Si scrive Liguria e si legge immancabilmente Riviera: quella del parco nazionale delle Cinque Terre, delle spiagge genovesi di Caprafico e Boccadasse e della cala degli orsi di Bussana, a Sanremo, o dei megayacht attraccati al borgo di Portofino; Riviera dalla costa sassosa o sabbiosa, spettinata dagli scogli o fitta di ghiaia, che corre per più di 300 km sul Mediterraneo occidentale regalando qui e là promontori sperticati e calette remote.

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Ma non è tutto litorale ciò che è ligure, non dove l’azzurro del mare cede il passo al verde degli orti terrazzati e un entroterra sorprendentemente rigoglioso si apre a perdita d’occhio, attirando turisti da mezzo mondo: sono le magiche valli dell’imperiese, incastonate alle spalle della Riviera dei Fiori, in cui il colore delle olive è lo stesso dei piatti (fra ricette a base di verdure ed erbette aromatiche) e le bandiere si tingono d’arancione secondo l’effigie del Touring Club Italiano (che riconosce l’ambito vessillo ai piccoli centri eccellenti nell’arte dell’accoglienza).

Ne conta complessivamente quindici, la regione a forma di mezzaluna, di borghi che fanno scuola per offerta turistica e conservazione del patrimonio: tra questi, ben sette appartengono alla provincia di Imperia. Si tratta dei comuni di Airole, Apricale, Dolceacqua, Perinaldo, Pigna, Seborga e Triora, riconfermati per il triennio 2018-2020 dalla centenaria associazione no profit e mai così rigogliosi e godibili come nella stagione calda.

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Fra piccole case addossate e appezzamenti coltivi a gradoni, su e giù per sottopassi ombrosi e mulattiere ancestrali, da queste zone interne il mare si rimira dall’alto, da lontano, e la vita di montagna si assapora in tutta la sua essenza: distensiva, disadorna, umanissima.

Per gli appassionati di sport all’aria aperta c’è solo l’imbarazzo della scelta – dal trekking per sentieri tracciati alle escursioni in mountain bike fino al rafting nelle acque del Roya – mentre gli amanti della buona tavola trovano letteralmente pane per i loro denti davanti a un trancio di pisciadéla – una sorta di pizza al pomodoro e acciughe, semplice e memorabile – e una torta di bietole, borragine e ricotta, o più robustamente attorno a un piatto di tagliatelle al sugo di selvaggina e uno stufato di capra.

Botteghe d’arte e artigianato locale, negozietti di ceramiche e fronde ornamentali, completano l’offerta turistica, condita di rassegne di musica leggera e opera lirica e insaporita dal profumo di gerani selvatici e ginestre in fiore.

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Venite con noi alla scoperta di questi 7 gioielli «nascosti» della provincia di Imperia, cliccando sulla gallery in alto e pianificando un weekend primaverile all’insegna del benessere e della bellezza, non distante da quel mare che «sale per rocce e per dirupi col suo respiro», come scriveva un illustre figlio di questi luoghi, Francesco Biamonti.



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