Lo scopo della terapia è far scomparire l’acufene, anche se ciò avviene raramente. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione della percezione dei suoni “fantasma” e questo può già avere delle ripercussioni positive sulla qualità di vita della persona.

  1. Nelle persone con un calo d’udito spesso si procede con la prescrizione di protesi acustiche, in grado di far regredire anche l’acufene.
  2. Le persone normo-acusiche, invece, possono beneficiare di altri trattamenti.
    – La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) è una terapia che si basa sull’allenamento dell’apparato uditivo e del cervello, con lo scopo di “abituarli” a sentire i rumori prodotti. Per fare ciò si usa spesso la tecnica dell’arricchimento sonoro: la persona viene sottoposta a stimolazioni acustiche di bassissima intensità attraverso generatori sonori che, in sottofondo, emettono suoni che si mischiano all’acufene. Il rumore “fantasma”, dunque, si perde nella totalità dei suoni prodotti e viene percepito meno.
    La terapia psicologica. Se i questionari posti dallo specialista comunicano che l’acufene ha un forte impatto sull’emotività dell’individuo, è necessario intraprendere un percorso di counseling cognitivo-comportamentale.
    Farmaci. Vengono prescritti solo a chi non riesce più a convivere con l’acufene e la vita è ormai compromessa. I migliori sono gli SSRI, cioè gli inibitori della ricaptazione della serotonina, che fanno sì che nel cervello ci sia una maggiore quantità di questo importante neurotrasmettitore considerato l’ormone del buonumore.

Chiara Caretoni

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