«Snowflake generation», insieme a «Brexit» e «hygge», è stata una delle ultime parole inserite nel Dizionario Collins. La definizione descrive giovani adulti considerati emotivamente fragili, incapaci di affrontare opinioni contrastanti. Persone eccessivamente sensibili, che non sopportano le critiche. Una generazione di individui delicati che si considerano speciali, unici come «fiocchi di neve», per i quali un’opinione dissenziente può rappresentare una grave minaccia. Tanto intimiditi da sciogliersi di fronte al confronto, angosciati da idee contrarie alla loro visione del mondo.

Agli inizi del Novecento «snowflake» aveva connotazioni positive e veniva usata per descrivere i bambini con una personalità e un potenziale unici. Ma recentemente la sua definizione ha ampliato la sua portata assumendo connotazioni negative, diventando la parola preferita dai tabloid per criticare l’attuale generazione di trentenni ipersensibili al dissenso e alla complicazione. Un insulto generazionale, usato per accusare i millennial di essere il piagnucoloso prodotto di genitori elicottero. In Europa il termine è diventato popolare nel 2016 in occasione del referendum sulla Brexit. Dopo il voto, le generazioni più anziane e conservatrici derisero la reazione isterica dei giovani di fronte al risultato. In un articolo pubblicato sull’Huffington Post, Janice Atkinson ex parlamentare britannica per l’indipendenza, definì le email di protesta ricevute dopo il voto, «lacrimevoli e francamente grottesche,… sciocchezze da fiocco di neve». Qualche anno prima che il termine venisse utilizzato per denigrare i gruppi di manifestanti contro la presidenza di Donald Trump, «snowflake» divenne popolare come insulto in seguito al successo del romanzo Fight Club del 1996 di Chuck Palahniuk, enfatizzato dall’adattamento cinematografico interpretato da Brad Pitt (nella foto).

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Ogni generazione è plasmata da dati demografici, eventi storici e forze economiche, i giovani adulti di oggi, più degli altri, stanno subendo pressioni su diversi fronti. La crisi finanziaria globale e la recessione hanno avuto effetti duraturi: austerità, salari stagnanti, insicurezza del lavoro. La fragilità generazionale è un fenomeno reale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un numero record di giovani in tutto il mondo soffre di depressione o disturbi d’ansia. Claire Fox, direttore del think tank Institute of Ideas, autrice del libro I Find That Offensive! punta il dito sugli educatori. Insegnanti e genitori iperprotettivi, colpevoli di aver cresciuto una generazione incapace di tollerare la dura vita al di fuori delle zone di tutela familiare e universitaria. Durante l’ultimo decennio nei campus statunitensi la salvaguardia è diventata la massima priorità. I sindacati studenti richiedono «spazi sicuri», aree politicamente corrette in cui nessuno può trovarsi in disaccordo o sfidare le idee altrui.

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Negli ultimi tempi c’è stato un aumento di politiche «No platform». Numerose università americane preferiscono impedire a chiunque sia in possesso di punti di vista considerati controversi di contribuire a un dibattito pubblico piuttosto che turbare gli animi sensibili degli studenti. I prestigiosi atenei di Oxford e Cambridge hanno introdotto i «trigger warnings», avvertimenti circa libri e lezioni che potrebbero violare sensibilità etniche, razziali e sessuali. Pratiche estreme, da molti considerate necessarie nella lotta contro la discriminazione, l’intimidazione e la violenza, ma derise da altri, che puntano il dito sull’attuale generazione di attivisti fiocchi di neve ossessionati dal paradigma del rispetto assoluto della sensibilità personale. Secondo gli psicologi la tendenza è collegata a un’escalation generale del comportamento narcisistico fra le nuove generazioni, quale inevitabile sottoprodotto dei social media. Negli ultimi anni c’è stato un grande cambiamento nel modo di percepire l’offesa. La Rete ha amplificato il modo in cui gli utenti reagiscono quando sentono qualcosa che non gli piace. Basta uno scherzo mal interpretato citato su Twitter o Facebook, un fumetto o un commento per scatenare una tempesta di invettive da parte di persone che si sentono oltraggiate o che fingono di esserlo. La condanna è oggi più dura e più fredda. La cultura occidentale è più sensibile che mai alle offese percepite, con in più la tecnologia per condividere questa sensibilità con il mondo. Nel nuovo millennio c’è una lista apparentemente infinita di argomenti ritenuti inappropriati, una lista in continua evoluzione, che si trasforma e si contraddice senza preavviso.

Ogni generazione si è divertita a lamentare gli eccessi e l’irresponsabilità dei propri figli, ma forse i giovani di oggi non sono tanto diversi da altre generazioni alla loro età. Più globali, più vari, iperconnessi e decisamente più poveri, ma pur sempre giovani, per definizione impreparati e confusi di fronte alle difficoltà dell’età adulta.

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