nero, per giocare con un caleidoscopio di righe e pattern full color, quasi ipnotico nel suo continuo sorprenderci.
Ma anche buttando, distrattamente ma neppure tanto, un’occhiata qua e una là tra gli stand della fiera, ci pare di cogliere un senso di leggerezza, certamente fisica ma anche metaforica, una grande voglia di colore, di giocosità, di disimpegno. Una rivincita del più ludico spirito infantile, fatto di disegni, accostamenti imprecisi, di macchie di colore, di fumetti, di scherzi, di comodità. Che non vuol dire disimpegno, anzi: l’attenzione all’ambiente e ai processi produttivi meno dannosi sembra, anch’essa, essere un fil rouge importante di questo Pitti. Ma ancora più evidente risulta, appunto, una diffusa volontà di prendere tutto col sorriso sulle labbra. Coi tempi che corrono, un atto di vero coraggio.

La moda torna a essere un gioco un po’ anarchico, senza regole. Lo si vede in fiera, sì. Ma anche nei cortili della Fortezza dove fino a pochi mesi fa si appollaiavano i mitologici «pavoni» del Pitti, i ragazzi (senza esclusione di ancor più drammatici uomini maturi) vestiti e infiocchettati con completi formalissimi, rigidi e impacchettati a uso e consumo dei fotografi che davano loro la caccia come ad animali rari (rari? ma quando mai…). Bene, persino loro sembrano essersi estinti e arresi a una moda più «tranquilla», easy, light, fresca… estiva… e, ripetiamo, divertita oltre che divertente. Una moda d’evasione.
Forse troppo, viene da chiedersi? Che se uno dovesse fare affidamento alle proposte qui presentate per scegliersi un completo per andare alla prima Comunione del nipotino, potrebbe quasi trovarsi in difficoltà.

Vero è, invece, che l’ambito nel quale in modo più vistoso – ça va sans dire – questa rinnovata e ritrovata leggerezza si esprime al meglio è quello dello streetswear. Che continua ad attingere a piene, pienissime mani, inevitabilmente, al mondo dello sport (e dello sportswear).

Non sarà un caso, dunque, che gli ospiti più attesi e fotografati di questa prima giornata siano stati il motociclista Andrea Iannone, ospite nello stand di Comme des Fuckdown, e il collega Danilo Petrucci, da Petrol Industries.
Quanto al primo, bocca tappata sui gossip che un giorno sì e l’altro pure lo vogliono sui giornali ora in rotta, ora in amore con la sua Belen Rodriguez: «Sono sempre molto tranquillo. Non ho mai parlato della mia vita privata, sono sempre stato molto riservato, e continuerò ad esserlo. Va bene che se ne parli, è inevitabile quando una storia coinvolge due persone conosciute. Ma so dare il giusto peso alle voci», dice. Ammette solo che gli piace farsi «dare consigli su come vestirmi, la mattina quando mi sveglio ed esco di casa. Io e Belen facciamo shopping assieme, spesso, e mi piace condividere anche queste cose». Un addio definitivo, invece, quello del pilota dalla Suzuki, come annunciato nei giorni scorsi. «Sono felice e orgoglioso per quello che mi aspetta», dice, ma precisa anche che «grandi cambiamenti nel lavoro, in questo caso, non corripsondono alla volontà di apportare grandi cambiamenti anche nella vita privata».
Quella di Iannone è solo la prima di una serie di presenze annunciate nei giorni a venire – Fabrizio Corona, Stefano De Martino e Marco Borriello — che rischiano di trasformare questo Pitti in una convention dei compagni, di ieri e di oggi, della showgirl argentina.

Ad animare la prima giornata della manifestazione anche il graffiti artist Tvboy – quello, per intenderci, dei baci tra Renzi e Berlusconi e tra Di Maio e Salvini – da Master of Arts, la presenza/assenza di Sfera Ebbasta, a Pitti solo virtualmente per presentare una capsule collection realizzata a 4 mani con Franklin & Marshall, nei negozi da settembre, e la cantautrice (con in curriculum la scrittura di successi del calibro di Roma-Bangkok e Nessun grado di separazione), Federica Abbate, che da Diadora si esibisce live nella sua nuova veste di cantante.
«Ho trovato il coraggio di metterci la faccia, vglio esprimere me stessa nella mia verità più sincera possibile», ci racconta. Ma non solo: decidendo di passare dall’altra parte del microfono, e di farsi interprete delle sue stesse canzoni, Federica si ritrova a dover fare i conti anche con il tema del look: «Il rapporto tra l’abbigliamento e la musica deve essere strettissimo. Sono una ragazza molto semplice, e non riesco a immaginare, per me, nulla di diverso da un look sportivo. Odio le sovrastrutture, sono diretta e autentica. Non voglio rinnegare le mie origini, voglio mantenere intatto il mio dna. Anche negli abiti che indosso». La collega più apprezzata, anche dal punto di vista dell’immagine e dello stile? «Arisa, risponde senza indugi. Anche quando è stata criticata, perché ha sempre indossato tutto con naturalezza, sentendosela addosso bene».

Ma non sarà un caso, neppure, il tema che la mostra Fanatic Feelings, inaugurata proprio oggi presso il complesso di Santa Maria Novella, sceglie di indagare, ovvero il rapporto di attrazione esercitato dal mondo della moda su quello del calcio, e viceversa. A curare questa esposizione multimediale di forte impatto, Markus Ebner e Francesco Bonami. Da visitare assolutamente per arrivare belli carichi all’appuntamento con un Mondiale che per noi italiani di attrattive ne presenta proprio poche.

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Sul fronte più istituzionale, della giornata odierna si segnalano il progetto Guest Nation, che in questa occasione vede protagonisti i designer emergenti della Georgia, l’apertura di due nuove sale (dedicate a Björk) della Galleria del Gucci Garden, il museo in Piazza della Signoria dedicato alla storia della maison, e le celebrazioni del 70esimo anniersario di uno storico marchio italiano, Herno, che alla Stazione Leopolda presenta Library: passato, presente e futuro del brand del made in Italy in un allestimento altamente scenografico. Ma non è questo l’unico compleanno importante celebrato nella giornata: se Pepe Jeans compie 45 anni, Carlo Pignatelli ne festeggia ben 50, presentando le nuove collezioni Uomo sartorial e cerimonia 2019, con un cocktail esclusivo a Palazzo Capponi Vettori.

Dopo la cena placée firmata Herno, non è Pitti se la nottata non termina con una grande festa. In questo caso quella del nuovo L’Uomo Vogue per Mini Fashion. Ed è già ora di pensare al domani.

Ha collaborato Francesca Zaccagnini.



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