Tre a zero. Bastava un punto e invece ne porta a casa tre. La nazionale italiana femminile di calcio dimostra sul campo la sua superiorità sul Portogallo e stacca il biglietto per la qualificazione matemativa ai mondiali 2019 in Francia. L’Italia volerà ai mondiali e al fischio finale dell’arbotro tutto lo stadio Artemisia Franchi di Firenze (con le sue 6500 presente con numerose famiglie e bambini) intona l’inno nazionale a ringraziare il coraggio, la grinta e l’agonismo di queste atlete.

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La squadra italiana, guidata dalla capitana Sara Gama, è entrata in campo dominata dall’evidente intenzione di sbaragliare le avversarie e portarsi a casa il risultato. A soli quattro minuti dall’inizio del match, Cristiana Girelliporta in vantaggio le azzurre, che mettono un’ipoteca sulla vittoria al 14esimo con Cecilia Salvai. Il Portogallo, dal canto suo, cerca di attaccare ma con poche efficaci possibilità. Le azzurre non si accontentano del risultato si dimostrano instancabili continuando ad attaccare. Nessuna melina per arrivare al novantesimo.

Nel secondo tempo la stanchezza si fa sentire, ma le ragazze persistono e alzano il tiro. Barbara Bonansea a tempo ormai scaduto segna il terzo goal e il tripudio scoppia sugli spalti, così come nei salotti degli italiani che stavano guardando la partita su Rai sport (e già, nessuna delle rete ammiraglie ha ospitato questo decisivo match della nazionale). L’italia va, quindi, ai mondiali. Certo non sarà in Russia a breve per il campionato mondiale maschile, ma in Francia nel 2019 sì. Un traguardo arrivato dopo 20 anni dall’ultima qualificazione.

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In campo la gioia è incontenibile. Le ragazze strappano l’allenatrice Milena Bertolini ad ua video intervista per lanciarla in aria e poi gavettonarla con le borracce. È un’emozione anche per noi che le abbiamo ammirate e sostenute durante i novanta minuti. Sono ragazze, ragazze nate negli anni 90, quelle che ci hanno regalato questo sono. Trasudano quella genuinità e spensieratezza tipica della loro età. Sono ben lontane dal calciatore professionista dal costoso cartellino a cui siamo abituati in nazionale. Perché in Italia le atlete (donne) non sono professioniste in base alla legge 91 del 1981 e anche quando giocano in club blasonati, come la Juventus e la Fiorentina, hanno un tetto al riconoscimento economico di 25mila euro.

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In tribuna al Franchi c’è anche il subcommissario Figc Alessandro Costacurta: ha seguito il match tutto il tempo con sguardo serio, ma alla fine anche lui viene conivolto nella festa delle azzurre. Alle mie spalle qualcuno commenta la partita, si tratta di addetti ai lavori, mi spiace cogliere un paio di commenti: “quella giocatrice è davvero brava, calcia come un uomo”. oppure: “Mi sono divertito non l’avrei mai detto”. La lotta agli stereotipi nel calcio come nello sport in generale ha una strada ancora lunga davanti an sé. Sicuramente queste ragazze hanno scritto un pezzo di storia anche in questo senso.






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