Il premio lo ha ricevuto dalle mani di Roberto Benigni: proprio lui che, ironia della sorte, tredici anni fa aveva rifiutato il ruolo per il quale lui stava salendo su quel palco. Marcello Fonte è l’attore «per caso» scelto da Matteo Garrone per il suo ultimo film Dogman (in sala dal 17 maggio), e che, con la sua tenera e umanissima interpretazione e semplicità, ha conquistato la giuria di Cannes (e non solo quella), vincendo la Palma 2018 come migliore attore.

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«Quando abitavo in una baracca e sentivo la pioggia cadere sopra le lamiere», ha esordito Fonte sul palco, ricordando come prima di arrivare al cinema abbia vissuto in tuguri e fatto mille lavori, «mi sembrava di sentire gli applausi.

Adesso quegli applausi sono veri, siete voi. E io sento il calore di una famiglia. Mi sento a casa, la mia famiglia è il cinema». Parole commoventi, proprio com’è quest’uomo che il regista italiano ha paragonato per la sua comicità “leggera” a Buster Keaton.

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Nel film, Fonte è il famoso «canaro della Magliana», che trent’anni fa sconvolse la capitale con un truce fatto di sangue. Pietro De Negri (il Marcello del film), mite proprietario di una toelettatura per cani di periferia, nel febbraio del 1988 torturò e uccise un ex pugile che teneva sotto scacco un intero quartiere a suon di pugni (un uomo grande grosso e prepotente, interpretato in Dogman da Edoardo Pesce). Il protagonista del film lo considerava un amico, ma poi quello lo ha costretto al carcere con l’inganno, tradendo la sua fiducia e macchiando indelebilmente la sua reputazione agli occhi della gente. Vittima della prepotenza altrui, il buon Marcello cerca così di farsi giustizia da solo e riscattare la sua dignità, diventando suo malgrado l’artefice di una vendetta feroce, che nel film Garrone ha preferito epurare della sua parte più truce (vedi la tortura) senza per questo risparmiarsi la potente escalation del male.

«Questa è una storia che poteva succedere a chiunque di noi, e per questo non volevamo cadere nel cliché del personaggio trasformato in un mostro», ha dichiarato il regista. Raccontando come sia stato proprio l’incontro con Marcello Fonte la chiave di svolta di un progetto che era in cantiere da tempo. «L’incontro con lui ci ha allontanato in maniera naturale dal fatto di cronaca e ci ha portato in una dimensione più umana. La sua forza è di riuscire a trasmettere comunque umanità e dolcezza, e a non trasformarsi mai in mostro».

A Vanity Fair, il regista aveva anche raccontato in che modo curioso si era imbattutto in Marcello Fonte: «È il custode del centro sociale romano Nuovo Cinema Palazzo. Un giorno, durante le prove di uno spettacolo con ex detenuti, uno di questi è morto all’improvviso. Marcello sapeva la parte a memoria e lo ha sostituito. Quando il mio responsabile casting è andato a vedere lo spettacolo per scegliere un po’ di attori da provinare, lo ha trovato lì. È strepitoso».

«Sognavo in silenzio l’arte da un cantina occupata e mi imbucavo sui set per mangiare il cestino. Ero un intruso», aveva raccontato lo stesso Fonte in una intervista all’Huffington Post. Lui, cresciuto davvero tra le lamiere di una discarica in Calabria, ma evidentemente capace di sognare, in grande. E di diventare artefice del suo stesso destino. Un po’ come il Dogman del film. Ma con un finale decisamente più bello.

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ECCO A SEGUIRE TUTTI I PREMI DEL FESTIVAL DI CANNES 2018:

Palma d’oro
Hirokazu Kore-eda per Un affare di famiglia

Grand Prix
Spike Lee per BlacKkKlansmann

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Premio della giuria
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Premio alla migliore sceneggiatura
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Premio alla interpretazione maschile
Marcello Fonte per Dogman

Migliore interpretazione femminile
Samal Yeslyamova per Ayka

Miglior regia
Pawel Pawlikowski per Cold War

Miglior cortometraggio
Toutes ces créatures di Charles William

Camera d’Or alla migliore opera prima
Girl di Lukas Dhont.

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