«L’Isola dei famosi? Una cura per uscire dal buio»








Nino Formicola, in arte Gaspare, ha vinto l’Isola dei Famosi 2018, forte di una inedita strategia. «Ho provato a spiegarlo agli altri naufraghi», racconta, «a casa non traspare che una piccolissima parte dei problemi che abbiamo». Delle punture dei moschito («Erano così tante che sembravo un puntaspilli»), del freddo inaspettato («La notte si barbellava»), della fame, poco si evince. «Quindi, perché lamentarsi?».

Formicola, che mai si sarebbe aspettato la vittoria, della televisione ha fatto un’esperienza sufficiente a capire cosa possa passare per la testa del pubblico.

Ma nessuno, tra i naufraghi, gli ha dato ascolto. E il favore degli spettatori se l’è preso lui: il suo essere serafico, posato, estraneo a quel caos urlato che è stato l’Honduras.

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Come ha preso la vittoria?
«È stato tutto molto inaspettato. Non pensavo di arrivare in fondo, non pensavo di arrivare in finale. Figurarsi, se pensavo di vincere. Io con i reality non c’entro un accidenti. Perciò, mai avrei creduto che il pubblico mi avrebbe premiato. Intendiamoci, sapevo di avere la stima della gente: il teatro, porta a questo. Ma la tv, quello, è un altro gioco».

Come ha vissuto l’esperienza reality?
«Ero già abituato ad una cosa del genere, ad una convivenza coatta. Fare una tournée in teatro è piuttosto simile: parti con persone che non conosci e sai che devi andarci d’accordo, salirci su un palco. Lavorarci».

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Dei reality, però, lei non pensava granché bene.
«Ho sempre sfottuto i reality e riso dei suoi partecipanti. Poi, mi ci sono trovato dentro. Perciò, ho messo a punto una strategia particolare, che nessuno aveva mai inventato».

Sarebbe?
«Ho scelto di vivere l’Isola come fossi uno spettatore, seduto sul divano. Ho cercato di dire cose che avrebbe potuto dire o pensare la gente a casa. Come si dice, “Guardo il mondo da un oblò, mi annoio un po’”».

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Delle dinamiche tra i naufraghi, spesso pesanti, che idea si è fatto?
«Ho provato a spiegarglielo. Sull’Isola si ha un sacco di tempo libero: nessuna famiglia alla quale badare, niente bollette da pagare. Solo, pesca e fuoco. Il troppo tempo porta ad innescare meccanismi particolari, liti su cose che non contano niente. E se si decide di mettere pure in atto una strategia competitiva è la fine. Non se ne esce vivi».

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Difficoltà, ne ha incontrate?
«Ho dovuto smettere di fumare per tre mesi, e ci sono riuscito».

Le canne di Francesco Monte lei le ha viste?
«Ho scoperto della bufera cannagate una volta rientrato in Italia.
E davvero? Tutto questo per una presunta canna? Ma facciamoci una risata. Io ho visto gente che rollava sigarette. Andare a fare il cane da tartufi non mi è passato per la testa».

Nel corso dell’Isola, ha espresso più volte la frustrazione per essere tornato «un debuttante». Quanto è rimasto di quello stato d’animo?
«La vittoria mi ha tirato su il morale. È stata una cura psicanalitica per uscire da una situazione buia. Per quanto riguarda il domani, chi vivrà vedrà. Questo è un lavoro, come diceva Funari, in cui serve il 100% di bravura e il 100% di culo. Ma le intenzioni non mancano».

Cosa vorrebbe fare?
«Con l’Isola, ho ottenuto una rivincita personale, ho recuperato l’allegria. Il sogno, ora, sarebbe riuscire a fare di nuovo in televisione un programma come non se ne vedono da tanti anni: uno spettacolo di varietà che possa essere un Emilio 2.0».

Dunque, un programma comico.
«Un programma comico sì, ma per niente cretino. Vorrei fare qualcosa che non avesse come unico riferimento il pubblico del web».

Le idee, sembra averle chiare…
«Io ho le idee chiare, ma dall’altra parte del tavolo non c’è con chi dialogare serve a poco. Dico sempre che senza Giulio II, la Sistina sarebbe diventata solo un soffitto».

Ma questo programma come dovrebbe essere?
«Una cosa moderna fatta con i meccanismi del cabaret di una volta. Privilegerei i giovani. Ho la mia età, 64 anni, e tanta voglia di fare. Ma tanta davvero, come se dentro di me esistessero due uomini di 32 anni. Tuttavia, riconosco che la tv sia cambiata, e con questa il gusto del pubblico. Fare un programma d’antan sarebbe da stupidi».

E quindi?
«Quindi vorrei gli sketch di una volta. Se Walter Chiari facesse oggi il Sarchiapone, lo dividerebbero in puntate. Un comico non può parlare più di tre minuti: deve sparare battute a raffica. Io vorrei gli sketch lunghi, costruiti di un tempo».

Una vittoria, l’ipotesi di un programma e quella di un matrimonio. Si sposerà con Alessandra Raya?
«Se ci sposeremo, lo saprete a cose fatte. Alessandra desidera che la nostra vita privata resti tale, e io con lei. Semplicemente, mi sono accorto che era giunto il momento di non essere più solo un compagno».

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