La prima volta senza Leone. Da quando è diventata mamma, lo scorso 19 marzo, la fashion blogger Chiara Ferragni non aveva mai lasciato il suo bambino. Ma, per un impegno di Lavoro, è volata a Parigi e ha affidato il piccolo Leone a papà Fedez. «Primo giorno senza il mio piccolo Leo e ovviamente mi manca da impazzire», ha scritto su Instagram. «Ma oggi è stato un giorno epico per il mio lavoro e per la mia vita e sono davvero grata di essere una mamma che lavora e di avere il mio fidanzato che si prende cura di lui nel migliore dei modi.

Amo la mia famiglia più di ogni altra cosa».

Ma quando può, una mamma, cominciare a lasciare il bimbo «solo» con il papà? Lo abbiamo chiesto alla psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli. «Il ruolo di padre, quando tiene il figlio, non è da babysitter», ci spiega. «Sarebbe una squalifica della figura paterna, importante quanto quella materna. A parte l’allattamento al seno, il padre è in grado di provvedere a tutte le funzioni di accudimento. Perciò non esiste un’età indicata per lasciare un bimbo al papà qualche ora al giorno. Ovviamente non è consigliabile l’allontanamento della figura materna per intere giornate nei primi sei mesi di vita».

E la mamma, come può affrontare l’eventuale senso di colpa?
«Il senso di colpa si affronta pensando che il papà a tutti gli effetti è un genitore che può e deve prendersi cura del bimbo, anche per favorire l’attaccamento con lui. Si affronta rinunciando un pochino al bisogno (seppure comprensibile) delle mamme di controllare tutto, perché si ritengono le uniche persone che possono sintonizzarsi sul bisogno del figlio»

Perché, tendenzialmente, le mamme hanno qualche resistenza a lasciare il bambino con il papà?
«Perché, oltre al bisogno di controllo che può sentire, da sempre, culturalmente, la mamma è stata riconosciuta come la detentrice del ruolo di accudimento della prole. Se una volta questa concezione poteva avere la sua ragion d’essere, oggi non ha più senso: le cose sono cambiate e i ruoli sono intercambiabili. Si attribuisce spesso all’uomo un’incapacità a svolgere determinati compiti o determinate operazioni di accudimento, con il rischio di innescare un circolo vizioso: più ho sfiducia nel mio compagno, più c’è possibilità che lui, sentendosi squalificato, si sottragga a certi compiti».

E perché di solito le mamme affidano più volentieri i figli alla nonna materna?
«Perché in generale si fidano di più e le ritengono più esperte nella cura dei figli, perché ne hanno già cresciuti. Spesso le mamme hanno piacere di fare contente le loro madri, “riempiendo” la loro vita con i nipotini e facendole sentire utili, magari in un’età in cui sono già in pensione o il nido è ormai vuoto».

Per il bambino, è bene staccarsi dalla mamma?
«Per la psicologia, una buona crescita equivale a una buona differenziazione, cioè ad un sano ed equilibrato distacco dalle figure genitoriali. Questo processo comincia già da appena nati, attraverso un graduale, ma necessario distacco dalla mamma. Se non avviene questo distacco, il figlio non può raggiungere sicurezza ed autonomia. La figura paterna ha un ruolo molto importante per favorire questa separazione e traghettare piano piano il figlio verso il mondo esterno. Ovviamente, quando un bimbo è piccolissimo, i distacchi saranno proporzionati all’età, in quanto un neonato vive uno stato di quasi totale dipendenza dalla mamma»

Può fare bene alla coppia affidare il bambino a qualche parente per qualche ora?
«Non solo può fare bene alla coppia, ma è necessario e fa bene anche al bimbo, che può sperimentare la temporanea lontananza da mamma e papà senza che gli succeda nulla di grave. Questo lo aiuta a introiettare sicurezza e a mettere i primi mattoncini dell’autonomia. La “valigia della sicurezza” di un figlio, infatti, non si prepara all’ultimo momento a 18 anni, ma si comincia ad attrezzare sin dalle prime battute di vita. L’attrezzatura è fatta anche di queste piccole esperienze di distacco, purché le persone cui affidiamo il bimbo siano persone per lui conosciute e quindi familiari, che possono tranquillamente avere una funzione sostitutiva per quel piccolo lasso di tempo in cui non ci sono papà e mamma. La coppia può trarne solo giovamento: si ricarica un po’ e ha possibilità di ritrovarsi, tornando dal figlio con più energie e più desiderio di stare con lui. Senza sentirsi in gabbia».

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