Ogni rivendicazione provoca un’opposizione. Quasi come se fosse la terza legge della dinamica, o quantomeno della dinamica storica: le minoranze – o maggioranze – a cui sono negati libertà, uguaglianza e diritti, affermandosi innescano – e dunque palesano – l’opposizione alla loro rivendicazione. Anzi, si potrebbe dire che la prima ed essenziale tappa di ogni rivendicazione, sia proprio quella di rendere visibili – costringendoli ad uscire allo scoperto – i propri oppositori. Oppositori che, per paradosso, spesso contribuiscono così a rafforzare e costituire la rivendicazione stessa.

Parlando di diritti lgbt, in fondo è quello che da sempre accade con i Pride, che costringono chi non li condivide, chi li giudica “carnevalate di cattivo gusto”, “divisivi”, a dirlo pubblicamente, contribuendo con quelle posizioni a rafforzare la lotta.

E parlando di cambiamenti culturali, è quello che da sempre accade con tutte quelle persone che vivono così liberamente se stesse – spesso in modo inconsapevole e precoce rispetto al loro tempo – da scatenare il disappunto e le resistenze di tutti. Compresi quelli che dovrebbero avere dalla loro parte. Un esempio? Fanny e Stella, i crossdresser male to female che nella seconda metà dell’800 scioccarono l’opinione pubblica inglese. A grandi linee la storia.

All’anagrafe Frederick Park ed Ernest Boulton, erano due amici, figli della borghesia londinese, che specialmente la sera amavano travestirsi da perfette lady sia per uscire con i loro corteggiatori, sia per recitare in spettacoli en travesti. Nonostante la prostituzione maschile a Londra fosse cosa ben nota e tollerata dalle autorità, di tutt’altra specie era quello che facevano Fanny e Stella: lo stile di vita dei due ragazzi volto a sovvertire e ribaltare i generi sessuali, non poteva e non doveva restare impunito nell’Inghilterra vittoriana. L’ordine doveva essere ristabilito. 

La sera del 28 aprile 1870, Fanny e Stella – all’epoca poco più che ventenni – vennero pedinati dalla polizia londinese e barbaramente arrestati – in abiti femminili – all’uscita del teatro dove avevano assistito ad uno spettacolo. Costretti a comparire davanti al giudice con parrucca e vestito, dopo una frettolosa visita medica – per stabilire se avessero avuto rapporti anali – i due furono trattenuti in carcere e incriminati per incitamento e pratica della sodomia.

Il processo si svolse l’anno dopo, nel 1871. I nomi di Fanny e Stella occupavano già le prime pagine di tutti i giornali inglesi che li chiamavano con la formula He-She Ladies. Il loro stile di vita e quello delle “sorelle” – gli altri numerosi travestiti londinesi che facevano parte del loro gruppo di amicizie – furono passati al microscopio e messi violentemente sotto accusa.  Tutto doveva portare alla dimostrazione che indossare abiti femminili per un uomo era segno di un sovvertimento dell’ordine naturale e morale che culminava con l’atto sessuale più odioso e bestiale di tutti: la sodomia. Stando alle cronache del tempo – oltre che al resoconto contenuto nel libro del giornalista Neil McKenna (Fanny & Stella, the young men who shocked Victorian England) – nonostante le testimonianze comprate, la polizia non riuscì però a stabilire con certezza che i due praticassero sesso anale, e che la scelta di utilizzare abiti da donna gli servisse per fini sessuali. Il giudice fu così costretto a prosciogliere i due ragazzi da tutte le accuse, ma non solo. Per la prima volta in una sentenza di tribunale si affermava che se due uomini volevano vestirsi da donna e vivere in abiti femminili, non contraddicevano ad alcun articolo del codice penale inglese. Erano liberi di farlo.

Insomma, per paradosso, chi si era opposto allo stile di vita di Fanny e Stella non fece altro che contribuire ad affermare in qualche modo proprio quella libertà che avrebbe voluto negare. E i due ventenni che non volevano altro che essere se stessi vestendosi da impeccabili lady, erano loro malgrado diventati simbolo di un primo cambiamento culturale che in Inghilterra – come in tutto il mondo – ancora tanti passi avrebbe dovuto fare in tema di uguaglianza e identità di genere.

E così, con Fanny e Stella, si ritorna da dove siamo partiti: ogni rivendicazione – anche minima – scatena e rende visibile una opposizione che in qualche modo la rafforza e definisce. E i progressi culturali, nel pieno rispetto delle libertà e delle dignità di tutti, sono spesso ottenuti grazie al coraggio di quelli che – anche inconsciamente – si pongono ai limiti del socialmente accettabile. I cosiddetti “esibizionisti”, i “fenomeni da baraccone”. Quelli che non nascondono, ma mostrano quasi per sfida ciò che sono, anche oltre ciò che sono. Anche per chi si nasconde. 

Quelli che hanno capito che “ostentazione”, in fondo, è solo come vengono chiamate le libertà degli altri, quando danno fastidio.






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