Un dislivello di oltre mille metri, 115 porte, ma soprattutto 6,5 chilometri di gara. È la Gardenissima, lo slalom gigante più lungo del mondo, ma anche la gara più divertente, perché tra i ben 600 partecipanti, per l’esattezza tra i 611 partecipanti di questa edizione (la 22esima) che si è tenuta il 7 aprile in Val Gardena, ci sono i grandi campioni, le leggende dello sci, chi diventerà un campione, chi scia da sempre, ma anche un «qualsiasi» sciatore dotato di un certificato medico e con la voglia di trovarsi a un cancelletto di partenza: tutti, tutti insieme, anche chi una gara non l’hai mai fatta, come me.

COME è ANDATA
Sveglia alle sei del mattino, prestissimo, eppure quando arriviamo sulla cima del Seceda, a 2519 metri, gli atleti (quelli veri) stanno già facendo la ricognizione del lunghissimo percorso di gara: si parte in parallelo, uno ogni trenta secondi, poi dopo 1,5 chilometri i due percorsi si uniscono in quella che sembra un’infinita sequenza di porte fino al paese di Santa Cristina.

Facciamo anche noi la nostra ricognizione: la pista è ghiacciata, durissima, la chiudono per la preparazione finale prima che possiamo percorrela tutta… «Per fortuna», penso «Mi sembra già un miracolo farla tutta di fila una volta sola». Insomma è chiaro, sale la tensione per la gara, ma l’atmosfera è esaltante: 600 persone che partecipano sommati a tutti gli spettatori presenti, sotto un cielo blu tra le cime sfavillanti delle Dolomiti, fanno sì che la sensazione sia quella di una grande festa, oltre a quella di una gara. Alle 8 iniziano a partire i primi atleti, i Master. Guardo la lista delle partenze e vedo le date di nascita: 1940, 1938…quindi 78 anni, 80! Tutti con la tutina addosso, che si scaldano: grandissimi! Nel frattempo iniziano ad arrivare gli atleti della Nazionale. Vedo Christof Innerhofer e Fedrica Brignone, e insieme gli «ski-legends», Marc Girardelli e Peter Runggaldier, Lukas Perathoner e Giorgio Rocca, Isolde Kostner, Maria Rosa Quario, Daniela Zini, Paola Magoni.

Tutti pronti, anche noi giornalisti, che partiremo subito dopo gli atleti della Nazionale… Ma il punto fondamentale a questo punto è: Come si fa una gara? Peter Runggaldier a cui chiedo consiglio mi dice: «Tieni le forze per l’ultima parte perché la gara è veramente lunga», sorride incoraggiante, poi aggiunge «…Anzi, forse non ce la fai a tenere la forza fino a giù. Fai così: vai al massimo qui in cima, posizione alta nel piano così scarichi e poi giù tutta». Ovviamente, come sempre succede in questi casi, per tenersi un consiglio in testa bisogna averlo interiorizzato un minimo, averlo ripetuto, averlo provato. Al cancelletto di partenza ogni idea dello sci sembra svanita dalla mia testa, e appena faccio la prima curva, anche dalle mie gambe. Finisce che la prendo un po’ come una passeggiata, con calma e tempo (molto tempo). Qualcuno dal bordo pista prova a incitarmi, ma è troppo tardi: per fare bene una gara non basta solo lo spirito, ci vogliono gambe, e un minimo di tecnica.

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COME PREPARARSI
All’arrivo, dopo svariati minuti, chiedo a Giorgio Rocca come può fare un normalissimo sciatore a prepararsi per la gara e farla con scioltezza. Mi racconta che ad inizio inverno alla sua scuola di Sankt Moritz e di Livigno, la Giorgio Rocca Ski Acadamy è arrivato un imprenditore (e sciatore) chiedendogli di preparlo proprio per la Gardenissima 2018. «Oggi sono qui con lui e ha fatto un buon tempo», dice, «Ci siamo preparati durante l’inverno con 40 giorni di sci, con persistenza e con una guida tecnica continuativa. Bisogna affinare il modo di sciare, ma anche sapere come approcciare le porte: per chi non l’hai mai fatto, un po’ di pratica ci vuole. Però per questa gara è importante anche allenarsi in palestra, perché è una gara superlunga che anche gli atelti faticano a sopportare. Esula dai canoni soliti di una gara di Coppa del Mondo. Qui non si arriva mai: pensa che Wengen è lunga 2 minuti e mezzo mentre qui si arriva a tre minuti e mezzo».

«Tre minuti e mezzo?» penso avendo sbirciato il mio tempo (esattamente il doppio). In effetti ormai la gara è finita e primo sul podio è Christof Innerhofer, che ha chiuso la gara con il tempo record – record in tutti i 22 anni di storia della Gardenissima – di 3.32.70, mentre sul podio delle donne sale Nicol Delago con 3.44.09, lasciando il secondo posto a Federica Brignone. Nel frattempo però è il clima della festa quello che sta prendendo piede in maniera sembra inarrestabile. A fianco dell’arrivo è stato allestito un pranzo con prodotti tipici, musica e birra, un inizio che dopo la cerimonia di premiazione ha il suo apice al bar La Stua di Selva di Val Gardena: man mano che si fa sera la genta passa da «seduta a bere» a «in piedi sul tavolo a ballare»; la band alterna rock internazionale a qualche successo in lingua tedesca, e la serata sembra avere intenzioni battagliere. C’è miglior modo di festeggiare la chiusura della stagione di sci? Una super gara e una grande festa, tra uno dei panorami più belli del mondo. Poi ai tempi pensiamo l’anno prossimo.

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