Promette che «sarà un arrivederci», non necessariamente un addio alle scene. Ma la sua decisione è ineluttabile: niente Masterchef per Antonia Klugmann, la chef stellata che ha rivoluzionato la settima edizione del cooking show di Sky Uno, facendo simbolicamente il funerale a Cracco e dividendo il pubblico fra fautori e detrattori del suo stile asciutto, asburgico come la sua città natale, Trieste.

Il motivo? Dedicarsi in prima persona al suo ristorante, l’Argine a Vencò, nel Goriziano, sul confine con la Slovenia, insignito di 1 stella Michelin a pochi mesi dall’apertura.

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Rimarrà dunque a Dolegna del Collio, la “chef sostenibile” anche autrice di un apprezzato ricettario dall’impianto biografico – Di cuore e di coraggio. La mia storia, la mia cucina (Giunti, 16.58€)  – per supervisionare la creazione di una piccola sala aggiuntiva e di una seconda cucina dedicata a pasticceria, lievitati e panificazione: «Questo piano di ampliamento è in cantiere dall’anno scorso e ha richiesto un lungo lavoro di progettazione che ho voluto seguire in prima persona, assieme alla mia equipe, condividendo con ciascun membro gli stimoli del cambiamento».

Quale rischio temevi, nel proseguo dell’esperienza televisiva?
«Dimenticarmi del perché cucino: io sono un imprenditore, prima di tutto, e Masterchef ha rappresentato l’occasione di mostrare la mia attività a un pubblico diverso, più ampio. Ma tutto dev’essere proporzionato ai ritmi del mio lavoro: i due mesi di chiusura dell’Argine, lo scorso anno, hanno sì giovato al locale e al personale, ma ripeterli sistematicamente ci trasformerebbe in qualcosa di diverso. Inoltre, se mi assentassi per una nuova stagione del programma, i miei clienti non mi troverebbero in sala, e questa modalità non corrisponde alla mia idea di ristorazione».

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Come hanno reagito gli altri giudici alla notizia dell’abbandono?
«Non ho ancora avuto modo di confrontarmi con Barbieri e Bastianich, ma solo con Cannavacciuolo, che si è dimostrato carinamente solidale: da bravo chef e imprenditore, Tonino sa bene quanti sforzi occorrono a sostegno della propria attività. Lui si è costruito un edificio solido, ed io sto cercando di fare altrettanto. Coi miei mezzi e il mio metodo»

Cosa ti ha lasciato Masterchef, oltre a una buona dose di notorietà e una fitta agenda di prenotazioni?
«L’opportunità di fare qualcosa di diverso rispetto al mio quotidiano, che è già di per sé un’esperienza terapeutica. E quella di pensare di più a me stessa, come donna oltre che come cuoca. E poi l’occasione di raccontare un territorio, il mio, anche a chi non lo conosceva: sono grata a quest’era “connessa”, in cui mezzi di comunicazione vecchi e nuovi, dalla Tv al Web, rappresentano una risorsa per ogni posto, comprese le provincie più defilate».

Il medium che più ti rappresenta?
«I miei piatti. In tutti loro, ci sono io».

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