A Lesa, sul Lago Maggiore, il clima era sempre umido. La pioggia batteva incessante e il bisogno di impermeabili ben fatti si faceva indispensabile. Siamo nell’immediato dopoguerra e Giuseppe Marenzi, dopo alcune esperienze nel settore impermeabili, tenta il salto fondando un’azienda tutta sua.

Fiutata l’opportunità dovuta alla zona piovosa e con in tasca un know-how maturato negli anni, non si tira indietro e con una bella dose di coraggio e intuizione, nel 1948, dà vita a Herno, una storia di successo che affonda le sue radici nell’elemento vitale dell’acqua, quella del fiume Erno che scorre vicino all’azienda e da cui il brand prende il nome; quella del lago Maggiore, considerato da sempre casa; e quella piovana, la scintilla della vincente intuizione.

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Sono passati 70 anni da quella scelta carica di intraprendenza. 70 anni che il brand ha deciso di festeggiare e rivivere con L.I.B.R.A.R.Y., acronimo di un monito, Let Imagination Break Rules And Reveal Yourself, e progetto, presentato alla Stazione Leopolda di Firenze in occasione della 94esima edizione di Pitti Uomo, che racconta per tappe l’avvincente storia del marchio. 

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Preludio a questo viaggio fatto di immagini, contributi, contenuti d’archivio, è l’installazione Water Echoes, progettata da Studio Azzurro, che sintetizza ed evoca l’elemento più confacente al brand, l’acqua. Immersione artistica di immagini e suoni nel luogo e nel tempo, da quel «Plich!» della goccia d’acqua che ritmicamente cade in un bacino più ampio inizia il vero percorso che permette allo spettatore di assistere alla nascita del capo cult, l’impermeabile, detto anche «L’Imper», come si può ascoltare dai filmati anni ’50 dell’Istituto Luce.

Un capo che nei decenni è stato rinnovato, studiato, destrutturato, potenziato, modificato in varianti tecnologiche, ecologiche, lussuose, urbane, impreziosito nei tessuti e avanzato nelle performance. Ma comunque fedele alla sua funzione originaria, riparare da quell’acqua tanto preziosa

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E se «L’imper» rimane la punta di diamante del marchio, la produzione del celebre cappotto in fodera foulard apre le frontiere nipponiche, dove Herno troverà mercato fertile per ben 50 anni. La sezione dell’installazione dedicata al Giappone è infatti il racconto del tentativo pionieristico di Marenzi – siamo pur sempre all’alba degli anni Sessanta –  di uscire dalle frontiere nostrane per far conoscere il valore del Made in Italy ai mercati esteri nascenti.

La successiva rotta verso ovest, gli Stati Uniti, è dietro l’angolo e mentre si esplora il mondo, in casa si inizia a soddisfare le esigenze femminili conquistando il pubblico rosa con abiti, tailleur, e cappotti. Il successo è stabile, ma gli anni passano, il mercato si trasforma, la moda chiede di più.

Arrivano i 2000 e il figlio Claudio sale sulla poltrona più alta dell’azienda apportando quella sana dose di contemporaneità che i nuovi anni chiedevano. My Water Point of View, altra sezione del progetto, racconta proprio il passaggio di consegne al figlio Claudio Marenzi, e i suoi primi passi verso il cambiamento: la scelta di una produzione sempre più sostenibile, l’introduzione dei primi prodotti in piuma ultraleggeri di soli 200gr e l’evoluzione del design con l’iconica A-Shape, un’artista Giapponese che sa come guardare «dall’acqua».

Ma se Herno oggi può celebrare un passato così importante è solo perché non ha mai smesso di guardare al futuro, di sognarlo e conquistarlo. Ecco perché anche oggi, dall’alto delle sue 70 candeline, ha deciso di lasciare carta bianca alle nuove generazioni, quelle degli studenti di Polimoda Firenze e dell’Osaka Institute of Fashion, affinché potessero esprimere e immaginare contenuti nuovi grazie al loro estro creativo.

Il progetto L.I.B.R.A.R.Y.,- il cui nome richiama un elemento concettuale oggi presente nelle boutique del marchio, la libreria-, infatti, si conclude con loro, espressione viva del domani, che durante i tre giorni di esposizione saranno affiancati da sei sarte specializzate per imparare ad usare i macchinari di ultima generazione. Proprio quelli presenti nella sede di Lesa, là, su quelle acque da dove tutto è nato e là, dove oggi si chiude un cerchio perfetto.



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