Dopo i Millennial, arrivano i giovanissimi della Generazione Z, i nati tra il 1996 e il 2010. Li vediamo uscire da scuola, fare sport, leggere ed essere sempre connessi. Sono i nativi digitali perché non hanno mai vissuto l’era analogica: non sanno cosa siano telefoni fissi, floppy disk e video cassette. Eppure non sono come sembrano, pensiamo di conoscere i nostri adolescenti ma in questo caso sono più i pregiudizi a dare loro un volto che fatti concreti. La distorsione cognitiva più ricorrente è il cosiddetto “anchoring bias“: ci basiamo sulla conoscenza che abbiamo dei Millennias per formulare giudizi sulla Generazione Z supponendo che appartengano allo stesso gruppo. Invece i Gen Z sono diversi e sono almeno 5 i pregiudizi da riconoscere e mitigare.

Non è vero che sono sempre connessi sui social. Solo il 49% dei Gen Z concorda con l’affermazione “I social media sono una parte importante della mia vita” – contro il 61% dei Millennial. Tuttavia, quasi il 60% dei Gen Z è preoccupato che i social media siano troppo pubblici e che i loro post possano tornare scomodi in qualche modo. Questa preoccupazione ha cambiato il loro comportamento preferendo social media che tutelino maggiormente la loro privacy.

Non è vero che siano disinteressati alla politica. I Gen Z sono attenti ai valori etici della società moderna. Hanno un senso di equità molto forte, sono contrari ai conflitti e agli estremismi, preoccupati per i cambiamenti climatici e per le ingiustizie sociali. Vorranno partecipare attivamente alle politiche di intervento per rendere il mondo migliore.

Non è vero che siano tutti uguali. I Gen Z sono molto più aperti e inclusivi di quello che si crede. E’ la generazione più multietnica che esista, fin dai banchi di scuola è abituata ad avere classi diverse e questo porta i ragazzi ad essere anche più inclusivi rispetto ad altre differenze: genere, background, orientamento sessuale, religione, etc. I Gen Z vorrebbero un mondo senza frontiere e senza pregiudizi. Il 63% dei ragazzi è favorevole ai matrimoni dello stesso sesso, l’89% è favorevole all’equità di genere, il 64% è tollerante verso religioni diverse dalla propria.

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Non è vero che siano superficiali. Il 20% dei ragazzi dichiara che ha bisogno di più tempo per sé per riflettere e meditare. La loro consapevolezza delle proprie emozioni è più alta delle altre generazioni.

Non è vero che siano infelici. Il 59% dei ragazzi dichiara di essere felice e i fattori che contribuiscono a questo stato d’animo sono il benessere, la famiglia, gli amici e la scuola. Ma sono anche realisti, sanno che il futuro che hanno davanti è incerto molto di più di quello che percepivano i loro genitori o nonni. E per questo vogliono esserci per sostenere un cambiamento verso equilibri più sostenibili. E noi siamo pronti a far loro spazio?






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