La protagonista di Doppio amore, Chloé, ovvero l’attrice Marine Vacth, è «giovane e bella» proprio come il titolo del film di François Ozon in cui la Vacth aveva recitato (e per il quale aveva ricevuto una nonimation come miglior attrice esordiente ai Cesar 2014).

Forse un po’ troppo magra, come la avverte la dottoressa all’inizio del film: se continua a perdere peso il ciclo potrebbe interrompersi di nuovo.

Ma la sua magrezza non dipende soltanto dal fatto che è una modella: Chloé soffre di forti dolori all’addome che non le danno tregua.

Decide, pertanto, di recarsi da un terapista per capire se l’origine del suo mal di pancia possa essere di tipo psicologico e non fisico.

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Conosce così Paul, uno psichiatra. La brutta notizia, a questo punto, è che nel giro di poche sedute lui si innamora di lei e che, per motivi deontologici, deve «dimettersi» dal ruolo di terapista.  Quella buona è che lei ricambia il suo sentimento e che i due vanno a vivere insieme.

Se questo è l’inizio di Doppio amore, presentato a Cannes lo scorso anno e in uscita al cinema il 19 aprile, non aspettatevi una commedia romantica. Semmai un noir. Giocato tutto sul tema del doppio. Perché Paul ha un gemello che non solo è identico a lui ma che è uno psichiatra anche lui. E Chloé inizia a frequentare entrambi (anche a letto).

In un gioco in cui è difficile distinguere tra realtà e fantasie (comprese quelle erotiche) il film sviluppa il tema del doppio tra citazione cinematografiche (Tipo il film Inseparabili di Cronenberg su una coppia di gemelli ginecologi, più riferimenti a David Lynch, Roman Polanski e altri ancora). Fino a chiudersi con un finale inaspettato.



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