A volte mettere a nanna i bambini è un’impresa. Al momento di andare a letto urlano, fanno i capricci e si rifiutano di dormire. «In questi casi la prima cosa da evitare è di assecondarli facendoli stare in piedi a giocare, a vedere tv o a giocare con cellulari o tablet. Occorre poi non arrabbiarsi ed evitare di alzare la voce o ricorrere a ricatti o minacce» consiglia il dottor Ulisse Mariani, psicologo e psicoterapeuta, ideatore insieme alla collega Rosanna Schiralli della prima scuola online rivolta ai genitori per apprendere il metodo dell’intelligenza emotiva. Per facilitare il sonno in questi casi suggerisce l’esperto «bisogna mantenere la calma, ma rimanere fermi. Cercate di tenere “bassi” l’atmosfera e il volume di casa, tenendo basse letteralmente le luci. Parlate in maniera sommessa col bambino e, a seconda dell’età, mettetevelo accanto cantandogli una canzoncina o leggendogli qualcosa, magari offrendogli anche un bicchiere di latte. Per le sue proprietà concilia il sonno. L’obiettivo è di abbassare i livelli di ormoni che favoriscono lo stato di veglia come il cortisolo e adrenalina».

Le parole da dire
«Dite al bambino, con pacatezza ma con fermezza, che comunque, anche se si ha poco o per niente sonno, occorre comunque andare a letto e aspettare che il sonno arrivi. Ditegli che capite che, quando il sonno non arriva, a volte ci si sente nervosi o con la voglia di fare cose come fosse giorno. Magari raccontategli che capitava anche a voi da piccoli e che anche i vostri genitori vi costringevano ad andare a letto e non capivate proprio perché dovevate farlo» afferma l’esperto.

Cosa non fare
«Non criticatelo- suggerisce lo psicologo Ulisse Mariani- perché non ha sonno e non fate paragoni con i fratelli o con altr bambini: lo umiliereste su qualcosa che in fondo non dipende dalla sua volontà. In questi casi non bisogna arrabbiarsi o strillare o minacciare, magari ricattandolo o promettendo qualcosa in cambio: con urla, minacce e ricatti aumenterebbe il nervosismo con un incremento di cortisolo (ormone dello stress) nel suo cervello. Con le promesse invece tendereste a viziarlo, abituandolo a compiacervi per ricevere un premio».

Come gestire i risvegli notturni
«Se il bambino si sveglia nel cuore della notte e ha difficoltà a riaddormentarsi, occorre avere un po’ di pazienza recandosi vicino al suo lettino, facendogli qualche carezza rassicurante, cercando però di non prenderlo in braccio; offrendogli un po’ d’acqua (o il succhiotto se è piccolo e se è abituato a prenderlo). Cercate di parlargli con un tono di voce sussurrato senza dire troppe parole. Se è piccolo, cantategli un po’ di ninna, altrimenti aspettate qualche minuto senza però mettervi nel letto con lui. Quest’ultima cosa va proprio evitata. Se proprio lo sentite angosciato, forse ha fatto un brutto sogno e allora, in questi casi, può essere utile prenderlo in braccio per confortarlo» spiega l’esperto.

Gli errori da evitare
«Non è mai giusto provare a riaddormentarlo nel lettone. Inoltre non imparerebbe a riaddormentarsi da solo con un conseguente decremento di autostima e di fiducia nelle proprie risorse e possibilità (“mi devo per forza appoggiare a mamma e papà, perché da solo non posso farcela”). Altro motivo per cui non va fatto è che il messaggio che passa al bambino è che il genitore si arrende di fronte alla difficoltà del figlio nel dormire: questo può generare insicurezza nel bambino, in quanto non sente il papà e la mamma sufficientemente forti da sostenere una sua difficoltà» dice il dottor Ulisse Mariani.

Nella gallery gli altri consigli suggeriti dall’esperto per mettere a nanna i più piccoli senza stressarsi troppo.

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