Era il 1962 quando Jacqueline Kennedy – laureata in letteratura francese e che amava che il suo nome si pronunciasse Jaclne-organizz la cena di stato che probabilmente cambi per sempre la natura di quegli eventi che, fino ad allora, erano pi o meno ricevimenti come gli altri. In uno strepitoso Dior rosa di shantung di seta, la First Lady accolse il ministro della cultura francese Andr Malraux. La cena e l’accoglienza furono talmente perfette che il ministro, pochi mesi pi tardi, permise che la Gioconda per la prima volta nella sua storia attraversasse l’Atlantico per essere esposta al Met Museum di New York.

Jackie era un asso in quello che che oggi definito Soft Power, cio l’abilit di raggiungere degli obiettivi attraverso l’attrattivit e la persuasione, cruciale per una buona riuscita della politica estera, come si legge nel sito di Portland, societ di consulenza britannica, che dal 2016 pubblica la classifica dei primi 30 Paesi al mondo per “Soft Power”: nel 2017 la Francia si piazzata al primo posto, scalzando gli Stati Uniti, che avevano il primato l’anno precedente e sono invece scivolati al terzo.

Mentre i coniugi Macron sono sul volo di ritorno verso Parigi, per, a Washington la Flotus Melania Trump pu essere certa di aver segnato la rivincita degli Stati Uniti sul campo del soft power, giocata sul fronte degli outfit scelti per accogliere i colleghi francesi. Mixando il carattere americano dell’opulenza evidente ma sofisticata e quello francese dell’impeccabilit couture, ha dimostrato come gli Stati Uniti abbiamo ancora saldamente in mano il potente scettro dell’amalgama culturale.

I paragoni – effettivamente azzeccati – con Elvira Hancock di Scarface e con Olivia Pope di Scandal, per il suo outfit total white con cappello perfettamente calato sugli occhi blu, non hanno scalfito l’immagine di potenza che Melania riuscita a trasmettere agli occhi del mondo: l’abito di Michael Kors aveva quell’anima geometrica e un po’ militare la che la First Lay ha mostrato pi volte di apprezzare, ma il cappello, una creazione su misura di Herv Pierre, francese con alle spalle anni negli uffici stile di big del made in Usa come Oscar De La Renta e Carolina Herrera, stato il colpo da maestro: quella creazione da ricca signora di Midtown Manhattan che pu permettersi tutto, e lo afferma senza ritrosie pur non facendolo pesare.

Anche Brigitte Macron era in bianco, firmato dal suo marchio-ambasciatore preferito, Louis Vuitton, ma la sua naturale aria di nonchalance, in altre occasioni apprezzatissima, l’ha fatta soccombere a una Melania nei panni di una sorta di sacerdotessa nazionale, essenza di uno dei colori della bandiera Star and Stripes, in posa ieratica sui tacchi a spillo come il papa e i brahmini.

Il match point, per, stato lo Chanel couture indossato da Mrs. Trump per la cena di gala: in pizzo chantilly nero, dipinto a mano d’argento, una di quelle creazioni che pu arrivare a costare diverse decine di migliaia di dollari. Brigitte Macron era ancora una volta in Vuitton, e ancora una volta ha incassato il colpo del cannone Melania (peraltro, fra gli ospiti della cena di Stato c’era anche Bernard Arnault, presidente di Lvmh, il pi grande gruppo del lusso al mondo a cui fa capo Louis Vuitton).

Era la prima cena di Stato per i Trump , una golosa occasione di auto-affermazione. L’ultima organizzata alla Casa Bianca era stata quella con cui Barack e Michelle Obama avevano accolto Matteo e Agnese Renzi. Anche in quell’occasione Michelle scelse una crezione couture, un Atelier Versace, uno degli outfit pi preziosi dei suoi otto anni di vita a Washington. Ma in lei mancava del tutto quella statuariet un po’ armaturale da “America First” con cui Melania Trump, nel suo abito prezioso, ha dichiarato con pi intensit che mai il suo sostegno al marito.

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