Scarto di fermentazione della birra diventa un cosmetico


Torino, 20 mar. (Labitalia) – Da un residuo alimentare si può ottenere valore. E ora si sa che anche lo scarto della fermentazione della birra può essere riciclato e trasformato in un prodotto di lusso per la cosmetica. Lo ha scoperto Maria Paola Merlo, torinese, laureata in Chimica dell’ambiente […]

Torino, 20 mar. (Labitalia) – Da un residuo alimentare si può ottenere valore. E ora si sa che anche lo scarto della fermentazione della birra può essere riciclato e trasformato in un prodotto di lusso per la cosmetica. Lo ha scoperto Maria Paola Merlo, torinese, laureata in Chimica dell’ambiente e titolare di un piccolo laboratorio di cosmesi. Dopo due anni di studi, in collaborazione con l’Università di Torino, ha estratto un principio innovativo da un prodotto destinato a essere buttato dopo i vari stadi di vita del lievito della birra. Si tratta dello ‘squalene’, una molecola della pelle (è il più importante costituente del sebo protettivo del cuoio capelluto), che si trova anche nell’olio d’oliva e nel fegato degli squali. Da qui il suo nome curioso.
“Ho sposato un birraio – scherza Maria Paola, lei stessa nel cassetto ha un Master sulla birra all’Università Gastronomica di Pollenzo – e non potevo che iniziare le mie sperimentazioni proprio dal processo di fermentazione della birra. Ho analizzato con cura vari tipi di residui di produzione. Dopo due anni sono riuscita a ottimizzare l’estrazione del principio innovativo, lo squalene, che utilizzerò nel mio laboratorio di cosmesi. È una molecola molto importante per la pelle, in più recupero un residuo alimentare e lo valorizzo con un moderno processo di chimica ragionata”.
La scoperta si è concretizzata nel dicembre scorso in una tesi di laurea dal titolo ‘Estrazione dello squalene dai residui di birra: principio funzionale per la formulazione cosmetica’, che è stata selezionata e premiata da Federchimica.
Il primo cosmetico realizzato con la scoperta della giovane torinese ha debuttato al Cosmoprof, la fiera del beauty e della cosmetica che si è svolta nei giorni scorsi a Bologna. “È il Golden Oil Luxurious Transformation, un ricostituente e riequilibrante – spiega Maria Paola -della fibra capillare. È l’esempio di cosmetico che nasce da un riciclo e riutilizzo consapevole delle risorse naturali in modo sostenibile, secondo i principi della circulary economy e della green economy”.
Nel suo percorso di ricerca, la chimica torinese è stata affiancata da Daniela Gaudiello, docente universitaria di Chimica cosmetica: “Ci siamo conosciute all’Ordine dei chimici nel 2014: Maria Paola – racconta Daniela – mi disse che voleva creare una sua linea cosmetica di alto livello. Così l’ho aiutata a formulare i suoi prodotti e le ho insegnato a trovare le formule adatte per una linea di cosmetica eco-bio che rispettasse esseri viventi e ambiente. La scienza e la ricerca sono alla base della cosmetica. Leggendo i numeri, si capisce quanto sia importante parlare di sostenibilità anche nel campo della cosmesi: il fatturato annuo mondiale è pari a oltre 205 mila bilioni di dollari. Dal 1996 è sempre in crescendo. Nel mondo si vendono più cosmetici che pasta”.
Nasce così, dalla ricerca continua, ‘Ambadué-the science of nature’, la linea di bio-eco cosmesi, vegana e italiana, che utilizza solo attivi innovativi di derivazione vegetale e biologica. “Per un chimico – conclude Merlo – la ricerca delle materie prime è un momento di grande entusiasmo e il confronto tra me e Daniela è uno dei momenti più importanti nella formulazione dei cosmetici. Il nostro motto? La natura è una questione di chimica”.



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